Sabato scorso, 25 aprile, siamo tornati nell'incantevole Teatro Bibiena di Mantova, per un nuovo appuntamento della rassegna "L'Armonia e l'Invenzione". Come sempre introdotto in modo eccellente da Angela Romagnoli, il concerto ha proposto alcune tra le più belle arie delle opere di Handel, alternate a brani strumentali. Diretto da Giulio Prandi si è esibito l'Arion Consort, ensemble residente al Collegio Ghislieri di Pavia, offrendo una interpretazione sentita del Concerto Grosso op. 6 n.1 e del Concerto Grosso op. 3 n. 5 del Maestro di Halle. Ottimo l'accompagnamento musicale offerto alla regina assoluta della serata, il soprano Roberta Invernizzi, artista dalla discografia prestigiosa, specializzata nel repertorio barocco, che interpreta nelle rassegne più importanti e con ensemble di riferimento: basti ricordare le partecipazioni al Festival di Salisburgo. Con grazia ed incanto abbiamo ascoltato la virtuosistica aria "Scherza in mar la navicella" dal Lotario; "Che sento? oh Dio" e "Se pietà di me non senti" dal Giulio Cesare; "Ritorna o caro e dolce mio tesoro" da Rodelinda; "Piangerò la sorte mia" sempre dal Giulio Cesare; per concludere con "Scoglio d'immota fronte" da Scipione. Come bis abbiamo ascoltato la meravigliosa aria dal Rinaldo "Lascia ch'io pianga", in una interpretazione magistrale. Toccante il canto e la voce di Roberta Invernizzi: se intonazione e tecnica sono a dir poco perfette, ciò che conquista lo spettatore è la grazia di una voce stupenda, raffinata, virtuosa, che sa ammaliare e toccare le corde del cuore. Questa sera stessa si esibirà in Vaticano (sala Nervi) con l'Orchestra Verdi, nel concerto in onore di Benedetto XVI.
mercoledì 29 aprile 2009
Con Roberta Invernizzi nell'empireo del canto
Sabato scorso, 25 aprile, siamo tornati nell'incantevole Teatro Bibiena di Mantova, per un nuovo appuntamento della rassegna "L'Armonia e l'Invenzione". Come sempre introdotto in modo eccellente da Angela Romagnoli, il concerto ha proposto alcune tra le più belle arie delle opere di Handel, alternate a brani strumentali. Diretto da Giulio Prandi si è esibito l'Arion Consort, ensemble residente al Collegio Ghislieri di Pavia, offrendo una interpretazione sentita del Concerto Grosso op. 6 n.1 e del Concerto Grosso op. 3 n. 5 del Maestro di Halle. Ottimo l'accompagnamento musicale offerto alla regina assoluta della serata, il soprano Roberta Invernizzi, artista dalla discografia prestigiosa, specializzata nel repertorio barocco, che interpreta nelle rassegne più importanti e con ensemble di riferimento: basti ricordare le partecipazioni al Festival di Salisburgo. Con grazia ed incanto abbiamo ascoltato la virtuosistica aria "Scherza in mar la navicella" dal Lotario; "Che sento? oh Dio" e "Se pietà di me non senti" dal Giulio Cesare; "Ritorna o caro e dolce mio tesoro" da Rodelinda; "Piangerò la sorte mia" sempre dal Giulio Cesare; per concludere con "Scoglio d'immota fronte" da Scipione. Come bis abbiamo ascoltato la meravigliosa aria dal Rinaldo "Lascia ch'io pianga", in una interpretazione magistrale. Toccante il canto e la voce di Roberta Invernizzi: se intonazione e tecnica sono a dir poco perfette, ciò che conquista lo spettatore è la grazia di una voce stupenda, raffinata, virtuosa, che sa ammaliare e toccare le corde del cuore. Questa sera stessa si esibirà in Vaticano (sala Nervi) con l'Orchestra Verdi, nel concerto in onore di Benedetto XVI.
