mercoledì 25 febbraio 2009

La prossima edizione di MITO

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Lo scorso anno ci ha regalato concerti grandiosi: anche quest'anno, dal 3 al 24 settembre, torna MITO, Festival Internazionale della Musica, con la III edizione. Il 28 maggio sarà presentato il programma. Possiamo anticipare però qualcosa. L'inaugurazione (Torino 3 settembre al Lingotto, Milano 4 settembre alla Scala) vedrà protagonisti Yuri Temirkanov e l'Orchestra di San Pietroburgo. Ampio spazio per Prokof'ev, con quattro concerti sinfonici e le più importanti opere pianistiche. Rassegna dedicata alla musica del Giappone, con l'Orchestra Imperiale Gagaku Reigakusha.

Andras Schiff, una leggenda che si rinnova

Andras Schiff non ha bisogno di presentazioni, il suo nome è ascritto tra quei pochi grandissimi pianisti, le cui interpretazioni sono pietra di riferimento. Da non perdere l'opportunità che Serate Musicali offre: ascoltare questo autentico genio della tastiera in 3 serate, impegnato nel "Progetto Mozart", alla riscoperta delle opere per tastiera del grande salisburghese, le più note come alcune di rara esecuzione.
Dopo la leggendaria integrale delle 32 Sonate di Beethoven (registrata dal vivo per ECM) Andras Schiff ha scelto di tornare a Mozart: i grandi classici della letteratura pianistica, riproposti o riscoperti, sempre con una luce nuova. Fine cesellatore, poeta della tastiera, Andras Schiff ha iniziato a farci riscoprire Mozart lunedì 23 febbraio, nella prima delle tre serate. La prima parte del concerto si è aperta con la celeberrima Sonata K331; nella seconda parte altre due Sonate, K545 e K310. Incastonate nel mezzo delle autentiche pietre preziose: il Rondò in re maggiore K485; l'incantevole Adagio in si minore K540; le affascinanti Nove Variazioni su un minuetto di Duport K573.
Concerto squisito: Andras Schiff (che ha suonato su pianoforte Bosendorfer) è riuscito a comunicare l'essenza delle composizioni, con un Mozart non lezioso bensì amabile, di cristallina purezza, gioioso ma anche meditabondo.
Successo trionfale ed un bis, altra perla rara: le Variazioni seriose di Mendelssohn. Appuntamento ai prossimi due concerti.

lunedì 23 febbraio 2009

Simon Trpceski, felice scoperta di un grande pianista

Il suo nome - sei consonanti e due sole vocali - non è certo dei più semplici da pronunciare per noi italiani. Dopo aver letto di Simon Trpceski su Classic Voice abbiamo colto l'occasione di ascoltarlo venerdì scorso, 20 febbraio, a Milano per Serate Musicali, al suo debutto nella città meneghina.
A soli 29 anni il pianista macedone, vincitore della London International Piano Competition nel 2000, non è certo un carneade. Ha suonato con le orchestre migliori al mondo: New York Philarmonic, Philarmonia, London Philarmonic, London Symphony, City of Birmingham; suonerà con la Filarmonica di S. Pietroburbo e la Chicago Symphony. Ha inciso già quattro dischi per EMI. Se è poco conosciuto in Italia la colpa è soltanto nostra! Bene ha fatto ad invitarlo Serate Musicali: speriamo che il concerto cui abbiamo assistito sia il primo di una lunga collaborazione.

Il programma ha proposto la Children's Corner Suite di Debussy, incastonata tra le due Polacche op. 26 di Chopin - che hanno aperto la serata - e le quattro Mazurche op.24 che, seguite dalla Sonata n.2 op.35, hanno occupato la seconda parte del concerto. Molto Chopin, quindi, con la celeberrima Marcia funebre della seconda sonata. Uno Chopin interpretato molto bene da Trpescky, con il giusto connubio di potenza, agilità, poesia. Le sue dita si muovono sulla tastiera alla velocità della luce; ma non manca certo la ricchezza espressiva, la capacità di rendere i più fini colori della partitura, penetrando nei profondi recessi della composizione. Un controllo perfetto del suono che è stato alla base anche della stupenda interpretazione della Children's Corner Suite: maestria del dettaglio per una esecuzione ricca di spunti evocativi. Il concerto è stato un grande successo, nonostante una Sala Verdi piena solo per metà (forse perché il nome di Trpceski è ancora poco noto ai più in Italia). Ben tre bis a conclusione del concerto e la contentezza di aver scoperto un nuovo grande pianista.

