Giovedì 20 novembre siamo - finalmente - tornati nel bell'Auditorium di Largo Mahler, "casa" dell'Orchestra Sinfonica di Milano "Verdi", una di quelle orchestre che, per impegno, dedizione e vicissitudini economiche non può non sucitare simpatia innata. Insieme alla Verdi, diretta dal bravo Damian Iorio, si è esibito un giovane pianista - classe 1980 - Alexander Kobrin, vincitore nel 2005 della medaglia d'oro nella prestigiosissima Van Cliburn International Piano Competition, lanciato in una brillante carriera, che lo ha già portato ad esibirsi con la New York Philarmonic Orchestra. Un pianista dotato di grandissima capacità tecnica e sensibilità interpretativa, che attendevamo di ascoltare dal vivo. A Milano ha proposto il Concerto in La minore op. 54 di Robert Schumann. Pianista di grande soddisfazione: nessun atteggiamento studiato, solo tanta sostanza, rappresentata da una tecnica prodigiosa, un controllo totale del tasto, una vena lirica matura e personale. Congedo con un bis, un Intermezzo dal Carnevale di Vienna di Schumann.
Notevole l'impegno profuso dalla Verdi, che si è esibita con la consueta grinta. Ottima è stata la prestazione dell'orchestra nel concerto per pianoforte di Schumann. Il ricco programma della serata prevedeva poi, in apertura, l'ouverture Helios del compositore danese Nielsen: poche orchestre in Italia la hanno in repertorio, ma nulla spaventa la Verdi! Ad aprire la seconda parte del concerto l'ouverture Meeresstille und gluckliche Fahrt di Mendelssohn. Infine le Enigma Variations di Elgar, proposte in una esecuzione fresca e briosa; su tutte la struggente variazione n.9, Nimrod, una delle pagine musicali più belle di sempre.
domenica 30 novembre 2008
lunedì 17 novembre 2008
Till Fellner, Lisa Batiashvili e Adrian Brendel in trio a Milano
Martedì 11 novembre tre giovani e bravi artisti si sono esibiti a Milano in Conservatorio per Società del Quartetto. Abbiamo ascoltato il trio composto da: Till Fellner, pianista nato nel 1972 a Vienna, vincitore del primo premio al concorso Clara Haskil nel 1993; Lisa Batiashvili, classe 1979, georgiana, vero astro del violino; Adrian Brendel, nato a Londra nel 1976, interprete tra i più apprezzati al violoncello, capace di farsi strada nel mondo della musica in modo autonomo dal padre. Sì, Adrian è il figlio del grande Alfred Brendel: non ancora sedimentate la gioia e la soddisfazione dello splendido recital alla Scala, Alfred Brendel era presente martedì scorso in Sala Verdi, in posizione defilata tra il pubblico, schivo e signorile. Emozionante è stato raggiungerlo nell'intervallo, fissarne lo sguardo penetrante e vivace, mentre si scherniva dai complimenti per il superbo concerto della sera prima, lasciando spazio e onore ai tre giovani e validi interpreti della serata.
Il programma, molto bello, ha proposto i tre trii per pianoforte, violino e violoncello op. 1 di Beethoven. Opera giovanile di Beethoven, in continuità con il linguaggio di Mozart e Haydn, ma anche profondamente nuova, in cui le passioni dell'autore travolgono gli argini ristretti della forma. Tre grandi solisti per un ottimo concerto: il trio, per sua natura, è infatti maggiormente votato ai virtuosismi dei singoli, privilegiando meno l'unisono rispetto al quartetto. Ottimo pianista è Till Fellner, che si muove con agilità e sentimento sulla tastiera, regalando melodie sognanti e tenere, in accordo con l'aspirazione di Beethoven di "far cantare il pianoforte". Molto bravo anche Adrian Brendel, in un programma in cui il violoncello è maggiormente in ombra rispetto agli altri due strumenti; prova di grande capacità tecnica ha fornito nelle Variations per violoncello e pianoforte su When the Bow Strikes, composte nel 2007 dal britannico Harrison Birtwistle (in prima esecuzione a Milano). Eccellente violinista è Lisa Batiashvili, lanciata in una carriera fulgente, che la porta ad esibirsi con orchestre come i Berliner Philarmoniker e la New York Philarmonic Orchestra, tanto per citarne alcune. Lisa Batiashvili suona un pregiato Stradivari "Engleman" del 1709: e suona con padronanza perfetta della tecnica, dolcezza espressiva, ricchezza cromatica. Anche per lei prova di bravura tecnica e stilistica nei Tre pezzi per violino e pianoforte di Gyorgy Kurtàg: composizione formata da schegge sonore, che affiorano come spettri dalle corde dello strumento per ripiombare in abissi di silenzio (tosse della sala permettendo). Sicuramente una bella serata, occasione per scoprire tre giovani e brillanti talenti.