venerdì 24 aprile 2009
Feng Ning, giovane promessa del violino
Mercoledì 22 aprile a Cremona si è ricordato con un concerto il centenario della fondazione della Soceità dei Concerti della nostra città, che avveniva proprio il 22 aprile del 1909. Una Società nata nel piccolo Teatro Filodrammatici, dove si è tenuto il Concerto del Centenario. Una Società che ha avuto l'onore di ospitare nomi quali Bela Bartok o Claudio Arrau. Abbandonato il Teatro Filodrammatici le stagioni concertistiche si sono in seguito trasferite nel massimo teatro cittadino, il Ponchielli di Corso Vittorio Emanuele. Su iniziativa del presidente della Società Filodrammatica Cremonese, Giorgio Mantovani, e di Alberto Baldrighi, rinasce al Teatro Filodrammatici la "Società Concerti del Filo", che si affiancherà alla stagione concertistica del Ponchielli. Non possiamo che augurare successo all'iniziativa, sperando in proposte di qualità, nella cornice del piccolo Teatro Filodrammatici, ottima sala per musica da camera.
Il concerto di mercoledì ha avuto il difetto dei concerti celebrativi in una città di provincia: tante parole introduttive, con la musica che ha trovato spazio almeno mezz'ora dopo l'orario prestabilito. Protagonista è stato Feng Ning, violinista di origine cinese, classe 1981, vincitore nel 2005 della Michael Hill International Violin Competition e, nel 2006, del premio Paganini a Genova (nello stesso anno giungeva seconda Yura Lee, ascoltata quest'anno al Ponchielli). Accompagnato da una giovane pianista connazionale, Huijing Han, Feng Ning ha proposto una prima parte molto melodica. Si è iniziato con la Suite in Old Style di Schnittke, una trascrizione (1972) del compositore per piano e violino di proprie musiche per film, uno Schnittke diverso da quello cui siamo soliti pensare, una pagina musicale dolce e malinconica, anche se non particolarmente originale. Composta nel 1893 e con alcuni richiami alla Sinfonia dal Nuovo Mondo è invece la Sonatina in sol op. 100 di Dvorak, presentata a conclusione della prima parte della serata, in cui Feng Ning ha suonato con la giusta cantabilità, ricercando sul suono del suo bel violino Stefan-Peter Greiner del 2007.
Seconda parte eminentemente virtuosistica, come si addice ad un giovane talentuoso: Tzigane di Ravel; Meditation da Thais di Massenet; Zingaresca di de Sarasate; I palpiti di Paganini. Brani che hanno esaltato la tecnica di Feng Ning, ben padrone del proprio violino e di tutto il repertorio di virtuosismo richiesto ad un violinista. Al termine tre bis: due composizioni di Paganini non meglio identificate e La ridda dei folletti di Barzini.
martedì 21 aprile 2009
Nicolai Lugansky torna a Milano con un emozionante concerto
Il concerto milanese si è aperto con la trascrizione di Rachmaninov di Preludio, Gavotta e Giga della Partita in mi maggiore BWV 1006: un Bach che nella trascrizione per pianoforte diviene virtusosistico, senza perdere la sua essenza. E' seguita la Sonata n.3 op. 58 di Chopin: un puro incanto nella interpretazione di Lugansky, fluida, spontanea, così elegante e sentita. Una interpretazione da ricordare, in cui l'artista lascia la propria impronta, difficile da eguagliare.
