domenica 31 maggio 2009

Sonia Prina al Monteverdi


Ieri, sabato 30 maggio, il Festival di Cremona ha proposto un concerto in un ambiente molto suggestivo, la corte di Palazzo Pallavicino-Ariguzzi, uno degli edifici più antichi della città, restaurato negli ultimi anni, recuperando spazi di grande valore storico e artistico, ora sede della Fondazione "Antonio Stradivari" - LaTriennale. Nel raccolto cortile, dalla buona acustica, si è esibito l'ensemble olandese La Sfera Armoniosa: un trio formato da clavicembalo/organo, viola da gamba/lirone, tiorba, quest'ultima suonata dal bravissimo Mike Fentross. La vera protagonista della serata è stata però Sonia Prina, splendida voce contraltile barocca, con all'attivo esibizioni con i più grandi gruppi specializzati nel repertorio barocco e ruoli operistici nelle produzioni di Handel, Mozart, Monteverdi più prestigiose.
Programma ben congegnato, con alternanza di brani strumentali a quelli vocali. Tra i primi abbiamo ascoltato: Ed è pur dunque vero dagli Scherzi musicali di Monteverdi; Toccata arpeggiata & Canario e Passcaglia di Kapsberger, infine la Sonata per viola da gamba di Telemann. La prima parte del concerto ha proposto composizioni vocali monteverdiane: Se i languidi miei sguardi, lettera amorosa dal VII libro dei Madrigali; ed il Lamento d'Arianna, magnifico nell'interpretazione di Sonia Prina. La seconda parte si è spostata sulle Cantate di Handel: Dolce è pur d'amor l'affanno e O Numi eterni, cantata su testo del Cardinal Pamphilj. Davvero splendida la voce del contralto Sonia Prina: una voce virtuosa quanto espressiva, dizione perfetta, timbro caldo e scuro. Da ascoltare e riascoltare!

Il Costanzo Porta tra i madrigali di Monteverdi e Gabrieli


Il coro Costanzo Porta è una presenza fissa nelle ultime edizioni del Festival Monteverdi di Cremona: ed è una fortuna perchè il gruppo vocale cremonese, sempre magistralmente preparato da Antonio Greco, è uno dei migliori che possiamo trovare in Italia per il repertorio barocco. Scintillante nel Dixit Dominus proposto quest'annoo con Ottavio Dantone, il Costanzo Porta ha fornito un'altra eccellente prova venerdì 29 maggio, con un programma imperniato sulla produzione madrigalistica di Monteverdi e Gabrieli. Il concerto si è svolto nella Chiesa di S. Agostino ed ha visto anche la partecipazione dell'ensemble strumentale del Costanzo Porta. Il programma si è aperto sui virtuosismi dell'arpa nel Lamento sopra la dolorosa perdita della Real Maestà di Ferdinando IV Re dei Romani di Johann Jakob Froberger. Dal primo libro dei Madrigali di Monteverdi abbiamo quindi ascoltato Ardo sì, ma non t'amo, Ardi o gela a tua voglia e Arsi et alsi a mia voglia. Dopo la Toccata di Oratio Bassani ecco il celeberrimo Lamento d'Arianna monteverdiano, presentato in una versione polifonica. Conclude la prima parte del concerto una pagina di autentico virtuosismo vocale, agilmente affrontata dal Coro Costanzo Porta, Ecco Vinegia bella di Andrea Gabrieli, coro a 12 voci. La seconda parte propone il brano più suggestivo della serata, di una modernità melodica sconcertante: il Lamento della ninfa di Monteverdi, con il bravo soprano Cristina Greco, voce potente ed equilibrata, ad affrontare l'estesa parte solistica. Sempre di Monteverdi ascoltiamo Sì dolce è 'l tormento e Presso un fiume tranquillo. Conclusione della serata con un coro a 12 voci di Andrea Gabrieli, che musica un testo del Petrarca, O passi sparsi, o pensier vaghi e pronti. Molti e meritati gli applausi del pubblico.