sabato 21 febbraio 2009

Piotr Anderszewski, la raffinatezza di un pianista imperdibile

Photo by Robert Workman, with permission

Il 16 febbraio siamo tornati a Milano in Conservatorio per ascoltare Piotr Anderszewski, ospite di Serate Musicali. Lo abbiamo conosciuto ed apprezzato lo scorso anno con le Variazioni Diabelli, in video ed in concerto. Nel recital di lunedì ha confermato di essere un pianista eccellente, di quelli che torni ad ascoltare di proposito, cercando tra i programmi se si esibisce ragionevolmente vicino alla tua città.
Concerto di grande suggestione, con la scelta felice di lasciare la sala buia ed illuminare - in modo soffuso - solo il pianoforte e l'artista: un tenue cerchio luminoso che focalizza l'attenzione del pubblico sull'essenza del concerto. Una soluzione che ha aiutato la concentrazione, l'ascolto intento, il silenzio della sala, superiore al solito. Anderszewski si è esibito su un magnifico gran coda Fazioli: un vero gioiello, messo a disposizione dall'azienda di Sacile, da cui il pianista polacco ha tratto sonorità cristalline, con un'amplissima gamma dinamica e timbrica.
Il programma è iniziato con Bach, la Partita n.2 in do minore seguita dalla Suite inglese n. 6 in re minore: un Bach stupendo, signorile. La sfida di eseguire la musica del Thomaskantor su un moderno pianoforte gran coda è stata vinta da Anderszewski, che ha distillato l'essenza senza tempo della musica di Bach.
Quindi ci siamo lasciati trasportare Dans les Brumes di Leos Janacek, tra temi popolari, atmosfere misteriose ed evanescenti, improvvisi sussulti. A concludere il programma della serata Beethoven, Sonata n.31 op. 110, proposta da Anderszewsky in una lettura personalissima, raffinata ed adamantina.

mercoledì 18 febbraio 2009

Riccardo Muti e Orchestra Cherubini, la bella gioventù

Concerto trionfale, domenica 15 febbraio 2009, al Teatro Municipale di Piacenza: protagonista l'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini" ed il suo fondatore, il grandissimo Riccardo Muti, Maestro ricercato in tutto il mondo e prossimo Direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra, a partire dalla stagione 2010-2011.

Abbiamo già ascoltato in altre occasioni l'Orchestra Cherubini, con Muti, Masur, Lonquich. E' un'orchestra fantastica, che sprizza gioia e passione: un vero gioiello, di questi tempi, plasmato dall'esperienza e dall'impegno del Maestro Muti, che ha mostrato come, selezionando un gruppo di giovani musicisti in base al loro valore, preparandoli e motivandoli, si può creare un'orchestra di formazione che punta a vette interpretative altissime, e giunge ad esibirsi a Salisburgo, nei sacri luoghi della musica forte. Un'orchestra che comunica il suo valore anche visivamente: musicisti giovani e motivati, che osservano più il direttore che lo spartito, si guardano col compagno di fila per cercare la massima intesa, suonano con gusto e ricavandone soddisfazione, elargendo emozioni al pubblico. Un'orchestra di giovani che conoscono valori come l'impegno, la dedizione, la collaborazione: una gioventù che fa ben sperare, tra tante storie di ordinario degrado e che rammenta l'alto valore educativo della musica, che forgia le coscienze e la vita delle persone.