Il programma, molto bello, ha proposto i tre trii per pianoforte, violino e violoncello op. 1 di Beethoven. Opera giovanile di Beethoven, in continuità con il linguaggio di Mozart e Haydn, ma anche profondamente nuova, in cui le passioni dell'autore travolgono gli argini ristretti della forma. Tre grandi solisti per un ottimo concerto: il trio, per sua natura, è infatti maggiormente votato ai virtuosismi dei singoli, privilegiando meno l'unisono rispetto al quartetto. Ottimo pianista è Till Fellner, che si muove con agilità e sentimento sulla tastiera, regalando melodie sognanti e tenere, in accordo con l'aspirazione di Beethoven di "far cantare il pianoforte". Molto bravo anche Adrian Brendel, in un programma in cui il violoncello è maggiormente in ombra rispetto agli altri due strumenti; prova di grande capacità tecnica ha fornito nelle Variations per violoncello e pianoforte su When the Bow Strikes, composte nel 2007 dal britannico Harrison Birtwistle (in prima esecuzione a Milano). Eccellente violinista è Lisa Batiashvili, lanciata in una carriera fulgente, che la porta ad esibirsi con orchestre come i Berliner Philarmoniker e la New York Philarmonic Orchestra, tanto per citarne alcune. Lisa Batiashvili suona un pregiato Stradivari "Engleman" del 1709: e suona con padronanza perfetta della tecnica, dolcezza espressiva, ricchezza cromatica. Anche per lei prova di bravura tecnica e stilistica nei Tre pezzi per violino e pianoforte di Gyorgy Kurtàg: composizione formata da schegge sonore, che affiorano come spettri dalle corde dello strumento per ripiombare in abissi di silenzio (tosse della sala permettendo). Sicuramente una bella serata, occasione per scoprire tre giovani e brillanti talenti.
Etichette:
Pianisti,
Quartetti e musica da camera,
Violinisti,
Violoncellisti
venerdì 14 novembre 2008
Alfred Brendel alla Scala, concerto storico
Vi è un buon numero di ottimi pianisti sulla scena musicale. Ve ne sono poi alcuni - si contano sulle dita di una mano - che suonano in un'altra dimensione, perfetto connubio tra talento eccezionale e sensibilità interpretativa unica. Alfred Brendel è di diritto tra questi ultimi, nume tutelare del pianismo.
All'età di 77 anni quello che è uno dei più grandi pianisti viventi e di sempre ha scelto di ritirarsi a vita privata. Una scelta di dignità assoluta, all'apice di una vita dedicata alla musica. Come ultimo regalo al suo pubblico Brendel ha scelto di tenere un'ultima tourneè - recital solistici e concerti con orchestra - nelle città e con le orchestre più significative per la sua storia musicale. E' stato così che lunedì 10 novembre si è congedato da Milano, con il suo ultimo concerto per la città e per l'Italia, al Teatro alla Scala, ospite di Società del Quartetto. Un concerto che, senza enfasi, si può a ragione definire storico. E che non si cancellerà dalla nostra memoria.