martedì 26 maggio 2009

L'omaggio a Cremona di Accademia Stauffer


La fondazione Walter Stauffer, costituita a Cremona nel 1970 su iniziativa dell'omonimo industriale, mecenate e musicofilo, è una realtà solida della musica in Italia. Dal 1984 è attiva l'Accademia Stauffer, che sviluppa corsi di perfezionamento per gli strumenti ad arco, sotto la guida di Salvatore Accardo (violino), Bruno Giuranna (viola), Rocco Filippini (violoncello), Franco Petracchi (contrabbasso). Recentemente Sandro Cappelletto, critico de La Stampa, ha citato l'accademia cremonese unitamente a quelle di Fiesole ed Imola, come esempi di qualità insindacabile nell'alta formazione musicale.
Come ogni anno l'Accademia Stauffer offre un omaggio musicale alla città che la ospita: due concerti gratuiti al Teatro Ponchielli, occasione per tanti giovani allievi ed ex-allievi di cimentarsi in un concerto cameristico su un palcoscenico prestigioso. Ieri sera, 25 maggio, primo appuntamento - il secondo concerto è fissato per domani, con la partecipazione dei docenti. Con Vincenzo Venneri, ottima contrabbassista, abbiamo scoperto sonorità inusitate e virtuosistiche nella Elegia e Tarantella di Giovanni Bottesini, il più grande virtuoso del contrabbasso. Il bravo violinista Felix Froshhammer ha quindi presentato la Sonata op. 30 n. 3 di Beethoven. Chiusura della prima parte con l'ottimo violista Daniel Palmizio, che ha proposto assieme alla pianista Clara Dutto la Sonata per pianoforte e arpeggione D821 di Schubert. Nella seconda parte Jonian Ilia Kadesha si è cimentato nell'ardito virtuosismo di Tzigane di Ravel. La brava violoncellista Miriam Prandi ha presentato Adagio e Allegro in la bemolle maggiore op. 70 di Schumann. L'onore di chiudere la serata per la violinista Kumiko Nagai, che con tecnica sicura e apprezzabile cantabilità ha proposto il Rondeau brillant op. 70 D 895 di Schubert.

domenica 24 maggio 2009

MusicAcross: Omaggio a Luciano Berio

Ieri sera, dopo quattro concerti eccelsi, di cui abbiamo già riferito, il Festival Monteverdi di Cremona ha proposto il secondo appuntamento in collaborazione con MusicAcross. Un "corpo estraneo", in un festival imperniato sulla musica barocca e sulla prassi esecutiva con strumenti dell'epoca, che il pubblico affezionato ha evitato: tra i presenti ben pochi erano i volti visti in San Marcellino. In previsione di una affluenza scarsa il pubblico è stato accolto sul palcoscenico del Teatro Ponchielli, anziché in platea. Ensemble Ictus ha proposto il suo "Omaggio a Luciano Berio".

Il pianto di Maria al Festival Monteverdi, con Antonini, Fink e Giardino Armonico