Il concerto di domenica ha presentato nella prima parte la Sinfonia n.41 "Jupiter" di Mozart, un'interpretazione limpida, gioiosa, culminata nell'apoteosi del contrappunto dell'ultimo tempo. Nella seconda parte, Giuseppe Verdi: dai Vespri Siciliani la Sinfonia (riproposta anche come bis) e i Ballabili del III atto Le quattro stagioni. Prima dei Ballabili Riccardo Muti ha arricchito tutto il pubblico spiegando che si tratta della pagina sinfonica più importante di Verdi, delittuosamente omessa in moltissime esecuzioni dell'opera, tagliando circa 30 minuti di ottima musica, ricca di virtuosisimo orchestrale, con importanti parti solistiche del flauto, dell'oboe, del gruppo dei violoncelli. Abbiamo ascoltato un Verdi superbo, con un'orchestra equilibrata, dal suono pieno, caldo, ricco di sfumature e di colori, diretta con la consueta maestria da Muti. Trionfali le ovazioni del pubblico. Prima del bis Muti, acclamato anche dai "suoi" ragazzi, ha ancora dialogato a lungo con il pubblico, arrichendoci e rendendoci partecipi di un curioso aneddoto sul Maestro Toscanini. Davvero una splendida serata!

domenica 15 febbraio 2009

Alexander Romanovsky, virtuosismo e sensibilità in un pianista eccelso

Photo from artist's website, with permission

Ci conquistò nel giugno 2008 al Festival Michelangeli; il concerto del 12 febbraio scorso al Teatro Comunale di Modena ce lo ha confermato: Alexander Romanovsky è una realtà solidissima del pianismo contemporaneo, nonché uno dei nostri interpreti preferiti. Lontano da immagini e carriere costruite dalle case discografiche, il giovane pianista ucraino - residente però in Italia - è senz'altro tra i più grandi pianisti in circolazione. Ha una tecnica sopraffina, che gli consente di scalare le montagne più ardue per un pianista; ha soprattutto una maturità interpretativa eccezionale, tanto più per un giovane del 1984, frutto di lunghe ore di studio e lavoro al pianoforte, nonché di un talento indiscusso.
A Modena lo abbiamo ascoltato in due Notturni di Chopin: il n.1 dell'op. 9 ed il n. 1 dell'op. 48. Quindi, come già a Brescia nel giugno dello scorso anno, nella incantevole Sonata n.3 op.58 del compositore polacco. Ad aprire la seconda parte l'impulso ritmico delle Quattro mazurche op.30, sempre di Chopin. Un compositore - Chopin - che trova in Romanovsky uno dei migliori interpreti, capace di coniugare agilità e potenza con un lirismo raffinatissimo, una autentica vena poetica che, attraverso la musica, riversa i sentimenti più puri e profondi.
Romanovsky ha quindi proposto tre composizioni di ardita difficoltà: Vers la flamme op.72 e la Sonata n.9 op. 68 "Messe noire" di Skriabin; infine il funambolico Mephisto Walzer n.1 di Liszt, che di infernale ha certamente il virtuosismo che richiede all'interprete, di cui Romanovsky è provvisto in grande copia.
Concerto stupendo, che lascia profondamente soddisfatto l'ascoltatore. Teatro tutto esaurito e tanti applausi. A coronamento del concerto due fuoriprogramma chopiniani: un notturno ed uno studio; con la speranza di riascoltare dal vivo Alexander Romanovsky molto presto.