Seconda parte tutta Rachmaninov. Si parte con alcuni preludi: il n.1 dell'op. 23, il n.12 dell'op.32, il n.5 dell'op. 32 (limpidamente lirico), il n.7 dell'op. 23 (trionfo di virtuosismo e cromatismo). Quindi Etudes - Tableaux op. 33: gli otto studi si susseguono ed ammaliano, tra virtuosismo vertiginoso e miraggi sonori. Conclusione della splendida serata con due fuoriprogramma: da Carneval op. 9 di Schumann; infine lo studio n.2 dall'op.10 di Chopin. Il prossimo appuntamento col pianismo intenso e sincero di Lugansky è per maggio, al Festival Michelangeli.
domenica 19 aprile 2009
Uto Ughi, virtuosisismo al Ponchielli di Cremona
Photo from Ughi's websiteLo scorso dicembre, dopo il concerto al Senato, a seguito della diatriba che ne nacque tra Uto Ughi ed Allevi, qualcuno sostenne che tesi come quella - sacrosanta in verità - del grande violinista avrebbero finito per riempire sempre più le serate di Allevi, svuotando quelle Di Ughi e colleghi (cioè dei musicisti veri). Per ora di rischi di questo genere Uto Ughi non ne corre: mercoledì 15 aprile il Teatro Ponchielli di Cremona era tutto esaurito per il concerto conclusivo della stagione concertistica, con Uto Ughi accompaganato da Alessandro Specchi. Un pubblico eterogeneo, composto dai soliti abbonati e anche da chi assiste ad uno-due concerti l'anno, forse più per motivi "mondani" che di autentica passione. Certo l'impressione che la sala deve aver dato dopo un applauso clamorosamente fuori luogo al termine del primo tempo della Kreutzer non deve essere stata quella di trovarsi tra persone competenti. D'altronde lo stato di piattume permanente dell'educazione musicale in Italia è desolante. Ben vengano allora le notazioni didascaliche con cui Uto Ughi ha presentato il suo programma, cercando di fornire un'infarinatura generale a quella parte di spettatori occasionali provincialmente accorsi sul richiamo del grando nome; spettatori che, li abbiamo sentiti, stasera andranno anche a "sentire" Allevi (fortunatamente non incluso nel programma della concertistica).
La serata si è aperta con il Preludio e Allegro di Pugnani-Kreisler, per poi entrare nel vivo con la Sonata n.9 "Kreutzer" di Beethoven, del cui improvvido applauso si è già detto. Seconda parte del concerto aperta dal celebre Introduction et Rondo capriccioso di Saint-Saens. Quindi due brani di Wienawski, lo Chopin del violino, come ricordato da Ughi: Polonaise da concerto in re maggiore op. 4 e Scherzo tarantella in sol minore op. 16. A chiudere il programma Tzigane di Ravel. Uto Ughi, sempre ben accompaganato da Alessandro Specchi, pianista di grande esperienza e solidità, ha suonato il proprio Guarneri del Gesù 1744, strumento dal suono caldo e pieno. Si è cimentato con agilità e agio in un programma certamente impegnativo, da vero virtuoso quale è. Per concludere il programma due bis: Meditation dall'atto III di Thais di Massenet; La ridda dei folletti di Antonio Barzini, scoppiettante conclusione della serata.
domenica 12 aprile 2009
Angela Hewitt in concerto con l'Orchestra da Camera di Mantova
Photo by Eric Richmond, from Angela Hewitt's websiteE' sempre un piacere ascoltare la pianista canadese Angela Hewitt. Martedì 7 aprile è stata ospite dell'Orchestra da Camera di Mantova al Teatro "Pagano" di Canneto sull'Oglio. Splendido concerto, che ci ha fatto conoscere un piccolo teatro, restaurato con cura pochi anni or sono, molto accogliente e ricco di fascino, con un'ottima acustica. Se alla splendida sala aggiungiamo il suono chiaro e appassionato dell'OCM ed una grandissima pianista come Angela Hewitt, è garantita una serata di ottima musica.