Il Giardino Armonico, fondato e diretto da Giovanni Antonini, è tra i massimi ensemble votati all'interpretazione della musica antica e barocca. Lo abbiamo già ascoltato a Brescia lo scorso autunno, in uno stupendo concerto. Recentemente ha inciso per l'Oiseau Lyre un bellissimo disco, da poco uscito, "Il pianto di Maria", riproposizione di riflessioni musicali e vocali ispirate al dolore della Madre di Cristo. Un viaggio che affonda le sue radici nella lamentazione rituale della mitologia greca, nella religiosità popolare, nelle rappresentazioni drammatiche para-liturgiche della settimana santa.
Da questo Cd - che consigliamo vivamente - nasce anche un tour europeo, che ha preso il suo avvio proprio al Festival Monteverdi di Cremona, venerdì 22 maggio. Intessuto con magistrale sapienza il concerto si è aperto con la Sinfonia in la minore di Antonio Caldara, seguita senza soluzione di continuità dalla Passacalia di Biagio Marini. Quindi, da una loggia lignea che si affaccia sulla navata di San Marcellino, si dipana, con il solo accompagnamento del liuto, il Pianto della Madonna che Monteverdi traspose sulla musica del celeberrimo Lamento d'Arianna. Interprete magistrale è il mezzosoprano Bernarda Fink. Il curriculum di questa meravigliosa cantante è più che prestigioso: collaborazioni con Harnoncourt, Simon Rattle, Welser-Most, Wiener e Berliner Philarmoniker; incisioni con Teldec e Harmonia Mundi; partecipazioni regolari al Festival di Salisburgo. Non stupisce perciò la collaborazione della Fink con Antonini ed il Giardino Armonico, parimenti "titolati". Il concerto è proseguito con la Sonata in mi bemolle maggiore "Al Santo Sepolcro" di Vivaldi e con la toccante aria "Sento già mancar la vita" da Il martirio di San Lorenzo di Francesco Conti. Chiude la prima parte la Sonata in do minore di Pisendel. Vi è poi il Preludio e fuga in mi bemolle maggiore per liuto di Sylvius Leopold Weiss, interepetato dal bravissimo Luca Pianca. Ascoltiamo poi la celeberrima Sinfonia in si minore "Al Santo Sepolcro" di Vivaldi, giusta introduzione al capolavoro che chiude la serata, Il pianto di Maria, cantata di Giovanni Battista Ferrandini.
Concerto suggestivo e con protagonisti di assoluto valore. Bernarda Fink è una voce stupenda, vellutata, con una capcità di modulazione sorprendente: il suo canto, in una dizione perfetta, è stato carico di dolore, angoscia, speranza cristiana. L'aria "Se d'un Dio fui fatta Madre" dalla cantata di Ferrandini è stata toccante: il pubblico la ha ascoltata quasi trattenendo il respiro. Giovanni Antonini ha diretto con un entusiasmo trascinante ed ha offerto un saggio del suo talento eccelso con gli strumenti a fiato, suonando lo chalumeau -antesignano del clarinetto - nell'aria "Sento già mancar la vita" di Francesco Conti. Il Giardino Armonico ha suonato in maniera incantevole: ogni musicista è un vero virtuoso, le singole identità si fondono in un insieme equilibrato, limpido. E' stato uno di quei concerti che si vorrebbe non finessero mai.

mercoledì 20 maggio 2009

Nikolai Lugansky conquista il Festival Michelangeli


Ieri sera, a Brescia per il Festival pianistico "Michelangeli", abbiamo ascoltato per la quarta volta, in poco più di un anno, Nikolai Lugansky - l'ultima il 21 aprile in un magnifico recital a Milano. Concerto di debutti al Festival pianistico, quello di ieri sera: per Lugansky - avvezzo ai Festival più prestigiosi - e per l'Orchestre Philarmonique du Luxembourg, diretta da Emmanuel Krivine. Roboante apertura di serata con La Rhapsodie di Martinu: l'orchestra non si è rivelata in ottima forma, nonostante un organico imponente ha prodotto un suono un po' opaco. Forse non era serata, perché in occasione di un concerto a Parma la scorso anno la trovammo convincente.
Il vero centro gravitazionale della serata è stato però il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Se l'orchestra, nella ricerca del dialogo col solista, è sembrata spaesata, Lugansky ha fornito una prova stupenda. E' un pianista che non delude mai. Incarna in sé doti da interprete di primissimo piano. E' un vero virtuoso, dalla tecnica solidissima: diversamente non si spiegherebbero certi accordi suonati a velocità vertiginosa, senza mai perdere il controllo del suono. Sa sprigionare una potenza sbalorditiva, soprattutto perché non perde mai in purezza il suo suonare, sempre personale, mai retorico o forzato. Entusiasma e trascina. A tratti sembra giocare con la tastiera, tanta è la naturalezza del suo approccio. Alle esplosioni di potenza contrappone momenti lirici e dal tocco finissimo. Come nel bis che ha proposto, il Preludio n.5 op. 32 di Rachmaninov, sognante e delicato. Il pubblico ha decretato un grande successo, con applausi prolungati e meritate acclamazioni di bravura.
Nella seconda parte l'orchestra ha proposto la Sinfonia n. 7 di Dvorak: una buona esecuzione, in cui il migliore è stato Krivine, senza dubbio direttore di grande esperienza e preparazione.

