Ieri sera, al Teatro Ponchielli di Cremona, abbiamo assistito, in un certo senso, ad una "prima". La Junge Deutsche Philarmonie, diretta da Lawrence Foster, solista Rudolf Buchbinder, ha dato il via ad un nuovo tour, che dopo Cremona, prosegue a Mantova (stasera), Pistoia, Berlino (Philarmonie), Witten, Amburgo, Heidelberg, Francoforte (in quest'ultimi due appuntamenti con il pianista Jonathan Gilad). La Junge Deutshce Philarmonie, sin dalla sua fondazione nel 1974, unisce i migliori studenti delle scuole di musica della Germania: una bella realtà, pluripremiata ed apprezzata, un'occasione irripetibile per i giovani di fare musica insieme ed imparare, ascoltandosi, a suonare in una grande orchestra. In questa occasione la direzione è stata affidata a Lawrence Foster, direttore d'esperienza, di casa nelle sale da concerto più prestigiose.
Accanto ai ragazzi dell'orchestra il pianista Rudolf Buchbinder, nel Concerto per pianoforte e orchestra n.1 di Brahms, opera giovanile ma tra le più significative del compositore. Non è un mistero che Rudolf Buchbinder, pianista di classe sopraffina, è anche uno dei nostri interpreti preferiti. Ieri sera ha tenuto saldamente le redini dell'orchestra, più impegnato a cercare il colloquio e l'intesa coi giovani musicisti, che a guardare la tastiera: non è certo facile suonare - ieri sera per la prima volta - con un'orchestra che non si conosce, che si riunisce tre volte l'anno, senza carattere di stabilità. Sicuramente le prossime date del tour vedranno crescere l'intesa tra solista ed orchestra ed offriranno un concerto ancor migliore. Nonostante queste difficoltà l'entusiasmo dei giovani interpreti, l'esperienza del direttore Lawrence Foster, la perizia di Buchbinder hanno offerto al pubblico un buon concerto di Brahms, ottimamente interpretato da Bucbinder, che ha trasmesso tutta la solennità, la maestosità della pagina: il primo tempo, appassionato e drammatico; l'Adagio centrale, romanticamente melodico; il Rondò finale, festante, occasione per Buchbinder di mostrare tutta la sua tecnica. Il pubblico cremonese ha giustamente gradito ed ha tributato applausi ed ovazioni per tutti.
Nella seconda parte l'orchestra, quasi 120 elementi, si è schierata al completo per la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss. Non è per l'Alpensinfonie che Richard Strauss è ricordato; composta nel 1915, ben dodici anni dopo la precedente composizione sinfonica (Sinfonia domestica), la Sinfonia delle Alpi non riesce a raggiungere il successo e lo spirito di novità che nel contempo avevano permeato le grandi opere di teatro (tra tutte, il Cavaliere della rosa). Resta oggi una pagina sinfonica magniloquente, autoreferenziale, a tratti verbosa e pletorica. Eppure merita ancora di essere eseguita, specialmente da orchestre giovanili e di formazione: troviamo infatti l'abilità compositiva di Strauss, la ricchezza dell'orchestrazione, a tratti virtuosistica. Ottima è stata l'interpretazione della Junge Deutsche Philarmonie, che ha emozionato nei momenti di massima possanza, quando l'ascolto dal vivo di una grande orchestra fa tremare il teatro e tocca la parte più animale dello spettatore. Bravo e trascinante il direttore Lawrence Foster. Accoglienza trionfale del pubblico, dal quale orchetsra e direttore si sono congedati con un bis, il Preludio del 3° atto di Lohengrin.
sabato 28 marzo 2009
lunedì 23 marzo 2009
Con il Borodin nella leggenda del quartetto
E' il quartetto più longevo, lo testimonia anche il Guinness World Records. Il Quartetto Borodin è stato fomdato in seno al Conservatorio di Mosca nel 1945. I componenti attuali sono il primo violino Ruben Aharonian, il secondo violino Andrei Abramenkov (unitosi all'ensemble oltre 25 anni fa), la viola Igor Naidin, il violoncellista Vladimir Balshin, nominato dal suo predecessore Valentin Berlinsky - tra i fondatori del quartetto - nell'agosto 2007. Siamo di fronte ad uno dei più grandi quartetti al mondo, che si è aggiunto ai prestigiosi concerti da camera di questa nostra stagione: giovedì 19 marzo lo abbiamo ascoltato a Brescia all'Auditorium San Barnaba, per la 140° stagione della Società dei Concerti di Brescia. Peccato che una formazione di così alto lignaggio si sia esibita in una sala piena forse per un terzo: già un buon risultato per Brescia, dove per parte del pubblico sembra esistere solo il Festival pianistico.
