domenica 29 novembre 2009

L'eleganza del Quartetto di Tokyo

Photo from Intermusica, with permission

Il Quartetto di Tokyo, fondato nel 1969, festeggia quest'anno i suoi primi quarant'anni di attività: è una vera leggenda della musica da camera. Lunedì 23 novembre è stato ospite per Serate Musicali a Milano, in un concerto - come sempre - perfetto. La prima parte del programma ha proposto due quartetti di Haydn: op. 50 n.1 e op. 76 n. 4 "L'Aurora". Nella seconda parte il Quartetto n.3 op. 67 di Brahms. Una serata di grandissima musica, suonata con quell'eleganza che è la cifra stilistica del Quartetto di Tokyo, imperlata dai quattro magnifici strumenti stradivariani del "Quartetto Paganini". Conclusione con un bis: il finale - Presto - del Quartetto op. 76 n. 5 di Haydn.

domenica 22 novembre 2009

Lo Chopin scintillante di Ingrid Fliter

Photo from Artist Management Company, with permission

Ingrid Fliter, pianista argentina trasferitasi in Europa nel 1992, Gilmore Artist Award nel 2006, è stata ospite mercoledì 18 novembre per Società dei Concerti a Milano. Il richiamo di un recital tutto Chopin è forte: così Sala Verdi è piena sin nelle file più alte.
Ingrid Fliter, artista tra le più affermate della sua giovane generazione, è Chopin: incide in esclusiva per EMI, sinora con una registrazione esclusiva per iTunes seguita da un CD; in entrambi i casi è smepre Chopin il compositore cui si accosta. La prestigiosa rivista Gramophone ha scritto di lei: "clearly born for Chopin, her playing is a marvel of the most refined fluency and affection".
Nel concerto di Milano si è presentata con un programma ben impaginato. Nella prima parte due Notturni (op. 27 n. 2 e op. 9 n. 3), la Barcarolle op. 60, la Mazurka op. 50 n. 3 e la Polonaise op. 44. Un mix sapiente di intima malinconia, pathos eroico, suoni e ritmi della propria terra. Nella seconda parte una carrellata di 17 Valzer, di raro ascolto dal vivo. Lo Chopin della Fliter brilla per la leggerezza, lo scintillio, l'attenzione ai dettagli e alle sfumature delle singole battute. Il concerto è stato concluso da due bis: Trois ecossaises op. 72 n. 3 di Chopin; e Schubert, dagli Improvvisi D899 il n. 2 in mi bemolle maggiore.

sabato 21 novembre 2009

Marc-André Hamelin: che pianista!

Lunedì 16 novembre Serate Musicali ha presentato in Sala Verdi a Milano il recital del canadese Marc-André Hamelin: il rimpianto di una scoperta tardiva è forte, tanto elevato è il suo talento musicale. Negli Stati Uniti e in Canada è una vera celebrità. Meno noto in Italia: anche la Sala Verdi del Conservatorio si presentava - ad essere ottimisti - piena per metà. I presenti hanno comunque apprezzato un concerto in cui sono emerse tutte le virtù di Hamelin, pianista per certi versi unico.
E' dotato di una tecnica e di un virtuosismo ad alto numero di ottani, che pochi possiedono senza compromettere la pulizia e la musicalità. Lo ha dimostrato ampiamente a Milano con Venezia e Napoli di Liszt e - ancor più- con la conclusione del programma, affidata alla Sinfonia per pianoforte solo op. 39 n. 4-7 dai Dodici studi nei toni minori di Alkan, compositore e pianista francesce del XIX secolo che solo pochi eletti pianisti affrontano in pubblico, tanto è il virtuosismo richiesto.
Si sbaglia chi pensa che Hamelin sia un pianista che punta agli "effetti speciali". Sempre composto alla tastiera, classicissimo nell'impostazione, mai sforzato, non cerca di stupire il pubblico dimenandosi o con altri vezzi: suona pezzi di trascendentale difficoltà con movimenti impercettibili della sua figura. Sembra un tutt'uno col pianoforte, tanto che riesci a concentrarti solo sulla musica. Ed è un pianista completo, che ti sorprende con la linearità e la purezza delle Variazioni in fa minore Hob. XVII:6 di Haydn. Che dispensa un Mozart vitale, essenziale, nella Sonata in la minore K310. Per farsi inquietamente patetico nel Notturno n. 6 in re bemolle maggiore op. 63 Fauré. Conclusione del concerto con un fuoriprogramma: Haydn, Fantasia in do maggiore "Capriccio" Hob XVII:4.