domenica 17 maggio 2009

Dantone, Accademia Bizantina e Costanzo Porta: grande Handel al Festival di Cremona


Ottavio Dantone, photo from Accademia Bizantina

Terzo concerto consecutivo di ottimo livello in San Marcellino a Cremona per la XXVI edizione del Festival Monteverdi. Dopo il successo dello scorso anno è tornata ad esibirsi l'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone: senza dubbio una delle più vivaci e felici realtà tra gli ensembles di musica antica sulla scena internazionale. Ad affiancare Dantone uno straordinario primo violino, Stefano Montanari, interprete di grande virtuosismo. Vogliamo anche segnalare il cremonese Andrea Rognoni, violinista nell'ensemble di Dantone e in Europa Galante di Biondi.
Il concerto si è aperto con tre Concerti Grossi di Handel, i numeri 1, 4 e 7. Apice della produzione strumentale del Maestro di Halle, sono stati proposti da Dantone, concertatore al cembalo, e da Accademia Bizantina, con rigore assoluto e, al tempo stesso, con rinnovata , spumeggiante freschezza.
Nella seconda parte abbiamo ascoltato il Dixit Dominus, composizione sacra del periodo romano del giovane Handel, risalente al 1707. La parte vocale, di ardita difficoltà, è stata agilmente affrontata dal Coro Costanzo Porta, formazione cremonese sempre ben preparata da Antonio Greco, presenza stabile al Festival Monteverdi. Nella lettura di Dantone abbiamo ascoltato una versione raffinata ed energica, con coro e musicisti pefettamente integrati. Bene anche le voci soliste, attinte tra i coristi. Ormai numerose e prestigiose le collaborazioni del Costanzo Porta: da Accademia Bizantina (in passato con Orfeo, Ritorno di Ulisse in Patria, Vespro della Beata Vergine) a Orchestra Barocca di Venezia con Andrea Marcon (Orfeo e Dafne), sino al gruppo La Risonanza di Fabio Bonizzoni e alla partecipazione a "Poesia e musica in San Maurizio" a Milano per Società del Quartetto.