Il concerto ha proposto un repertorio interamente russo: il Quartetto n.2 di Prokof'ev; il Concertino di Stravinsky; il Quartetto n.1 di Borodin. Abbiamo partecipato ad un eccellente concerto, monumento all'arte quartettistica, con interpretazioni vivide e perfette, caratterizzate dal virtuosismo dei singoli e dall'intesa armoniosa del tutto. In conclusione un fuoriprogramma: la Serenata alla Spagnola di Borodin.
Il concerto ha proposto un repertorio interamente russo: il Quartetto n.2 di Prokof'ev; il Concertino di Stravinsky; il Quartetto n.1 di Borodin. Abbiamo partecipato ad un eccellente concerto, monumento all'arte quartettistica, con interpretazioni vivide e perfette, caratterizzate dal virtuosismo dei singoli e dall'intesa armoniosa del tutto. In conclusione un fuoriprogramma: la Serenata alla Spagnola di Borodin.
sabato 21 marzo 2009
Yuri Bashmet e Solisti di Mosca, grande concerto a Pavia
Mercoledì 18 marzo tappa pavese - al Teatro Fraschini - per il tour italiano di Yuri Bashmet, accompagnato dalla "sua" orchestra da camera, I Solisti di Mosca. Un tour italiano ricco di appuntamenti: Sondalo, Milano (2 sere), Parma, Pavia, Messina, Savona, Bologna, Bari, Cosenza, Ancona, Firenze, Ferrara (2 appuntamenti). Ricchissimo e variegato il programma dei concerti, diverso in ogni città, con opere di Schubert, Benda, Dvorak, Bach, Haydn, Hindemith, Mozart, Teleman, Ciajkovskij, Paganini, Shostakovich, Stravinsky, Hoffmeister, Britten, Mendelssohn,Ledenev, Cecconi, Schumann, Beethoven, Brahms! Una simile varietà di programma, concentrata in un solo mese, è espressione di un repertorio vastissimo, frequentato, conosciuto, padroneggiato nei minimi dettagli. Yuri Bashmet, viola solista e direttore dei Solisti di Mosca, è senza dubbio una delle figure di primissimo piano del concertismo di oggi.Nella serata di Pavia lo abbiamo visto dirigere ottimamente il Concerto Brandeburghese n.3 di Bach, per chiudere il concerto ancora come direttore, in una interpretazione di riferimento del "Souvenir de Florence" di Ciajkovskij. A chiusura della prima parte ed apertura della seconda Bashmet ha invece imbracciato la sua viola Testore del 1758, interpretando la Sonata in la minore per arpeggione e pianoforte di Schubert, nella trascrizione per viola solista e orchestra d'archi di Balashov (l'arpeggione, o chitarra d'amore, è un derivato della viola da gamba); quindi, nella seconda parte, il Concertino per viola di Paganini, una elaborazione di Balashov e Katz del Quartetto n.15.
L'ascolto dal vivo di Yuri Bashmet lascia una certezza: meglio di così non si può suonare la viola, per capacità tecnica (illimitata e strabiliante!), ricchezza del suono in sfumature e colori, potenza espressiva. La sua dedizione alla musica, come solista e direttore, è totale e sgorga con naturalezza. I Solisti di Mosca, sotto la sua guida, raggiungono la perfezione: impressionanti per la potenza sonora che riescono a sviluppare in un numero relativamente esiguo, preservando sempre l'intensità e la pulizia del suono; sorprendente la capacità di progressione degli archi, naturale come pigiare il pedale di un acceleratore! Un gruppo di musicisti di primissimo rango: non per nulla si chiamano "Solisti". Chiusura del concerto, molto apprezzato dal pubblico, con due bis.
