lunedì 9 novembre 2009

La musica trasparente del Quartetto Arditti (e ... rinforzi)

E' stato un concerto di grande raffinatezza, quello di martedì 3 novembre per Società del Quartetto a Milano in Sala Verdi del Conservatorio. Il Quartetto Arditti - punto di riferimento per il repertorio moderno e contemporaneo - si è esibito con due rinforzi "di lusso": Valentin Erben ed Isabelle Charisius, rispettivamente violoncello (dal1970) e viola (al posto del maestro Thomas Kakuska) del disciolto Quartetto Alban Berg.
Il concerto si è aperto con i 5 Movimenti per quartetto d'archi op. 5 di Anton Webern: l'Arditti è di casa in questo repertorio, e si sente. I quattro musicisti sono a proprio agio in una musica che ha perso l'ordine della tonalità, essenziale nelle semplici celle tematiche. La musica si fa trasparente, mai aspra, nonostante i singulti e i pizzicati della partitura. Un'apertura impegnativa per il pubblico e la sua tosse: nonostante tanta buona volontà un po' di silenzio in più avrebbe reso ancor più affascinante questa parte del concerto.
Con Brahms - Sestetto n.1 op. 18 - all'Arditti si uniscono gli straordinari viola e violoncello già dell'Alban Berg. E' la parte più sentimentale e "classica" del concerto: semplicemente ineccepibile, ammantata di eleganza. Un sestetto, quello brahmsiano, profondamente innovativo, scritto con uno stile che adombra quello sinfonico, con una struttura chiara e razionale, in cui grande spazio trovano gli strumenti bassi - viola e violoncello - spesso incaricati di introdurre i temi principali. Peccato per gli applausi sbagliati alla fine del terzo tempo, che hanno anche rovinato l'incisione del concerto per RadioTre.
Con la Notte trasfigurata di Schonberg si sciolgono tutte le tensioni. La versione per sestetto è ancor più coinvolgente di quella orchestrale. Schonberg innovò la musica da camera portandovi il poema sinfonico. Lo sviluppo è contrastato, drammatico; tutto si appiana nel placido e sicuro re maggiore dell'episodio finale. E gli applausi (stavolta al momento giusto) salutano un grande concerto.

domenica 8 novembre 2009

La classe di Anderszewski con l'Orchestra di Padova e del Veneto

Photo c. by Robert Workman/ Virgin Classics 2007
Piotr Anderszewski è un pianista imprescindibile: una stagione senza almeno un suo concerto sarebbe più povera. Tra i pianisti della nuova generazione spicca per l'originalità delle interpretazioni, sempre improntate alla finezza e al gusto musicale, senza eccessi, con spontaneità. Il grande pianista polacco è tornato a Milano, in Conservatorio, lunedì 2 novembre, con la sempre valida Orchestra di Padova e del Veneto.
Il concerto inizia con l'orchestra che propone la Sinfonia n. 47 di Haydn, diretta da Maffeo Scarpis, primo violino Piero Toso, prima parte dell'orchestra sin dalla fondazione. Quindi Anderszewski ha interpretato - su un gran coda Fazioli - il Concerto n. 18 K456 di Mozart, svelandone tutte le preziosità. Dopo l'intervallo l'orchestra ha proposto Moz-art à la Haydn, composizione del 1977 di Alfred Schnittke, omaggio del compositore a Mozart e alla Sinfonia "degli addi" di Haydn, di cui è ripresa e trasfigurata l'azione coreografica conclusiva. Infine ancora Anderszevski, impegnato nel mozartiano Concerto n. 17 K453: una pagina musicale affascinante, fatta rinascere nei suoi accenti iridescenti, nella dolce tenerezza, velata di malinconia. Un concerto superbo, concluso con un bis di Bartok, Three Hungarian Folk Songs from Csík, BB 45b, Sz 35a.