Teatro tutto esaurito, per il saluto del sommo Maestro. Lezione di pianismo l'intero concerto: così si suona nelle sfere celesti. Il programma è quello che Brendel ha scelto per l'ultima serie dei suoi recital solistici. Integralmente imperniato sui "suoi" autori, quelli che ha frequentato per una vita, di cui conosce ogni segreto più recondito. Ed ecco così Haydn, con le Variazioni in fa minore, Hob XVII/6, inizio della magica serata, in cui scopriamo una inattesa vena malinconica e crepuscolare. Poi Mozart, con la Sonata in fa maggiore K533/K494, di cui Brendel rende tutto l'ardimernto compositivo, la maestria del contrappunto, la grazia e la finezza della partitura. A chiusura della prima parte Beethoven, con la Sonata quasi una fantasia op. 27 n.1, in una interpretazione a tratti sognante, che tocca il sublime. Infine, ad occupare l'intera seconda parte del concerto, la Sonata in si bemolle maggiore D960 di Schubert. Composizione meravigliosa, addio in musica del compositore e commiato per Alfred Brendel. Un vero monumento pianistico, offertoci in una luce tutta nuova, con una finezza ed una sensibilità che solo Brendel può conferire. La malinconia si fonde con la tenerezza, la musica fluisce direttamente nel nostro animo: e tutto è bellissimo! Lezioni di stile e di pianismo: un concerto che è lo specchio di Alfred Brendel, dove signori assoluti sono stati la raffinatezza e la limpidezza delle interpretazioni. Con Brendel il pianoforte non è più uno strumento a percussione, tanto il suono è fluido, liquido, ammantato di seta.
Concerto storico e da iscrivere a perenne memoria. Lunghissimi gli applausi ed ovazioni del pubblico, in piedi per rendere omaggio ad un vero Maestro. Che, con generosità, porta in dote quattro fuoriprogramma: una Bagatella di Beethoven, un Liszt da Annes de Pelegrinage, il preludio ad un corale di Bach e, strappato da applausi senza fine, un Impromptu di Schubert. Ancora poco più di 10 concerti al 18 dicembre, quando al Musikverein di Vienna, con i Wiener Philarmoniker e Sir Charles Mackerras, si chiuderà fulgidamente l'ampia parabola artistica di Alfred Brendel.
All'età di 77 anni quello che è uno dei più grandi pianisti viventi e di sempre ha scelto di ritirarsi a vita privata. Una scelta di dignità assoluta, all'apice di una vita dedicata alla musica. Come ultimo regalo al suo pubblico Brendel ha scelto di tenere un'ultima tourneè - recital solistici e concerti con orchestra - nelle città e con le orchestre più significative per la sua storia musicale. E' stato così che lunedì 10 novembre si è congedato da Milano, con il suo ultimo concerto per la città e per l'Italia, al Teatro alla Scala, ospite di Società del Quartetto. Un concerto che, senza enfasi, si può a ragione definire storico. E che non si cancellerà dalla nostra memoria.
Teatro tutto esaurito, per il saluto del sommo Maestro. Lezione di pianismo l'intero concerto: così si suona nelle sfere celesti. Il programma è quello che Brendel ha scelto per l'ultima serie dei suoi recital solistici. Integralmente imperniato sui "suoi" autori, quelli che ha frequentato per una vita, di cui conosce ogni segreto più recondito. Ed ecco così Haydn, con le Variazioni in fa minore, Hob XVII/6, inizio della magica serata, in cui scopriamo una inattesa vena malinconica e crepuscolare. Poi Mozart, con la Sonata in fa maggiore K533/K494, di cui Brendel rende tutto l'ardimernto compositivo, la maestria del contrappunto, la grazia e la finezza della partitura. A chiusura della prima parte Beethoven, con la Sonata quasi una fantasia op. 27 n.1, in una interpretazione a tratti sognante, che tocca il sublime. Infine, ad occupare l'intera seconda parte del concerto, la Sonata in si bemolle maggiore D960 di Schubert. Composizione meravigliosa, addio in musica del compositore e commiato per Alfred Brendel. Un vero monumento pianistico, offertoci in una luce tutta nuova, con una finezza ed una sensibilità che solo Brendel può conferire. La malinconia si fonde con la tenerezza, la musica fluisce direttamente nel nostro animo: e tutto è bellissimo! Lezioni di stile e di pianismo: un concerto che è lo specchio di Alfred Brendel, dove signori assoluti sono stati la raffinatezza e la limpidezza delle interpretazioni. Con Brendel il pianoforte non è più uno strumento a percussione, tanto il suono è fluido, liquido, ammantato di seta.
