Lunedì 22 dicembre il Teatro Ponchielli di Cremona ha inaugurato la propria stagione concertistica e l'anno Handeliano (nel 2009 si ricorda il 250° della morte di Georg Friedrich Handel). Il concerto ha proposto l'esecuzione integrale del Messiah, affidata ad un gruppo di interpreti di prim'ordine. Sul podio è salito Frieder Bernius, che ha diretto la Stuttgart Barockorchester und Kammerchor: si tratta di un'orchestra e di un coro, fondati da Bernius stesso nel 1985, tra i più affermati e richiesti per la musica barocca, protagonisti di incisioni per EMI e Sony, ospiti dei teatri e delle sale da concerto più importanti - il prossimo 27 aprile eseguiranno il Messiah alla Philarmonie di Berlino. Eccellenti anche le parti solistiche. Purtroppo assente per una indisposizione, il grandissimo soprano Carolyn Sampson è stata ottimamente sostituita da Claire Debono, voce bella e squillante, ricca di coloriture, dal curriculum prestigioso. Grandissimo, forse il migliore dei solisti, il basso Peter Harvey: eccezionale intonazione, fusione di melodia e forza, superbo fraseggio. L'alto Terry Wey, una carriera iniziata da bambino nel Vienna Boy's Choir, è risultato forse il più spento dei quattro solisti, comunque discreta la sua interpretazione. Molto bene il tenore Benjamin Hulett, che si è già esibito ai BBC Proms con Andrew Davis, Roger Norrington, John Elliot Gardiner, così come con Philippe Herreweghe al Concertgebouw di Amsterdam.
L'ascolto del Messiah di Handel dal vivo è un'esperienza coinvolgente, dal punto di vista musicale e spirituale. Dei solisti abbiamo già detto. Stupendo il coro, una trentina di elementi, una miscela armoniosa di voci, che fa della ricchezza espressiva la propria cartteristica dominante: nessuna esibizione di forza vocale ma una ricerca meticolosa della perfezione, della finezza polifonica. Inesauribile Frieder Bernius, un vero vulcano di entusiasmo e bravura. Eccellente l'orchestra, formata da superbi solisti, perfettamente armonizzata con le voci, tanto da formare un tutt'uno musicale. Meritatissimo il successo decretato dal pubblico.
Con questo concerto si conclude il nostro 2008 musicale. Auguri di Buon Natale ed a presto, nel 2009, con nuovi concerti.
giovedì 25 dicembre 2008
lunedì 22 dicembre 2008
Leonidas Kavakos, purezza e potenza del violino
Leonidas Kavakos è tra i più grandi violinisti di oggi. Nato in Grecia, Kavakos ha vinto il Concorso Sibelius nel 1985 ed il Premio Paganini nel 1988. Nell'ottobre 2007 è subentrato a Roger Norrington quale Direttore Artistico della prestigiosissima Camerata Salzburg; quest'anno ha ricevuto il Premio Abbiati della critica italiana. Lo abbiamo ascoltato mercoledì 17 dicembre scorso a Brescia, Auditorium San Barnaba, in duo con il pianista Peter Nagy, che solitamente lo accompagna nei concerti cameristici - col quale ha anche inciso per ECM. Per un simile concerto ci si aspetterebbe il tutto esaurito: prevedibilmente, invece, il pubblico era limitato ad un centinaio di persone, tutte attente, silenziose, rispettose, il che ha giovato non poco all'ascolto.
Il programma si è aperto con il Gran duo in la maggiore D574 di Schubert, affrontato in scioltezza, con il quale Kavakos si è preparato al resto del programma: la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore di Leos Janacek e la Sonata per violino e pianoforte n.1 di Bela Bartok. Ottimo l'accompagnamento al pianoforte di Peter Nagy. Bravura sorprendente quella di Kavakos, che ha suonato il violino Stradivari "Falmouth" del 1692. Colpisce la padronanza tecnica, che è totale, come per i più grandi violinisti. Ma impressionante è anche la potenza di suono di cui è capace, la ricchezza timbrica, la modulazione del suono dai pianissimo ai limiti della audibilità ai fortissimo di prorompente vitalità. Un violinista fuori dal comune, capace di una interpretazione sostanziosa, attenta ai minimi dettagli, in cui il suono emana una tenera bellezza, anche nelle aspre pagine di Bartok. Al termine, due bis non identificati, generosamente concessi allo sparuto pubblico.