venerdì 13 novembre 2009

Concerto d'organo di S. Omobono

"La grande varietà dei timbri dell'organo, dal piano fino al fortissimo travolgente, ne fa uno strumento superiore a tutti gli altri. Esso è in grado di dare risonanza a tutti gli ambiti dell'esistenza umana. Le molteplici possibilità dell'organo ci ricordano in qualche modo l'immensità e la magnificenza di Dio." Cosi si espresse nel 2006 Papa Benedetto XVI, per la benedizione del nuovo organo della Alte Kapelle di Ratisbona. Quanto sentiamo vere queste parole; quanto facilmente il soffio dell'organo si intreccia a quello della preghiera. Ascoltare l'organo - nella liturgia quanto in concerto - è sempre un'esperienza che raggiunge la profondità del nostro essere.
Ieri sera - 12 novembre - la Cattedrale di Cremona ha ospitato il concerto d'organo in occasione della solennità di S.Omobono, patrono della città e della diocesi, morto il 13 novembre 1197 dopo una vita di preghiera intensa e carità intraprendente, soccorrendo i poveri e ricomponendo con mansuetudine le discordie. Sulla cantoria del Mascioni - costruito nel 1984 e ospitato nella monumentale cassa lignea cinquencentesca - il Maestro Giancarlo Parodi, uno dei massimi organisti italiani, già titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di Milano, ora Ordinario di Organo Principale al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.
Il programma si è aperto con Paean del britannico Kenneth Leighton, che ha dimostrato come l'organo da chiesa può adattarsi anche a composizioni contemporanee. Quindi due trascrizioni di Marco Enrico Bossi, Elevazione di Domenico Zipoli e Adagio e Allegro di Baldassare Galuppi. A seguire Fantasia del compositore e organista ceco Jan Krtitel Kuchar. Quindi uno dei brani più suggestivi del concerto, una trascrizione di Camille Saint Saens de La prédication aux oiseaux de St. François d'Assise di Liszt: l'organo si fa dolce e sussurra cinguettanti melodie, mentre la figura di S. Francesco sembra trasfigurarsi tra le volte della cattedrale. Il concerto è proseguito con un Praeludium e Allegro, Choral und Fuge di Mendelssohn; Virgo lauretana, ora pro nobis, composizione di monsignor Valentino Miserachs Grau, Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra; Suite du premier ton di Denis Bedard. Conclusione del concerto con alto tasso di virtuosismo organistico: Concert piece op.52 dell'organista e compositore belga Flor Peeters.

lunedì 9 novembre 2009

La musica trasparente del Quartetto Arditti (e ... rinforzi)

E' stato un concerto di grande raffinatezza, quello di martedì 3 novembre per Società del Quartetto a Milano in Sala Verdi del Conservatorio. Il Quartetto Arditti - punto di riferimento per il repertorio moderno e contemporaneo - si è esibito con due rinforzi "di lusso": Valentin Erben ed Isabelle Charisius, rispettivamente violoncello (dal1970) e viola (al posto del maestro Thomas Kakuska) del disciolto Quartetto Alban Berg.
Il concerto si è aperto con i 5 Movimenti per quartetto d'archi op. 5 di Anton Webern: l'Arditti è di casa in questo repertorio, e si sente. I quattro musicisti sono a proprio agio in una musica che ha perso l'ordine della tonalità, essenziale nelle semplici celle tematiche. La musica si fa trasparente, mai aspra, nonostante i singulti e i pizzicati della partitura. Un'apertura impegnativa per il pubblico e la sua tosse: nonostante tanta buona volontà un po' di silenzio in più avrebbe reso ancor più affascinante questa parte del concerto.
Con Brahms - Sestetto n.1 op. 18 - all'Arditti si uniscono gli straordinari viola e violoncello già dell'Alban Berg. E' la parte più sentimentale e "classica" del concerto: semplicemente ineccepibile, ammantata di eleganza. Un sestetto, quello brahmsiano, profondamente innovativo, scritto con uno stile che adombra quello sinfonico, con una struttura chiara e razionale, in cui grande spazio trovano gli strumenti bassi - viola e violoncello - spesso incaricati di introdurre i temi principali. Peccato per gli applausi sbagliati alla fine del terzo tempo, che hanno anche rovinato l'incisione del concerto per RadioTre.
Con la Notte trasfigurata di Schonberg si sciolgono tutte le tensioni. La versione per sestetto è ancor più coinvolgente di quella orchestrale. Schonberg innovò la musica da camera portandovi il poema sinfonico. Lo sviluppo è contrastato, drammatico; tutto si appiana nel placido e sicuro re maggiore dell'episodio finale. E gli applausi (stavolta al momento giusto) salutano un grande concerto.