L'orchestra ha aperto il concerto con le Antiche danze ed arie per liuto - Suite n.3 di Respighi: presentata per la prima volta nel 1932 l'opera raccoglie e ripropone con grande coloritura materiali originali del XVI e XVII secolo. E' stata poi la volta di Angela Hewitt, che ha suonato, come spesso fa, un pianoforte Fazioli, di cui apprezziamo ogni volta il suono cristallino e lucente. Abbiamo ascoltato il Concerto n.27 K 595 di Mozart: un'interpretazione magistrale, pura e sognante. Nella seconda parte della serata Bach, con il Concerto per pianoforte e orchestra BWV 1053: altra splendida interpretazione di Angela Hewitt - reduce dal titanico Bach World Tour - in cui ha suonato con straordinaria musicalità e senso del ritmo. In entrambi i concerti è sempre stata ben supportata dall'Orchestra da Camera di Mantova, con cui la pianista canadese suonerà a giugno in due concerti del "Trasimeno Music Festival", rassegna creata da Angela Hewitt stessa - che dal 2002 ha una casa sul lago Trasimeno, vicino al Castello dei Cavalieri di Malta, a Magione, sede del Festival. Nonostante l'ora tarda l'entusiasmo del pubblico è stato premiato da uno splendido bis: l'Adagio della Sonata op. XVI n.52 di Haydn.
Conclusione del concerto con l'OCM impegnata nella Sinfonia in re minore op.12 n. 4 "La Casa del Diavolo" di Boccherini, opera pervasa da inquietudine e dal travolgente finale, che cita l'ultima parte di un balletto di Gluck. Come sempre ottima l'Orchestra da Camera di Mantova: grande musicalità, attenzione al fraseggio, entusiasmo nel suonare, con il carismatico e travolgente primo violino Carlo Fabiano. Una realtà solare nel talvolta desolato scenario musicale italiano.
L'orchestra ha aperto il concerto con le Antiche danze ed arie per liuto - Suite n.3 di Respighi: presentata per la prima volta nel 1932 l'opera raccoglie e ripropone con grande coloritura materiali originali del XVI e XVII secolo. E' stata poi la volta di Angela Hewitt, che ha suonato, come spesso fa, un pianoforte Fazioli, di cui apprezziamo ogni volta il suono cristallino e lucente. Abbiamo ascoltato il Concerto n.27 K 595 di Mozart: un'interpretazione magistrale, pura e sognante. Nella seconda parte della serata Bach, con il Concerto per pianoforte e orchestra BWV 1053: altra splendida interpretazione di Angela Hewitt - reduce dal titanico Bach World Tour - in cui ha suonato con straordinaria musicalità e senso del ritmo. In entrambi i concerti è sempre stata ben supportata dall'Orchestra da Camera di Mantova, con cui la pianista canadese suonerà a giugno in due concerti del "Trasimeno Music Festival", rassegna creata da Angela Hewitt stessa - che dal 2002 ha una casa sul lago Trasimeno, vicino al Castello dei Cavalieri di Malta, a Magione, sede del Festival. Nonostante l'ora tarda l'entusiasmo del pubblico è stato premiato da uno splendido bis: l'Adagio della Sonata op. XVI n.52 di Haydn.
Conclusione del concerto con l'OCM impegnata nella Sinfonia in re minore op.12 n. 4 "La Casa del Diavolo" di Boccherini, opera pervasa da inquietudine e dal travolgente finale, che cita l'ultima parte di un balletto di Gluck. Come sempre ottima l'Orchestra da Camera di Mantova: grande musicalità, attenzione al fraseggio, entusiasmo nel suonare, con il carismatico e travolgente primo violino Carlo Fabiano. Una realtà solare nel talvolta desolato scenario musicale italiano.