Concerto storico e da iscrivere a perenne memoria. Lunghissimi gli applausi ed ovazioni del pubblico, in piedi per rendere omaggio ad un vero Maestro. Che, con generosità, porta in dote quattro fuoriprogramma: una Bagatella di Beethoven, un Liszt da Annes de Pelegrinage, il preludio ad un corale di Bach e, strappato da applausi senza fine, un Impromptu di Schubert. Ancora poco più di 10 concerti al 18 dicembre, quando al Musikverein di Vienna, con i Wiener Philarmoniker e Sir Charles Mackerras, si chiuderà fulgidamente l'ampia parabola artistica di Alfred Brendel.
domenica 9 novembre 2008
Musica Serenissima con Bernardini ed Ensemble Zefiro
Mercoledì 5 novembre scorso le "Settimane Barocche di Brescia" ci hanno condotto a Rodengo Saiano (paese sulle prime colline che portano al lago d'Iseo). Nella bella cornice dell'Auditorium San Salvatore, una chiesa sconsacrata e trasformata in centro culturale, si è tenuto il concerto dell'Ensemble Zefiro, diretto dall'ottimo Alfredo Bernardini, che è anche eccellente oboista. L'Ensemble Zefiro è stato fondato nel 1989 da Bernardini e dai due fratelli Paolo e Alberto Grazzi, rispettivamente oboista e fagottista. Si tratta di una delle migliori formazioni specializzate nell'interpretazione della musica del Settecento su strumenti dell'epoca. I suoi componenti sono tutti insegnati presso Conservatori e membri di famose formazioni europee come The English Concert, Amsterdam Baroque Orchestra, Petite Bande di Bruxelles, Giardino Armonico, Hesperion XX, Les Concerts des Nations di Barcellona. Zefiro incide per Opus 111 - Naive ed è regolarmente presente in Italia, Svizzera, Spagna, Germania, in aggiunta a toruneè negli Stati Uniti, Giappone, Sud America.
Nel concerto di Rodengo Saiano sono stati proposti concerti di Vivaldi e di altri autori del Settecento veneziano (Albinoni, Galuppi, Bigaglia, Platti). Veri gioielli della musica dell'epoca, tanto più fulgenti nell'interpretazione viva, ricca di colore ed entusiasmo, proposta dagli ottimi musicisti di Ensemble Zefiro. Grande risalto hanno i fiati - oboe e fagotto - in tutte le partiture presentate: la finezza esecutiva di Bernardini e Paolo Grazzi all'oboe e di Alberto Grazzi al fagotto ha reso omaggio a questi strumenti, alle loro potenzialità virtuosistiche, alla capacità di dialogo con gli archi ed il clavicembalo.
Una ottima serata, occasione per ringraziare le "Settimane Barocche di Brescia", che organizzano una rassegna ricca e di alta qualità, con prezzi veramente "popolari" per i biglietti. Plauso anche al pubblico delle tre serate cui abbiamo assistito: attento, silenzioso, educato.
Nel concerto di Rodengo Saiano sono stati proposti concerti di Vivaldi e di altri autori del Settecento veneziano (Albinoni, Galuppi, Bigaglia, Platti). Veri gioielli della musica dell'epoca, tanto più fulgenti nell'interpretazione viva, ricca di colore ed entusiasmo, proposta dagli ottimi musicisti di Ensemble Zefiro. Grande risalto hanno i fiati - oboe e fagotto - in tutte le partiture presentate: la finezza esecutiva di Bernardini e Paolo Grazzi all'oboe e di Alberto Grazzi al fagotto ha reso omaggio a questi strumenti, alle loro potenzialità virtuosistiche, alla capacità di dialogo con gli archi ed il clavicembalo.