mercoledì 11 febbraio 2009

Isserlis e Mustonen, l'incanto del violoncello nel Novecento

Questa sera, 11 febbraio, il Teatro Ponchielli di Cremona ha ospitato il concerto del duo piano-violoncello formato da Olli Mustonen e Steven Isserlis, appuntamento di una mini-tourneè iniziata in Finlandia, proseguita a Dublino, Parma, Montefalcone e che, dopo Cremona, proseguirà a Milano, alla Wigmore Hall di Londra ed al Conservatorio di Brussels. I due protagonisti - già ascoltati Isserlis a Torino con la CBSO e Mustonen recentemente a Milano - sono nomi di primissimo piano nei rispettivi strumenti. Anche nel concerto cremonese, pur in veste di accompagnatore, Mustonen ha suonato con potenza e pulizia formale, accompagnando l'interpretazione con quell'enfasi gestuale che è parte della sua cifra espressiva. Stratosferico Isserlis: l'ascolto in un concerto cameristico ed in un ambiente ben più raccolto del vasto auditorium torinese ha ancor più evidenziato il talento di questo grandissimo violoncellista, che ci sentiamo di accostare ai pià grandi, come Maisky e la Gutman. Una interpretazione perfetta, costituita di padronanza tecnica assoluta e naturale, in connubio con una raffinata sensibilità. Lo splendido Stradivari "Feuermann" 1730 - strumento dalla voce possente ed equilibrata - è stato davvero suonato al massimo delle sue potenzialità, in un programma concepito duecento anni dopo la sua creazione: prodigio della musica , che permette ai grandi strumenti della liuteria classica di dar vita anche ad opere contemporanee, cui aggiungono il fascino del proprio suono unico. Grandissmo Isserlis, capace di rendere ogni sfumatura, ogni colore, con un suono ricco, fluente, di grande potenza oppure appena sussurrato, adornato da un virtuosismo emozionante.

Il programma si è aperto con la Sonata op. 65 per violoncello e pianoforte di Britten, composta nel 1961 e stimolata dal sodalizio con Mtislav Rostropovic; composizione cupa, che regala momenti di virtuosismo ed un suggestivo pizzicato nel secondo tempo (che sarà noto ai telespettatori di Sky Classica, in quanto inserito in una delle sigle dell'emittente). Quindi è stata proposta la Sonata per violoncello e pianoforte dello stesso Mustonen - che è anche compositore - in prima esecuzione in Italia: una composizione del 2006 (dedicata ad Heinrich Schiff) affascinante, evocativa di atmosfere misteriose, non priva di melodie sublimi, con spazio per il talento virtuosistico di Isserlis. Nella seconda parte abbiamo ascoltato l'energico lirismo della Malinconia op. 20 per violoncello e pianoforte di Sibelius. Quindi i temi popolari della Russian Maiden's Song di Stravinskij, trascrizione di un'aria tratta dall'opera teatrale Mavra del compositore russo. In conclusione la Sonata n.1 H. 277 per violoncello e pianoforte di Martinu. Un programma di estremo impegno per i due musicisti, affrontato tuttavia con agio e reso fruibile a tutto il pubblico, anche ai meno avvezzi alla musica del Novecento, grazie al talento dei due protagonisti.

giovedì 5 febbraio 2009

Il violino romantico di Midori

Photo by Timothy Greenfield-Sanders, from Intermusica

Il 3 febbraio al "Ponchielli" di Cremona è giunta una grande artista: la violinista Midori. Nata ad Osaka, Midori vive negli Stati Uniti, a Los Angeles. Laurea in Psicologia, nel 2007 è stata nominata Ambasciatrice di Pace delle Nazioni Unite. Dal suo debutto, ad 11 anni, con Zubin Mehta e la New York Philarmonic, la sua carriera è stata un crescendo di successi, attestato da una discografia (per Sony BMG) che comprende direttori come Mariss Jansons ed Abbado, ed orchestre come i Berliner Philarmoniker. Per noi è stata una scoperta, che ci ha portato a conoscere un'altra giovane violinista, ricca di talento e sensibilità interpretativa. Midori suona un violino Guarneri del Gesù ex-Huberman del 1734: per l'occasione è ritornato nella città in cui ha visto i natali.

Midori ha interpretato il Concerto per violino e orchestra di Mendelssohn, accompagnata (anche se il termine più corretto sarebbe coperta) dall'Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, diretta da Antonello Manacorda. Midori avrebbe meritato un'orchestra meno rutilante di quella che abbiamo ascoltato, più capace di accompagnare e assecondare il solista, senza sovrastarlo o addirittura coprirlo completamente. Resta intatto il talento e la bravura della solista: un'interpretazione filante, piena di dolcezza e di sentimento, con momenti di veemente virtuosismo.

Nella seconda parte l'orchestra ha proposto la Settima di Beethoven: un'esecuzione decorosa, nulla più, con alcune sbavature ed una eccessiva uniformità sonora. Preferiamo ricordare la Settima, affascinante, di Phillippe Herreweghe a Verona lo scorso ottobre.