giovedì 19 marzo 2009
La maestria di Haydn rivive in quella del Quartetto di Tokyo
Photo by Henry J Fair, from Tokyo Quartet websiteMartedì 17 marzo serata di anniversari in Conservatorio di Milano: ventesimo concerto del Quartetto di Tokyo per la Società del Quartetto; quarant'anni di attività per la mitica formazione cameristica, costituita all'inizio del 1969; bicentenario della morte di Haydn, di cui il programma prevedeva l'esecuzione integrale dei sei quartetti dell'Opus 76.
Nel quartetto d'archi Haydn ha raggiunto risultati forse inarrivabili, sperimentando soluzioni audaci ed innovative, riversando in essi tutto il proprio genio. I quartetti dell'op.76 , pubblicati nel 1799 - successivi alle raccolte dell'op. 71 e dell'op.74 - stupiscono per la rinnovata freschezza.
Il quartetto di Tokyo ha proposto l'esecuzione integrale dell'opera, in un concerto indimenticabile. Martin Beaver, Kikuei Ikeda (violini), Kazuhide Isomura (viola) e Clive Greensmith (violoncello) suonano sul prezioso "Quartetto Paganini", quattro strumenti di Antonio Stradivari: una peculiarità che, dal 1995, quando la Nippon Music Foundation affidò loro i meravgliosi strumenti, rende il suono del Quartetto di Tokyo ancor più unico. L'interpretazione è stata semplicemente perfetta: l'affiatamento è completo ed assoluto, quanto il valore tecnico; i movimenti lenti sono stati suonati con intima ispirazione; i "minuetti" con giocosa brillantezza. Su tutto quell'eleganza suprema che è la cifra distintiva del Quartetto di Tokyo. A chiusura del concerto, tra le acclamazioni del pubblico, un fuoriprogramma: il Finale del Quartetto op. 50 n.1 di Haydn.
venerdì 13 marzo 2009
Jordi Savall svela il tesoro musicale del Don Chisciotte
Nel 2005 il Don Quijote di Miguel de Cervantes ha compiuto 400 anni: in tale occasione Jordi Savall, artista eccezionale nel panormama musicale, ha rilasciato con i propri gruppi Hesperion XXI e Capella Reial de Catalunya un libro-doppio CD dedicato alle musiche del Chisciotte. Con la creatività del musicista e la perizia del filologo, armato di passione per la musica e per il capolavoro di Cervantes, Savall ha dato voce Don Quijote, opera intessuta di richiami musicali e di romanze, a denotare un autore con una solida educazione musicale. Romanze che, all'epoca di Cervantes, erano un genere di componimento poetico in rima, con una metrica ben definita, alquanto popolare nelle più disparate classi sociali. Il Chisciotte è intessuto di romanze: da quelle medievali della tradizione cavalleresca a quelle così popolari da entrare nel lessico quotidiano; Cervantes stesso scrisse alcune romanze di proprio pugno, per i personaggi del libro.Possiamo quindi dire che l'ingegno di Savall ha proposto il Don Chisciotte di Cervantes sotto una nuova luce, recuperandone l'interezza del contesto culturale. Tale lavoro non si è solo tradotto nello splendido libro-CD uscito per Alia Vox, casa discografica fondata da Savall; si propone anche, in modo ancor più efficace, come spettacolo dal vivo, connubio di recitazione, canto, musica. Ieri, 12 marzo, le "Musiche del Chisciotte" sono andate in scena al Teatro "Valli" di Reggio Emilia. Guidato da Jordi Savall ha suonato lo straordinario ensemble da lui fondato, Hesperion XXI. La voce recitante, che ha letto brani del Quijote originale, è il bravissimo Francisco Rojas. Ottimo il cast vocale, composto dai soprano Montserrat Figueras e Arianna Savall, dal tenore Lluìs Vilamajò, dal baritono Furio Zanasi e dal basso Daniele Carnovich. La versione dal vivo è contenuta in circa un'ora e mezza di musica, canto, recitazione, alleggerita di alcune parti rispetto all'integrale del libro-CD. Si sono sgranate le trascinanti romanze dell'opera: quella di Moriana, la "Romanza antica di Lancillotto", quella di Baldovino, di Abbindarràez; la struggente e drammatica "Romanza di Don Bertrando"; la ritmica e travolgente "Romanza del Conte Claros", proposta anche come bis; la struggente Romanza del pianto di Belerma Sobre el coracon difunto; e poi la "Romanza di Don Gaiferos", preceduta dal gustoso episodio del teatro delle marionette; e così via, sino alla conclusione del concerto con la danza cantata Un sarao della chacona. Grande il successo giustamente decretato dal pubblico, per un'operazione culturale e musicale di altissimo profilo.