Una ottima serata, occasione per ringraziare le "Settimane Barocche di Brescia", che organizzano una rassegna ricca e di alta qualità, con prezzi veramente "popolari" per i biglietti. Plauso anche al pubblico delle tre serate cui abbiamo assistito: attento, silenzioso, educato.
domenica 2 novembre 2008
Il Giardino Armonico e Giovanni Antonini per le Settimane Barocche di Brescia
Venerdì 31 ottobre si sono conclusi i primi due - intensissimi - mesi della nostra nuova stagione. Sede del concerto è stata Brescia, Palazzo Gaifani, storico edificio che ospita la sede della Croce Bianca. In una bella e raccolta sala abbiamo vissuto l'atmosfera del concerto "da salotto", davanti ad un attento pubblico di un centinaio di persone. Di spicco i protagonisti della serata: l'ensemble Il Giardino Armonico e Giovanni Antonini, direttore musicale e solista ai flauti. Ottimo concerto, grazie all'organizzazione delle Settimane barocche di Brescia.
In una sala dall'ottima acustica si è potuta apprezzare la bellezza del programma, con opere di Dario Castello, Tarquinio Merula, Giovanni Battista Buonamente, Baldassare Galuppi e, ovviamente, Antonio Vivaldi, che non poteva mancare in un concerto il cui filo rosso è stata la musica composta a Venezia tra Sei e Settecento. Eccellente l'ensemble protagonista della serata, composto da ottimi artisti, capaci di un suono ricco, brillante, entusiasticamente decorato. Fondato a Milano nel 1985 Il Giardino Armonico si è imposto tra i massimi ensemble dedicati all'interpretazione della musica antica su strumenti dell'epoca, vantando un curriculum internazionale di estremo prestigio, sintetizzato dal contratto discografico con la storica etichetta - recentemente fatta rinascere da Decca - L'Oiseau Lyre. Semplicemente strabiliante è poi la bravura di Giovanni Antonini, fondatore e direttore del Giardino Armonico, flautista di talento impressionante, invitato nel 2004 da Sir Simon Rattle a dirigere i Berliner Philarmoniker in un programma barocco. Già ascoltato, sempre ai flauti, pochi giorni fa in concerto con Ottavio Dantone, anche venerdì sera Antonini si è imposto all'attenzione del pubblico per il dominio tecnico totale dello strumento, il virtuosismo ammirevole, la ricchezza di coloriture ed espressività, che culminano in una esibizione di estrema finezza ed eleganza. Concerto davvero ottimo per concludere questi primi due mesi della stagione 2008/2009 che, con il mese di novembre, di pari passo con l'avanzare dell'autunno nell'inverno, rallenterà un po' i propri ritmi.
In una sala dall'ottima acustica si è potuta apprezzare la bellezza del programma, con opere di Dario Castello, Tarquinio Merula, Giovanni Battista Buonamente, Baldassare Galuppi e, ovviamente, Antonio Vivaldi, che non poteva mancare in un concerto il cui filo rosso è stata la musica composta a Venezia tra Sei e Settecento. Eccellente l'ensemble protagonista della serata, composto da ottimi artisti, capaci di un suono ricco, brillante, entusiasticamente decorato. Fondato a Milano nel 1985 Il Giardino Armonico si è imposto tra i massimi ensemble dedicati all'interpretazione della musica antica su strumenti dell'epoca, vantando un curriculum internazionale di estremo prestigio, sintetizzato dal contratto discografico con la storica etichetta - recentemente fatta rinascere da Decca - L'Oiseau Lyre. Semplicemente strabiliante è poi la bravura di Giovanni Antonini, fondatore e direttore del Giardino Armonico, flautista di talento impressionante, invitato nel 2004 da Sir Simon Rattle a dirigere i Berliner Philarmoniker in un programma barocco. Già ascoltato, sempre ai flauti, pochi giorni fa in concerto con Ottavio Dantone, anche venerdì sera Antonini si è imposto all'attenzione del pubblico per il dominio tecnico totale dello strumento, il virtuosismo ammirevole, la ricchezza di coloriture ed espressività, che culminano in una esibizione di estrema finezza ed eleganza. Concerto davvero ottimo per concludere questi primi due mesi della stagione 2008/2009 che, con il mese di novembre, di pari passo con l'avanzare dell'autunno nell'inverno, rallenterà un po' i propri ritmi.