Il programma si è aperto con il Gran duo in la maggiore D574 di Schubert, affrontato in scioltezza, con il quale Kavakos si è preparato al resto del programma: la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore di Leos Janacek e la Sonata per violino e pianoforte n.1 di Bela Bartok. Ottimo l'accompagnamento al pianoforte di Peter Nagy. Bravura sorprendente quella di Kavakos, che ha suonato il violino Stradivari "Falmouth" del 1692. Colpisce la padronanza tecnica, che è totale, come per i più grandi violinisti. Ma impressionante è anche la potenza di suono di cui è capace, la ricchezza timbrica, la modulazione del suono dai pianissimo ai limiti della audibilità ai fortissimo di prorompente vitalità. Un violinista fuori dal comune, capace di una interpretazione sostanziosa, attenta ai minimi dettagli, in cui il suono emana una tenera bellezza, anche nelle aspre pagine di Bartok. Al termine, due bis non identificati, generosamente concessi allo sparuto pubblico.
lunedì 15 dicembre 2008
La Messa in si minore di Bach per il Concerto di Natale della Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona
Ieri sera il Duomo di Cremona era affollato di pubblico per il consueto Concerto di Natale offerto alla città dalla Cappella Musicale della Cattedrale, sostenuta dalla Fondazione Arvedi-Buschini. In programma la Messa in Si minore di Bach, monumento e capolavoro della musica e del sentire umano.La Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona, diretta da Fulvio Rampi, è un poderoso gruppo vocale, abitualmente impegnato nelle celebrazioni liturgiche del massimo tempio cittadino, senza disdegnare veri e propri concerti di musica sacra, sino a cimentarsi, come ieri sera, con opere imponenti e ardite. Il supporto orchestrale è stato fornito dall'orchestra barocca "Harmonicus concentus", ensemble che ha affrontato con sicurezza il monumentale affresco bachiano, accompagnando in modo eccellente coro e solisti - con alcuni pregevoli virtusosimi dei fiati. Ottima la prestazione del coro, ben preparato da Fulvio Rampi. Esecuzione genuina e sentita, le cui uniche ombre sono state le voci soliste, tra le quali salviamo il soprano Marina Morelli ed il contralto Andrea Arrivabene. Il fascino della grande Messa di Bach è comunque rimasto, per merito del coro, dell'orchestra e del direttore Fulvio Rampi: dopo l'ascolto della versione magistrale di Ton Koopman in ottobre a Milano è comunque stato utile meditare nuovamente sul capolavoro di Bach. Complimenti alla Cappella Musicale della Cattedrale di Cremona e a Fulvio Rampi per la scelta coraggiosa ed il buon risultato conseguito.
sabato 13 dicembre 2008
Il Teatro Ponchielli commemora Giacomo Puccini

Ieri sera, finalmente, un nuovo concerto, dopo un periodo di pausa discretamente lungo, complice anche l'incipiente stagione invernale, che nei due mesi più rigidi - dicembre e gennaio - rallenta un poco il nostro calendario. Concerto in casa, a Cremona, al Teatro "Ponchielli", dove si è ricordato il 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini (avvenuta il 22 dicembre del 1858) con due opere giovanili, di ambito sacro: il Mottetto per San Paolino "Plaudite populi" (1877) e la Messa a 4 voci con orchestra (1878-80). Il coro protagonista della serata di ieri è una risorsa interna di Cremona, il Coro Polifonico Cremonese, compagine amatoriale diretta dal competente e tenace Federico Mantovani: il concerto è anche stata l'occasione per celebrare i quarant'anni di attività della formazione canora. La parte strumentale è stata invece ben sostenuta dall'Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, molto attiva nella stagione lirica dei teatri dei capoluoghi lombardi. Le parti solistiche hanno visto impeganti Fabio Buonocore (tenore) e Michele Govi (baritono).
Serata nel complesso piacevole, che ha consentito l'ascolto di opere pucciniane raramente proposte. Bocciatura senza riserve per il pubblico della serata, che ha clamorosamente sbagliato l'applauso durante la Messa. Bene l'orchestra, bilanciata e dal suono con giusta magniloquenza. Bravo il baritono Michele Govi; a tratti aspro e poco espressivo invece il tenore. Giusti applausi per il Coro Polifonico Cremonese, nonostante qualche sbavatura, una potenza sonora ed una intonazione migliorabili: la passione di un gruppo amatoriale merita sempre l'incoraggiamento e la gratitudine del pubblico.
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