giovedì 12 marzo 2009
Andras Schiff conclude in trionfo il Progetto Mozart
Lunedì 9 marzo scorso Andras Schiff, leggenda vivente del pianoforte, ha concluso il suo personalissimo omaggio a Mozart. Tre concerti presentati al pubblico di Serate Musicali, tre recital indimenticabili per la profondità e la finezza dell'approccio del pianista al compositore, con risultati interpretativi di assoluta eccellenza. Il concerto conclusivo di lunedì sera ha visto un Conservatorio tutto esaurito, con il pubblico perfino sul palco e sul coro. Schiff ha suonato ancora un pianoforte Bosendorfer ed ha suonato ancora nella sala buia, con un solo tenue cerchio di luce attorno allo strumento: scelta felice, che aiuta la concentrazione ed il silenzio, facendo risaltare la lucentezza delle interpretazioni.L'ultimo appuntamento si è aperto sui chiaroscuri della Fantasia in do minore K475, sorprendentemente diversa dal Mozart che ci si aspetta, una premonizione di Beethoven, il cui do minore della Patetica è in realtà un'eredità mozartiana. Si sgranano poi, liquide ed eteree, la Sonata in fa maggiore K533 e la Sonata in do maggiore K576. Dopo l'intervallo lo splendore del Rondò in la minore K511. A concludere il programma la Sonata in do minore K457, tra le composizioni più affascinanti di Mozart.
Andras Schiff ci ha condotti in tre serate "storiche", da iscrivire negli annali del concertismo. Ci ha condotto in un Mozart privo di orpelli, di esagerazioni vezzose: un trionfo invece di luce, di affetti soavi, solcati dalle inquietudini dell'introspezione che medita sulle angosce dell'anima e della morte. Nei bis, tra le acclamazioni del pubblico (quello che non fugge), Schiff ha toccato il sublime. Ineffabile nella malinconia dell'Andante per organo meccanico K616, un vero tesoro nascosto, svelato da ben pochi pianisti. Strabiliante nel finale "alla turca" della Sonata K331: trionfo di eleganza e misura, virtuosismo controllato e sublimato. Infine l'allegro della Sonata K545. Un Mozart di cristallino nitore, quello di Andras Schiff, tutto da riscoprire, in interpretazioni di riferimento per la squisitezza del suono e la profondità della frequentazione con il compositore.
lunedì 9 marzo 2009
Il concerto di Yura Lee e Orchestra Sinfonica di Euskadi
Sabato 7 marzo il Teatro Ponchielli di Cremona ha ospitato l'Orchestra Sinfonica di Euskadi, compagine spagnola diretta dal bravo Andrés Orozco-Estrada, giovane direttore colombiano. L'apertura della serata è stata affidata ad una composizione del 2008 di Antonio Lauzurika, Cuaderno de viaje. Il Concerto per violino e orchestra di Sibelius è stato poi eseguito dalla violinista coreana Yura Lee. Nella seconda parte la Sinfonia n.1 di Brahms. L'orchestra ha anche proposto un fuoriprogramma: Amorosa di Jesus Guridi.
giovedì 5 marzo 2009
Con Sokolov nell'empireo del pianismo
Photo from Artists Management Company, with permissionProgramma stupendo. Tutta la prima parte è stata dedicata a Beethoven, con due sonate poco eseguite da altri pianisti: la Sonata n.2 in la maggiore op. 2 n. 2; quindi la Sonata n.13 "quasi una fantasia" in mi bemolle maggiore op. 27 n.1. Nella seconda parte del concerto abbiamo ascolatato la Sonata D.850 di Schubert.