Natalia Gutman, il canto carezzevole del violoncello
Giovedì 30 ottobre Serate Musicali ha proposto in Sala Verdi del Conservatorio di Milano un concerto alla memoria di Mstislav Rostropovich, protagonista una delle più grandi violoncelliste viventi, Natalia Gutman, assieme alla Siberian Symphony Orchestra, già apprezzata nel concerto con Elisso Virsaladze, sempre con la direzione di Evgeny Samoylov.
Natalia Gutman si è esibita nel Concerto per violoncello e orchestra in si minore op.104 di Dvorak, una delle più suggestive composizioni per questo strumento, permeata da una calda vena romantica. Mai avevo ascoltato Natalia Gutman dal vivo: il concerto di giovedì scorso è perciò stato un vero balsamo, l'audizione sul campo di colei che, con Misha Maisky, è probabilmente la massima espressione del violoncello. Ciò che colpisce, nell'ascoltare la Gutman mentre suona il suo splendido Guarneri del Gesù, è la cantabilità della sua interpretazione, incessante dalla prima all'ultima nota, un continuo fluire di armonia e melodia. Nessuno spigolo, tutto è arrotato, levigato, suadente: semplicemente perfetto! Ovazioni del pubblico ed un bis da una Suite di Bach.
Prima della Gutman l'orchestra ha dato inizio alla serata con le atmosfere sommesse ed evocative della Alba sulla Moscova dalla Chovanscina di Mussorgsky, opera incompiuta il cui spartito per canto e pianoforte fu poi orchetsrato da Rimskij-Korsakov. Nella seconda parte, infine, la Sinfonia n.6 "Patetica" di Cajkovskij, l'opera più amata dal compositore russo, quella in cui egli condensò i propri "sentimenti più intimi", dolente epigrafe della propria vita. E' una delle pagine sinfoniche più alte di tutta la storia della musica, in cui l'autoritratto musicale dell'autore si sublima in uno sconsolato e fatale pessimismo. Ben diretta da Samoylov la Siberian Symphony Orchestra ha confermato le qualità emerse nel precedente concerto, offrendo una interpretazione di buon livello, equlibrata e sentita.
Natalia Gutman si è esibita nel Concerto per violoncello e orchestra in si minore op.104 di Dvorak, una delle più suggestive composizioni per questo strumento, permeata da una calda vena romantica. Mai avevo ascoltato Natalia Gutman dal vivo: il concerto di giovedì scorso è perciò stato un vero balsamo, l'audizione sul campo di colei che, con Misha Maisky, è probabilmente la massima espressione del violoncello. Ciò che colpisce, nell'ascoltare la Gutman mentre suona il suo splendido Guarneri del Gesù, è la cantabilità della sua interpretazione, incessante dalla prima all'ultima nota, un continuo fluire di armonia e melodia. Nessuno spigolo, tutto è arrotato, levigato, suadente: semplicemente perfetto! Ovazioni del pubblico ed un bis da una Suite di Bach.
Prima della Gutman l'orchestra ha dato inizio alla serata con le atmosfere sommesse ed evocative della Alba sulla Moscova dalla Chovanscina di Mussorgsky, opera incompiuta il cui spartito per canto e pianoforte fu poi orchetsrato da Rimskij-Korsakov. Nella seconda parte, infine, la Sinfonia n.6 "Patetica" di Cajkovskij, l'opera più amata dal compositore russo, quella in cui egli condensò i propri "sentimenti più intimi", dolente epigrafe della propria vita. E' una delle pagine sinfoniche più alte di tutta la storia della musica, in cui l'autoritratto musicale dell'autore si sublima in uno sconsolato e fatale pessimismo. Ben diretta da Samoylov la Siberian Symphony Orchestra ha confermato le qualità emerse nel precedente concerto, offrendo una interpretazione di buon livello, equlibrata e sentita.
Iscriviti a:
Post (Atom)



