E' stato un concerto di grande raffinatezza, quello di martedì 3 novembre per Società del Quartetto a Milano in Sala Verdi del Conservatorio. Il Quartetto Arditti - punto di riferimento per il repertorio moderno e contemporaneo - si è esibito con due rinforzi "di lusso": Valentin Erben ed Isabelle Charisius, rispettivamente violoncello (dal1970) e viola (al posto del maestro Thomas Kakuska) del disciolto Quartetto Alban Berg.
Il concerto si è aperto con i 5 Movimenti per quartetto d'archi op. 5 di Anton Webern: l'Arditti è di casa in questo repertorio, e si sente. I quattro musicisti sono a proprio agio in una musica che ha perso l'ordine della tonalità, essenziale nelle semplici celle tematiche. La musica si fa trasparente, mai aspra, nonostante i singulti e i pizzicati della partitura. Un'apertura impegnativa per il pubblico e la sua tosse: nonostante tanta buona volontà un po' di silenzio in più avrebbe reso ancor più affascinante questa parte del concerto.
Con Brahms - Sestetto n.1 op. 18 - all'Arditti si uniscono gli straordinari viola e violoncello già dell'Alban Berg. E' la parte più sentimentale e "classica" del concerto: semplicemente ineccepibile, ammantata di eleganza. Un sestetto, quello brahmsiano, profondamente innovativo, scritto con uno stile che adombra quello sinfonico, con una struttura chiara e razionale, in cui grande spazio trovano gli strumenti bassi - viola e violoncello - spesso incaricati di introdurre i temi principali. Peccato per gli applausi sbagliati alla fine del terzo tempo, che hanno anche rovinato l'incisione del concerto per RadioTre.
Con la Notte trasfigurata di Schonberg si sciolgono tutte le tensioni. La versione per sestetto è ancor più coinvolgente di quella orchestrale. Schonberg innovò la musica da camera portandovi il poema sinfonico. Lo sviluppo è contrastato, drammatico; tutto si appiana nel placido e sicuro re maggiore dell'episodio finale. E gli applausi (stavolta al momento giusto) salutano un grande concerto.
Il concerto si è aperto con i 5 Movimenti per quartetto d'archi op. 5 di Anton Webern: l'Arditti è di casa in questo repertorio, e si sente. I quattro musicisti sono a proprio agio in una musica che ha perso l'ordine della tonalità, essenziale nelle semplici celle tematiche. La musica si fa trasparente, mai aspra, nonostante i singulti e i pizzicati della partitura. Un'apertura impegnativa per il pubblico e la sua tosse: nonostante tanta buona volontà un po' di silenzio in più avrebbe reso ancor più affascinante questa parte del concerto.
Con Brahms - Sestetto n.1 op. 18 - all'Arditti si uniscono gli straordinari viola e violoncello già dell'Alban Berg. E' la parte più sentimentale e "classica" del concerto: semplicemente ineccepibile, ammantata di eleganza. Un sestetto, quello brahmsiano, profondamente innovativo, scritto con uno stile che adombra quello sinfonico, con una struttura chiara e razionale, in cui grande spazio trovano gli strumenti bassi - viola e violoncello - spesso incaricati di introdurre i temi principali. Peccato per gli applausi sbagliati alla fine del terzo tempo, che hanno anche rovinato l'incisione del concerto per RadioTre.
Con la Notte trasfigurata di Schonberg si sciolgono tutte le tensioni. La versione per sestetto è ancor più coinvolgente di quella orchestrale. Schonberg innovò la musica da camera portandovi il poema sinfonico. Lo sviluppo è contrastato, drammatico; tutto si appiana nel placido e sicuro re maggiore dell'episodio finale. E gli applausi (stavolta al momento giusto) salutano un grande concerto.