Sokolov ha riforgiato tre capolavori. La sua capacità tecnica è superlativa, la massima che si possa raggiungere. Il controllo del suono, del tasto, è totale e naturale. La ricchezza espressiva è inesauribile. Le esplosioni di potenza sono impressionanti, soprattutto perché il suono resta sempre puro, come scolpito nella roccia. Un pianismo totale, ricco di elementi personali, dedizione, cura del dettaglio, come solo un grandissimo interprete può fare. Alla fine i fuoriprogramma, ben cinque: e sarebbero stati anche di più non si fosse assistito al consueto deprecabile malcostume dei fuggitivi di fine concerto. Primo bis non ben identificato, forse uno Scarlatti. Poi quattro preludi dall'opera 28 di Chopin: i n.4, 15, 16 e 24; quattro interpretazioni magistrali, cariche di tensione musicale, che già da sole sarebbero valse un intero concerto.
martedì 3 marzo 2009
Secondo appuntamento con il Mozart di Andras Schiff
Ieri sera secondo appuntamento con Andras Schiff, ospite di Serate Musicali, impegnato nel "Progetto Mozart". Sala Verdi del Conservatorio di Milano era per l'occasione ancor più gremita di pubblico rispetto al primo concerto. Illuminato dalla tenue luce di un riflettore, solo alla tastiera del Bosendorfer nell'oscurità della sala, Schiff ha snocciolato con naturalezza nuovi gioielli di interpretazione pianistica: la radiosa Sonata K332; le Dodici Variazioni K500; la struggente Fantasia K397; nella seconda parte della serata i nobili Minuetto senza trio K355 e Una piccola Giga K574; la Sonata K570; le Dieci Variazioni in sol maggiore sopra un'Arietta "Unser dummer Pobel meint". Anche nella seconda serata Andras Schiff ha svelato l'anima più vera di Mozart, suonando con un totale controllo della forma e del significato musicale. Coronamento dello splendido concerto è stato il bis, sempre di Mozart, l'Adagio for Glass Harmonica K356. L'appuntamento è per lunedì prossimo, terzo e conclusivo appuntamento di questo imperdibile ciclo Mozart.
domenica 1 marzo 2009
Haydn gioioso con l'Orchestra da Camera di Mantova
Giovedì 26 febbraio bel concerto al Teatro Ponchielli di Cremona, con l'Orchestra da Camera di Mantova impegnata in un programma interamente dedicato ad Haydn, di cui quest'anno ricorre il secondo centenario della morte. Guidata da Carlo Fabiano, eccellente primo violino concertatore, l'OCM ha suonato con passione ed impegno, con un suono vivace e colorato. Il programma si è aperto con il Concerto in do maggiore per violino e archi, solista Giovanni Angeleri (vincitore del concorso Paganini nel 1997), cui è stato affidato per l'occasione il violino di Giuseppe Guarneri del Gesù "Lo Stauffer" del 1734, appartenente alla collezione "Gli Archi di Palazzo Comunale" di Cremona. E' seguita una briosa esecuzione della Sinfonia n.83 in sol minore "La gallina". Nella seconda parte Pavel Gomziakov, giovane ed affermato violoncellista russo, ha bene interpretato il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra, suonando il violoncello di Antonio Stradivari "Lo Stauffer" ex Cristiani del 1700, sempre della collezione del Comune di Cremona. Infine abbiamo ascoltato la Sinfonia n.105 concertante per oboe, fagotto, violino, violoncello e orchestra in mi bemolle maggiore: accanto ad Angeleri e Gomziakov hanno suonato i bravissimi Rossana Calvi (Primo oboe presso il Teatro "La Fenice") e Francesco Bossone (già Primo fagotto Solista alla Royal Philarmonic Orchetsra, ora a Santa Cecilia). Un ottimo concerto, sia per la scelta del programma, sia per la qualità dell'esecuzione musicale: ineccepibile l'Orchestra da Camera di Mantova in questo repertorio, che propone con gusto e freschezza.
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