domenica 25 ottobre 2009

L'Arcadia di Haendel con Fabio Bonizzoni e La Risonanza


Martedì 20 ottobre Società del Quartetto di Milano ha proposto due cantate del periodo italiano di Haendel, nell'interpretazione dell'orchestra barocca "La Risonanza" di Fabio Bonizzoni, direttore al clavicembalo. Ottimo il cast vocale: il contralto Elena Biscuola e i due soprano, Lisa Larsson e Yetzabel Arias Fernandez.
Entrambe le cantate appartengono al periodo italiano di Haendel, in cui il Sassone, ben inserito negli ambienti della nobiltà romana, assorbe lo stile della vocalità italiana ed affina la propria capacità di compositore. Il concerto si è aperto con Amarilli vezzosa (Il duello amoroso) HWV82 ed è proseguito con Cor fedele (Clori, Tirsi e Fileno) HWV 96. Quest'ultima cantata, composta a Roma nel 1707, si distingue per la lunghezza - quasi una piccola opera - e rappresenta appunto il primo passo verso l'opera teatrale italiana. Il compositore di Halle padroneggia con sicurezza la materia musicale e compone arie altamente virtuosistiche, valorizzando inoltre i vari strumenti: è il caso del violino nell'aria "Barbaro! Tu non credi" ; dell'assolo teneramente melodico dell'arciliuto nell'aria "Come la rondinella"; dello scambio tra viole e flauti a becco in "Son come quel nocchiero".
Sicura la direzione di Bonizzoni e brillante "La Risonanza". Bravissimi i due soprano. In particolare ha mostrato grande sicurezza Lisa Larsson, bella voce ed intonazione ed un notevole virtuosismo nelle arie più impegnative, capace di elaborare articolate variazioni nei da capo. Meritati applausi per tutti.

domenica 18 ottobre 2009

Il Quartetto di Cremona a Liuteria In Festival

Tra fine settembre e la prima decade di ottobre Cremona si ricorda della propria vocazione di città della musica: il Concorso Triennale, il Salone Mondomusica, gli eventi di Cremona-Liuteria in Festival. I risultati si vedono: concerti esauriti, molti stranieri per la città, alberghi pieni. La conferma che turismo - cultura - musica potrebbero rendere Cremona meta privilegiata di un turismo attento e specializzato, occasione di sviluppo economico per la città. Bisogna crederci, cercando di intessere una serie di eventi durante l'anno.
Il Quartetto di Cremona ha collaborato con l'edizione 2009 di Liuteria in Festival. Non è un mistero che i quattro musicisti genovesi, usciti dall'Accademia Stauffer di Cremona e perferzionatisi con Piero Farulli e Hatto Beyerle, costituiscono uno dei quartetti più promettenti, che promuove il nome di Cremona per il mondo. A Milano saranno ancora ospiti per la Società del Quartetto. Il loro debutto alla Wigmore Hall ha suscitato reazioni entusiastiche. Di quest'anno è la loro prima incisione con Decca, assieme al flautista Andrea Griminelli.
Ed è proprio con Griminelli che i quattro giovani musicisti hanno suonato in Sala Rodi a Cremona sabato 3 ottobre. Un concerto che ha proposto tre quintetti per flauto ed archi di Boccherini - op. 19 n.1 e 2, op. 17 n. 1- il Quintetto per flauto e archi in re di Kraus e - prima esecuzione assoluta - la Suite per Flauto e Quartetto d'Archi di Andrea Morricone.
Altro appuntamento imperdibile è stato domenica scorsa, 11 ottobre, sempre in Sala Rodi. Concerto mattutino in cui il Quartetto di Cremona, assieme ad Enrico Dindo, ha presentato l'imponente Quinetto con due violoncelli in do maggiore D.956 di Schubert. Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia e Giovanni Scaglione - i quattro musicisti del Quartetto di Cremona - suonano con l'intesa assoluta che è propria dei più grandi quartetti.

Kavakos e Camerata Salzburg: inaugurazione trionfale per Società del Quartetto

Photo by Yannis Bournias, from Intermusica

Non è ancora passato un anno da quando ascoltammo per la prima volta Leonidas Kavakos, a Brescia nel dicembre 2008. Eppure sono già tre i concerti in cui ha regnato questo grandissimo sovrano del violino. L'ultima occasione è stata il concerto inaugurale di Società del Quartetto, a Milano - Sala Verdi del Conservatorio - martedì 6 ottobre. Un'occasione imperdibile, perché a Kavakos si affiancava la Camerata Salzburg. Un incanto, allora, il Concerto per violino e orchestra in re maggiore di Beethoven. I musicisti della Camerata Salzburg dipingono un affresco dai toni morbidi, su cui Kavakos si libra con un tenero lirismo ed una tecnica da virtuoso di prima classe. Un concerto emozionante e mozzafiato, seguito da applausi a dir poco trionfali. Splendido lo Stradivari "Falmouth" del 1692, suonato da Kavakos.
Dopo un inizio così sembrava quasi superflua la Quinta di Beethoven. Kavakos è salito sul podio per dirigere l'eccellente Camerata Salzburg. L'orchestra ed il violinista si conoscono bene: intesa perfetta nel concerto per violino quanto nella sinfonia beethoveniana, in cui tutti suonano con attenzione, dedizione, gioia, seguendo Kavakos, che dirige bene. L'atmosfera è quella di un far musica insieme, in modo rilassato - quasi tra amici. Peccato solo per qualche sbavatura dei corni: nulla toglie ad una Quinta coinvolgente ed equilibrata, come è solo con le migliori orchestre.