sabato 11 aprile 2009
"Les Gouts Réunis" con Savall e Le Concert des Nations a Mantova

Photo from Savall's websiteSabato scorso, 4 aprile, si è inaugurata al Teatro Bibiena di Mantova la terza edizione della rassegna "l'Armonia e l'Invenzione", organizzata dal gruppo Ensemble Zefiro di Alfredo Bernardini, motivo d'orgoglio per il nostro paese (ensemble già ascoltato a novembre in un ottimo concero a Rodengo Saiano, vincitore di un "diapason d'or" per la registrazione dei Royal Fireworks di Handel). Una rassegna che si inserisce nell'ambito della "Rete Orfeo", cirucito lombardo di musica antica che riunisce, oltre ad Ensemble Zefiro (in rappresentanza di Mantova), le Settimane Barocche (Brescia, con l'ensemble Brixia Musicalis), Ghislieri Musica (Pavia, con l'Arion Choir & Consort), Associazione il Quartettone (con l'Accademia Litta di Milano). Tutto in attesa del Festival Monteverdi di Cremona. In tempi di crisi la musica antica sembra godere di buona salute, attirando oltretutto un pubblico più giovane rispetto alle tradizionali stagioni concertistiche, a dispetto di chi crede che per richiamare i giovani serva una "nuova" musica classica "contemporanea" basata su immediatezza dell'ascolto e povertà della composizione...
Il concerto inaugurale ha visto la presenza di un autentico mito della musica antica e barocca: Jordi Savall, per l'occasione con il suo gruppo "Le Concert des Nations", ensemble fondato da Savall nel 1989, dopo Hesperion XX (1974) e La Capella Reial de Catalunya (1987). Jordi Savall, straordinario virtuoso della viola da gamba, è una personalità musicale a tutto tondo: quest'anno, nel 250° anniversario della morte di Handel, riceverà ad Halle, città natale del compositore, il premio Georg Friedrich Handel, ultima di una serie di prestigiose onoreficenze. Nel concerto di Mantova abbiamo ascoltato una panoramica dei grandi autori del seicento e settecento francese, che vissero nella gloriosa epoca di Luigi XIV: l'italiano naturalizzato francese Jean Baptiste Lully, Louis e Francois Couperin, Charpentier, Marais, Francesco Corbetta, Forqueray, Leclair. Programma che ci ha portato a conoscere le peculiarità della musica francese antica, diversa da quella della scuola italiana e tedesca, maggiormente legata ad un uso quale intrattenimento della corte. Una musica di circostanza, tuttavia permeata di una profonda grazia e bellezza.
Grandissimo Savall: per la portata culturale delle operazioni di riscoperta musicale che attua; per la bravura ed il suono unico dei suoi ensemble; per il virtuosismo di cui è capace con la viola da gamba. Un concerto rasserenante, complice anche l'atmosfera unica di quel gioiello che è il Teatro Bibiena di Mantova: per una sera ci è sembrato di compiere un viaggio a ritroso nel tempo, ospiti per davvero di una corte reale. A conclusione del concerto un bis, la XXII Bourrée des avignonez, opera di un anonimo, composta per la nascita di Luigi XIII.
Il concerto inaugurale ha visto la presenza di un autentico mito della musica antica e barocca: Jordi Savall, per l'occasione con il suo gruppo "Le Concert des Nations", ensemble fondato da Savall nel 1989, dopo Hesperion XX (1974) e La Capella Reial de Catalunya (1987). Jordi Savall, straordinario virtuoso della viola da gamba, è una personalità musicale a tutto tondo: quest'anno, nel 250° anniversario della morte di Handel, riceverà ad Halle, città natale del compositore, il premio Georg Friedrich Handel, ultima di una serie di prestigiose onoreficenze. Nel concerto di Mantova abbiamo ascoltato una panoramica dei grandi autori del seicento e settecento francese, che vissero nella gloriosa epoca di Luigi XIV: l'italiano naturalizzato francese Jean Baptiste Lully, Louis e Francois Couperin, Charpentier, Marais, Francesco Corbetta, Forqueray, Leclair. Programma che ci ha portato a conoscere le peculiarità della musica francese antica, diversa da quella della scuola italiana e tedesca, maggiormente legata ad un uso quale intrattenimento della corte. Una musica di circostanza, tuttavia permeata di una profonda grazia e bellezza.