sabato 16 maggio 2009

Israel in Egypt superlativo al Monteverdi con Diego Fasolis


Ieri sera il Festival Monteverdi, dopo averci presentato La Resurrezione, ha proposto un altro oratorio di Handel, Israel in Egypt. Molte le differenze tra le due composizioni. La Resurrezione è un'opera giovanile (1708), composta e rappresentata a Roma, di gusto tutto italiano, dominata dai virtuosismi vocali dei solisti. Israel in Egypt è l'oratorio di un Handel ormai maturo (nel 1739 la prima esecuzione), pienamente inserito nell'ambiente britannico: se La Resurrezione è l'oratorio in cui trovano spazio le emozioni e la fede dei singoli, Israel in Egypt è l'oratorio di un intero popolo, in cui l'affresco corale è predominante. Quest'opera, invero splendida, è oggi l'oratorio handeliano più noto dopo il Messiah. Inizialmente tuttavia non godette di buona considerazione; fu riscoperta nella seconda metà de secolo successivo, quando Moritz Hauptmann, Kantor a Lipsia, così si espresse: "Qui c'è forza e potenza come piace a te! Come è misera la nostra migliore musica moderna, se accostata a questa! Quanto ci sforziamo noi per l'effetto e perdiamo tutta la semplicità e la compostezza associati ad ogni battuta di questo oratorio, perfino nei movimenti più vigorosi!". L'ascolto dal vivo di cui abbiamo goduto ieri sera, nella barocca chiesa di San Marcellino, ci ha restituito tutto il fascino di questa partitura: un affresco grandioso di lode alla potenza di Dio. Le pennellate di Handel disegnano con maestria le vicende del popolo di Israele in Egitto. La musica non solo accompagna il canto: ne esplicita il testo, crea atmosfera, imita i suoni della natura. Quanto realismo nel suono dei mosconi reso con ostinazione dagli archi; o nel drammatico tessuto musicale della tempesta di grandine, fuoco e folgori; nella descrizione della separazione delle acque del Mar Rosso, in quel "it was dried up" in cui percepiamo il prosciugarsi di ogni stilla d'acqua, o nel "the dephts were congealed in the heart of the sea", nel quale Handel riesce a trattenere sospeso, quasi appunto congelato, il nostro respiro.
Se Israel in Egypt vale da solo l'ascolto, il valore aggiunto del concerto è stato l'assoluta qualità degli interpreti: Diego Fasolis ha diretto il Coro della Radio Svizzera ed I Barocchisti, complessi di indiscutibile valore. Scintillante il coro, possente e virtuoso. Dalle parti del coro sono venute anche le voci soliste, tutte di ottimo livello: ci sentiamo di elogiare il soprano che ha intonato in modo meraviglioso - da brividi! - l'attacco del coro finale "Sing ye to the Lord, for He hath triumphed gloriously". Eccellente la parte strumentale, affidata al complesso de I Barocchisti: tutto quanto Handel ha riversato nella partitura - virtuosismo, lirismo, drammaticità - è stato ricreato con scioltezza ed equilibrio. Superlativa la direzione di Diego Fasolis: una comprensione profonda della partitura, unita ad un gesto vitale, elettrico. Una interpretazione di riferimento, già presentata il 6 maggio al Lugano Festival.

martedì 12 maggio 2009

Leonidas Kavakos e la musica da camera

Photo by Yannis Bournias, from Intermusica

Lo abbiamo ascoltato nel dicembre scorso a Brescia, in un concerto che ci conquistò. Ieri sera abbiamo replicato a Milano per Serate Musicali: Leonidas Kavakos si è questa volta esibito in un programma cameristico, confermando tutte le sue qualità di grandissimo violinista, cui aggiungiamo quella capacità di sintonia, comunione di intenti che è imprescindibile per la musica da camera. Nella prima parte del concerto ha proposto il Trio Hob. Xv . 25 di Haydn ed il Trio n. 1 in re minore op. 49 di Mendelssohn, assieme ad Enrico Pace (pianoforte) e Patrick Demenga (violoncello). Nella seconda parte il monumentale Quartetto n.2 per pianoforte e archi op. 26 di Brahms, in cui ai tre musicisti si è aggiunta Hanna Weinmeister (viola).
Concerto semplicemente perfetto, senza una sbavatura. Ottima intesa dei protagonisti, tutti ottimi interpreti del proprio strumento. Kavakos è un violinista eccelso: suona in modo filante, poderoso, con una naturalezza che solo i più grandi possiedono.