domenica 8 novembre 2009

La classe di Anderszewski con l'Orchestra di Padova e del Veneto

Photo c. by Robert Workman/ Virgin Classics 2007
Piotr Anderszewski è un pianista imprescindibile: una stagione senza almeno un suo concerto sarebbe più povera. Tra i pianisti della nuova generazione spicca per l'originalità delle interpretazioni, sempre improntate alla finezza e al gusto musicale, senza eccessi, con spontaneità. Il grande pianista polacco è tornato a Milano, in Conservatorio, lunedì 2 novembre, con la sempre valida Orchestra di Padova e del Veneto.
Il concerto inizia con l'orchestra che propone la Sinfonia n. 47 di Haydn, diretta da Maffeo Scarpis, primo violino Piero Toso, prima parte dell'orchestra sin dalla fondazione. Quindi Anderszewski ha interpretato - su un gran coda Fazioli - il Concerto n. 18 K456 di Mozart, svelandone tutte le preziosità. Dopo l'intervallo l'orchestra ha proposto Moz-art à la Haydn, composizione del 1977 di Alfred Schnittke, omaggio del compositore a Mozart e alla Sinfonia "degli addi" di Haydn, di cui è ripresa e trasfigurata l'azione coreografica conclusiva. Infine ancora Anderszevski, impegnato nel mozartiano Concerto n. 17 K453: una pagina musicale affascinante, fatta rinascere nei suoi accenti iridescenti, nella dolce tenerezza, velata di malinconia. Un concerto superbo, concluso con un bis di Bartok, Three Hungarian Folk Songs from Csík, BB 45b, Sz 35a.

domenica 25 ottobre 2009

L'Arcadia di Haendel con Fabio Bonizzoni e La Risonanza


Martedì 20 ottobre Società del Quartetto di Milano ha proposto due cantate del periodo italiano di Haendel, nell'interpretazione dell'orchestra barocca "La Risonanza" di Fabio Bonizzoni, direttore al clavicembalo. Ottimo il cast vocale: il contralto Elena Biscuola e i due soprano, Lisa Larsson e Yetzabel Arias Fernandez.
Entrambe le cantate appartengono al periodo italiano di Haendel, in cui il Sassone, ben inserito negli ambienti della nobiltà romana, assorbe lo stile della vocalità italiana ed affina la propria capacità di compositore. Il concerto si è aperto con Amarilli vezzosa (Il duello amoroso) HWV82 ed è proseguito con Cor fedele (Clori, Tirsi e Fileno) HWV 96. Quest'ultima cantata, composta a Roma nel 1707, si distingue per la lunghezza - quasi una piccola opera - e rappresenta appunto il primo passo verso l'opera teatrale italiana. Il compositore di Halle padroneggia con sicurezza la materia musicale e compone arie altamente virtuosistiche, valorizzando inoltre i vari strumenti: è il caso del violino nell'aria "Barbaro! Tu non credi" ; dell'assolo teneramente melodico dell'arciliuto nell'aria "Come la rondinella"; dello scambio tra viole e flauti a becco in "Son come quel nocchiero".
Sicura la direzione di Bonizzoni e brillante "La Risonanza". Bravissimi i due soprano. In particolare ha mostrato grande sicurezza Lisa Larsson, bella voce ed intonazione ed un notevole virtuosismo nelle arie più impegnative, capace di elaborare articolate variazioni nei da capo. Meritati applausi per tutti.