Grandissimo Savall: per la portata culturale delle operazioni di riscoperta musicale che attua; per la bravura ed il suono unico dei suoi ensemble; per il virtuosismo di cui è capace con la viola da gamba. Un concerto rasserenante, complice anche l'atmosfera unica di quel gioiello che è il Teatro Bibiena di Mantova: per una sera ci è sembrato di compiere un viaggio a ritroso nel tempo, ospiti per davvero di una corte reale. A conclusione del concerto un bis, la XXII Bourrée des avignonez, opera di un anonimo, composta per la nascita di Luigi XIII.
venerdì 10 aprile 2009
Argerich e Zilberstein, due regine per due pianoforti
Photo by Heike Rost, courtesy of the authorFinalmente siamo tornati ad ascoltare la grande Martha Argerich: l'ultima volta fu il 7 marzo 2008, in un memorabile concerto con l'Orchestra Verdi. Gioved' 2 aprile la leggenda del pianismo è tornata ad esibirsi a Milano, Sala Verdi del Conservatorio, ospite di Serate Musicali assieme ad un altra grandissima pianista, Lilya Zilberstein. Come ha scritto Enrico Parola sul Corriere due regine dalla personalità spiccata e diversa: argentina Martha, moscovita Lilya, entrambe cittadine del mondo; due stili diversi, accomunati da una grande fisicità alla tastiera e dalla voglia di essere protagoniste, mai disposte a fare da spalla; due interpreti raffinate quanto passionali.
Concerto imperdibile quello milanese: non a caso la sala era stipata in ogni ordine di posto, perfino dietro i due Steinway, nelle file del coro. Peccato per una certa rumorosità ed alcuni eccessi tussivi. Accoglienza comunque calorosa e latina, come si conviene alle due regine. Assise al proprio trono dai tasti bianchi e neri hanno proposto un programma tutto per due pianoforti, iniziato con la trascrizione che Ferruccio Busoni fece della Fantasia in fa minore K 608 per organo meccanico di Mozart, opera sublime e ricca di virtuosismo. E' seguita, sempre del salisburghese, la Sonata in re maggiore K 448 per 2 pianoforti: opera intessuta sul dialogo raffinato tra i due strumenti. Abbiamo poi ascoltato Schumann, Andante e Variazioni per due pianoforti op. 46. Quindi il Concertino in la minore op. 94 per 2 pianoforti di Sostakovich: un'opera di grande effetto, brillante e vitale, con molti richiami alla musica popolare. La seconda parte del concerto è proseguita con Brahms, Variazioni su un tema di Haydn per 2 pianoforti op. 56b: romanticismo e classicità si fondono, in un'opera basata sul cosiddetto "Corale di S. Antonio". In conclusione Rachmaninov, con la Suite n.1 in sol minore op.5 "Fantasie-Tableaux" per 2 pianoforti: non resta che lasciarsi trasportare dalla musica tra le suggestioni e gli incanti delle poesie che ispirano i 4 tempi, versi di Lermontov, Byron, la poesia "Lacrime" di Tjucev, "Festa di Pasqua" di Komjakov. Ed esplode la Sala Verdi, incoronando le due protagoniste della serata, che concedono due bis.
Concerto splendido: il pubblico esce soddisfatto e con il sorriso sulle labbra. Martha Argerich ha rinnovato la sua leggenda, il suo mito vivente, trovando in Lilya Zilberstein, con cui suona in duo da tempo, una partner perfetta, capace di tenerne il passo senza difficoltà. Due pianiste capaci di domare la musica, di sprigionarla - viva - dalle proprie dita.