lunedì 12 ottobre 2009

Concertgebouw Amsterdam e Daniel Harding, titani a Verona

Photo c by Simon van Boxtel 2006
Lunedì 5 ottobre abbiamo concluso lo sfavillante Settembre dell'Accademia con un concerto delle grandi occasioni: sul palco del Filarmonico di Verona la Royal Concertgebouw Orchestra, diretta da Daniel Harding. Basterebbero solo questi pochi dati per enunciare la qualità della serata: meglio di così non è possibile, con un'orchestra che - secondo Classic FM - è la migliore al mondo ed un direttore tra i più talentuosi ed incisivi.
Il programma della serata si apriva con le Lachian Dances di Janacek: purtroppo non le abbiamo ascoltate per una lunga coda in autostrada. Fortunatamente non ci siamo persi il cuore del concerto, la Sinfonia n.1 in re maggiore "Titano" di Mahler. Le curiose coincidenze dei programmi ci hanno fatto ascoltare la medesima sinfonia a Milano meno di un mese fa, sempre con la direzione di Harding, con l'Orchestra Sinfonica della Radio Svedese. Alla guida del Concergebouw Harding è riuscito a raggiungere la perfezione interpretativa, come è possibile con ben poche orchestre al mondo. In una partitura dall'ampio respiro sinfonico, assai elaborata e ricca di intrecci, è meraviglioso scoprire tutte le finezze, i dettagli del tessuto musicale. L'orchestra tutta è stupenda, suona e conquista: le fanfare squillanti degli ottoni, le sfumature degli strumentini, la precisione assoluta delle percussioni, il suono pastoso e caldo degli archi, tutto è semplicemente perfetto. Harding si muove con sicurezza e lascia il proprio tocco sull'orchestra, che lo segue con la massima attenzione. Su tutto colpisce la pulizia del suono, che è sempre come deve essere in quel momento, incisivo od etereo, possente o appena sussurrato, sempre di un nitore adamantino. Conclusione - e non poteva essere diversamente - tra applausi interminabili ed ovazioni.

giovedì 8 ottobre 2009

Il Costanzo Porta per un grande Requiem di Mozart

Carl Czerny (Vienna, 1791 - 1857) fu un precoce talento del pianoforte, accolto tra gli allievi di Beethoven. Divenne autore di una ricca produzione di opere, quasi mille, tra cui dodici sonate per pianoforte, due concerti per pianoforte e orchestra, sei sinfonie, trascrizioni per pianoforte di lavori orchestrali di Beethoven e Mozart. Soprattutto divenne celebre per studi ed esercizi di tecnica pianistica, in un'epoca - i primi decenni dell'Ottocento - in cui il pianoforte si accasava nel salotto di ogni appartamento della borghesia viennese. Tra le trascrizioni di Czerny spicca quella per pianoforte a quattro mani del Requiem di Mozart.
Ed è proprio in questa - insolita - versione che abbiamo ascoltato il capolavoro di Mozart venerdì 2 ottobre a Cremona, nella Chiesa di S. Agata. La parte pianistica è stata ben sostenuta da due giovani interpreti, Francesco Pasqualotto e Diego Maria Maccagnola, quest'ultimo cremonese e cantore nel Coro Costanzo Porta che, con la sempre eccellente direzione di Antonio Greco, ha proposto l'imponente affresco corale. I solisti sono eccellenti prime parti del Costanzo Porta: Silvia Frigato (soprano), Anna Bessi (mezzosoprano), Raffaele Giordani (tenore), Riccardo Dernini (basso). La versione pianistica del Requiem è ancor più impegnativa ed irta di difficoltà per un coro, privo dell'accompagnamento determinante dell'orchestra. L'opera acquista un colore nuovo, una purezza adamantina, senza perdere la solennità e maestosità. Ottimo il Coro Costanzo Porta, ben noto al pubblico del Festival Monteverdi per prestigiose collaborazioni, come quella con Ottavio Dantone e Accademia Bizantina. Trionfali gli applausi del pubblico: avremmo però gradito qualche secondo di silenzio e di attesa, dopo l'ultima nota, prima di tributare il giusto successo.