domenica 10 maggio 2009

Con Europa Galante grande musica al Monteverdi


Photo copyright by Europa Galante

Il vero inizio del Monteverdi di Cremona è stato ieri sera in San Marcellino con La Resurrezione di Handel, non certo venerdì con il concerto di MusicAcross. Per l'oratorio del compositore di Halle il pubblico è accorso numeroso ed ha assitito ad un eccellente concerto. Non poteva essere diversamente considerando la levatura dei protagonisti. Europa Galante di Fabio Biondi è senza dubbio un complesso di riferimento per la musica barocca, acclamato in tutto il mondo nei "templi sacri" della musica. Alla ricca serie di riconoscimenti si aggiunge quest'anno il Premio Speciale Abbiati della critica italiana per il Filemone e Bauci di Haydn rappresentato alla LXV Settimana Senese. Protagonista di uno splendido concerto lo scorso anno, Fabio Biondi ha presentato una magnifica edizione de La Resurrezione di Handel, oratorio in due parti su libretto di Carlo Sigismondo Capece, composizione di un Handel, appena 23enne da poco approdato nella Roma papalina, operista tra Venezia e Firenze, ora dedito all'oratorio sacro, in cui riversa modi e fasti dell'opera. Un oratorio sacro che è quindi profondamente teatrale e, al tempo stesso, saldamente imperniato sul mistero centrale della Fede. Di tutto interesse il cast vocale chiamato da Fabio Biondi. Sempre bravissima Roberta Invernizzi, nel ruolo di Maddalena, con la consueta maestria, virtuosa nella arie quanto dolcemente lirica nei recitativi. Gemma Bertagnoli è un Angelo solenne e celestiale. Ottima anche Romina Basso, nel ruolo di Cleofe. Eccellente il giovane basso Vito Priante: un Lucifero drammaticamente intenso e vigoroso. Carlo Allemano è un San Giovanni palpitante e carico di umanità. A completare l'affresco Handeliano la lettura strumentale di Fabio Biondi ed Europa Galante: una lettura fresca, dinamica, ricca di tutti colori e le suggestioni della composizione. Ecco così la veemenza delle arie di Lucifero o il procelloso turbinare degli archi nell'aria "Naufragando va per l'onde"; ma anche il dolce lirismo dell'aria "Ecco il sol", lo struggente duetto "Dolci chiodi, amate spine"; e le grandi pagine solenni e trionfali, come il "Diasi lode" conclusivo, presagio dei grandi squarci corali dell'Handel che verrà. Un concerto stupendo, coinvolgente, seguito da un pubblico silenzioso, attento, che ha tributato generosi quanto giusti applausi.

sabato 9 maggio 2009

Inaugurazione della XXVI edizione del Festival Monteverdi

Venerdì 8 maggio il Teatro Ponchielli ha ospitato il concerto inaugurale della XXVI edizione del Festival di Cremona "Claudio Monteverdi", rassegna tra le più importanti in Italia dedicate alla musica barocca. Disorientante è stata la scelta di inaugurare il Festival 2009 con un concerto dedicato a riletture di pagine di musica antice e barocca ad opera di compositori del novecento. Un concerto che fa parte della sezione "Contemporanea" di MusicAcross, festival promosso da Regione Lombardia, con la direzione di Caterina Caselli. L'Ensemble da Camera delll'Accademia del Teatro alla Scala ha così proposto Fantasia upon one note after Purcell di Oliver Knussen da Henry Purcell; Le voci sottovetro, elaborazioni per voce ed ensemble da Carlo Gesualdo da Venosa di Salvatore Sciarrino; Agnus Dei di Aldo Clementi da Guillaume Dufay; Fantasia 7 di George Benjamin da Henry Purcell; Sonata in do maggiore di Fabio Nieder da Domenico Scarlatti; per concludere con la trascrizione di Luciano Berio per soli, clavicembalo e archi de Il combattimento di Tancredi e Clorinda, con le voci di Leonardo Cortellazzi (tenore), Asude Karayavuz (mezzosoprano) e Chae Jun Lim (basso), solisti dell'Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala.
L'Ensemble Scaligero ha suonato bene, con la direzione di Giorgio Bernasconi. Il pubblico presente era poco, con molte diserzioni da parte degli abbonati stessi. Nulla contro la musica contemporanea: anche se non sembra la scelta migliore presentarla in una rassegna la cui spina dorsale è la musica antica e barocca. Certamente non ha pagato in termini di pubblico.