Concerto imperdibile quello milanese: non a caso la sala era stipata in ogni ordine di posto, perfino dietro i due Steinway, nelle file del coro. Peccato per una certa rumorosità ed alcuni eccessi tussivi. Accoglienza comunque calorosa e latina, come si conviene alle due regine. Assise al proprio trono dai tasti bianchi e neri hanno proposto un programma tutto per due pianoforti, iniziato con la trascrizione che Ferruccio Busoni fece della Fantasia in fa minore K 608 per organo meccanico di Mozart, opera sublime e ricca di virtuosismo. E' seguita, sempre del salisburghese, la Sonata in re maggiore K 448 per 2 pianoforti: opera intessuta sul dialogo raffinato tra i due strumenti. Abbiamo poi ascoltato Schumann, Andante e Variazioni per due pianoforti op. 46. Quindi il Concertino in la minore op. 94 per 2 pianoforti di Sostakovich: un'opera di grande effetto, brillante e vitale, con molti richiami alla musica popolare. La seconda parte del concerto è proseguita con Brahms, Variazioni su un tema di Haydn per 2 pianoforti op. 56b: romanticismo e classicità si fondono, in un'opera basata sul cosiddetto "Corale di S. Antonio". In conclusione Rachmaninov, con la Suite n.1 in sol minore op.5 "Fantasie-Tableaux" per 2 pianoforti: non resta che lasciarsi trasportare dalla musica tra le suggestioni e gli incanti delle poesie che ispirano i 4 tempi, versi di Lermontov, Byron, la poesia "Lacrime" di Tjucev, "Festa di Pasqua" di Komjakov. Ed esplode la Sala Verdi, incoronando le due protagoniste della serata, che concedono due bis.
Concerto splendido: il pubblico esce soddisfatto e con il sorriso sulle labbra. Martha Argerich ha rinnovato la sua leggenda, il suo mito vivente, trovando in Lilya Zilberstein, con cui suona in duo da tempo, una partner perfetta, capace di tenerne il passo senza difficoltà. Due pianiste capaci di domare la musica, di sprigionarla - viva - dalle proprie dita.
martedì 7 aprile 2009
Harding e Mahler Chamber Orchestra, trionfo a Cremona
Photo by Elisabeth Carecchio, from MCO websiteMercoledì 1 aprile eccellente concerto al Ponchielli di Cremona: per il 2° anno consecutivo è tornata la Mahler Chamber Orchestra, con il suo direttore Daniel Harding. Il successo dello scorso anno è stato replicato: non può essere altrimenti con un'orchestra tra le migliori al mondo ed un direttore tra i più acclamati.
Dopo Ouverture per Genoveva op. 81 di Schumann, l'orchestra ha presentato il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Beethoven, solista Fazil Say. Pianista di chiara impronta jazzistica, Say ha puntato tutto sugli effetti speciali ed il proprio funambolismo, conquistando il favore di larga parte del pubblico. Tre i bis proposti: un improbabile Mozart, "Ah, vous dirai je maman" variazioni K265; una propria composizione di grande effetto, Black Earth; per concludere col celeberrimo Summertime. Un lungo fuoriprogramma che ha forse rubato spazio all'orchestra.
Dopo Ouverture per Genoveva op. 81 di Schumann, l'orchestra ha presentato il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Beethoven, solista Fazil Say. Pianista di chiara impronta jazzistica, Say ha puntato tutto sugli effetti speciali ed il proprio funambolismo, conquistando il favore di larga parte del pubblico. Tre i bis proposti: un improbabile Mozart, "Ah, vous dirai je maman" variazioni K265; una propria composizione di grande effetto, Black Earth; per concludere col celeberrimo Summertime. Un lungo fuoriprogramma che ha forse rubato spazio all'orchestra.
Dopo l'intervallo la MCO ha proposto la Terza di Brahms. Bravissimo Daniel Harding: gesto incisivo, padronanza perfetta, un vero demiurgo che plasma il suono della propria orchestra, dirigendo a mani nude, con un flusso travolgente di energia. E che orchestra! Tutta da ascoltare e da vedere, con musicisti appassionati e gioiosi, visivamente partecipi dell'atto di creazione della musica: non esecutori ma veri artisti.
domenica 5 aprile 2009
Con Trevor Pinnock alla scoperta del clavicembalo
Photo from AMC websiteMartedì 31 marzo, piove fuori dall'Auditorium Paganini di Parma. Nella luce tenue della sala, riflesso sulle vetrate del gioiello progettato da Renzo Piano, suona al clavicamebalo Trevor Pinnock, vera leggenda di questo strumento, nonché pioniere dell'interpretazione della musica antica e barocca, fondatore nel 1972 di "The English Concert".
Il programma è imperniato su tre autori: Henry Purcell (1659-1695), Georg Friederich Handel (1685-1759), Franz Joseph Haydn (1732-1809). Tre autori che condividono quest'anno importanti anniversari. Tre compositori nati rispettivamente a Westminster (Inghilterra), Halle (Sassonia), Rohrau (Austria): tutti giocarono a diverso titolo un ruolo primario nella scena inglese di quei decenni, non senza interconnessioni nelle rispettive opere. Il concerto si è aperto con Purcell, Suite in la minore Z663; poi Haydn, Sonata in re maggiore Hob. XVI-14; a chiudere la prima parte Handel, Suite in sol minore n.7 HWV 432. Seconda parte che si apre ancora con Handel, Suite in fa maggiore n.2 HWV 427; segue Purcell, Suite in sol minore n.2 Z 661; per concludere con Haydn, Sonata in sol maggiore Hob. VXI-27. Due i bis proposti: una sonata di Scarlatti ed un "grownd" di Crawford, "omaggio alla poesia di Purcell".
Un concerto splendido, davanti ad un pubblico non foltissimo. Trevor Pinnock, interprete sopraffino e di purezza cristallina, ha dischiuso mondi inusitati, impensabili, svelando una ricchezza di colori, sfumature, effetti che mai avremmo creduto potersi sprigionare da un clavicembalo. Un trionfo di grazia e raffinatezza in cui, specialmente con le composizioni di Haydn, si percepiscono già, a tratti ed in forma embrionale, le sonorità che saranno del pianoforte.
mercoledì 1 aprile 2009
Il piano eloquente di Radu Lupu
Radu Lupu è certo un pianista profondamente riservato, anche nell'aspetto e nei gesti: un eremita del pianoforte - ed è un complimento - in tempi chiassosi, dettati da patinate esigenze discografiche. Il concerto di sabato 28 marzo in Conservatorio per Società del Quartetto ha confermato che Lupu è un artista che parla col suono: unico e personalissimo, sempre spontaneo, delicatamente elegante. Lo abbiamo ascoltato nel Concerto per pianoforte e orchestra n.3 di Beethoven: la prima opera per piano e orchestra veramente innovativa, pervasa dal genio beethoveniano, in cui il pianoforte acquista autonomia nel dialogo con l'orchestra. Bellissima l'interpretazione che Lupu ha offerto, assecondato alla perfezione dalla Filarmonica George Enescu, ottima compagine orchestrale: fondata nel 1868 è la più grande orchestra della Romania. Una versione pura e delicata presentata da Lupu: splendido il "largo" centrale, in cui il pianoforte si è fatto suadente, caldo, ricco nelle coloriture. Due i bis proposti dal grandissimo pianista rumeno: "L'uccello profeta" da Scene della foresta di Schumann; e Schubert, Momenti musicali D780 n.3.
Dell'orchestra abbiamo già detto essere di ottimo livello: suono pieno e caldo, solidità dell'edificio sinfonico, sotto la sapiente direzione di Cristian Mandeal. Tratti già evidenti nell'apertura del concerto, con l'Ouverture dall'Egmont di Beethoven. Ad occupare l'intera seconda parte l'immaginifica Sinfonia fantastica di Berlioz, in cui l'orchetsra ha reso onore ad una delle pagine sinfoniche più ricche ed affascinanti della storia della musica. Congedo con un bis di Enescu: la Rapsodia rumena n.2 in re maggiore.
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