lunedì 29 settembre 2008

The Fine Arts Quartet open Liuteria in Festival 2008 at Cremona


Saturday september 27th the historical Ponchielli Theatre in Cremona was the scenario for a concert of the prestigious Fine Arts Quartet: founded in Chigago in 1946 it's one of the most important quartets in the world, with a great tradition of succesful concerts and recordings and an attitude towards teaching to young musicians. The Fine Arts Quartet is going to stay in Cremona for an entire week, during which they will share their great experience with five young quartets in a master class in residence. They will also take a public audition with the precious historic instruments of the exhibition "Cremona 1730-1750: nell'olimpo della liuteria" - string instruments made by masters like Stradivari and Guarneri del Gesù. Up to october 19th Cremona is going to remember is musical attitude with a series of concerts, exhibitions, meetings and, of course, the 21st edition of "Cremona Mondomusica"the most important fair of handcrafted musical instruments.

Saturday evening we listened a great concert. The opening was with Haydn, Quartet op.77 n.1, followed by Sostakovic, Quartet n.1 op.49. In the second part of the concert we listened Quartet n.2 op.22 by Cajkovskij. The Fine Arts Quartet played impeccably, with a pure and smooth sound, a real delight for the listener! All the four members are excellent artists, we were particularly impressed by the first violin Ralph Evans who played with superbe technique and enchanting, natural musicality. Brilliant individual playing, long partnership, humilty, devotion to music: without question they are all ingredients that can be find in the Fine Arts Quartet. At the end of the concert they also played two encores, precious gifts of their art: the last movement of Haydn's Quartet op.64 n.5 and Glazunov's Orientale.

domenica 28 settembre 2008

Leonskaja ed Andrew Davis: i colori della musica russa con la BBC Symphony Orchestra

Nuove emozioni ci sono state regalate venerdì 26 settembre dall' ubertoso "Settembre dell'Accademia" al Teatro Filarmonico di Verona. Protagonista del programma la musica russa, proposta dalla BBC Symphony Orchestra diretta da Sir Andrew Davis, pianoforte Elisabeth Leonskaja.

La BBC Symphony Orchestra è una delle orchestre britanniche di maggiore tradizione, sin dalla sua fondazione nel 1930. Fortemente impegnata anche nel campo variegato della musica contemporanea, l'orchestra si identifica con i pregiatissimi e rinomati concerti dei BBC London Proms. Si tratta di una compagine che nulla ha da temere, pronta ad affrontare in modo eccellente qualsiasi repertorio. Sir Andrew Davis è stato direttore stabile della BBC Symphony Orchestra dal 1989 al 2000, quando venne chiamato all'Opera Lirica di Chicago. E' un direttore attento, che ben controlla l'orchestra e disamina la partitura con una efficace analisi stilistica. Suggestiva l'apertura della serata con Il lago incantato, op. 62 di Anatolij Ljadov, una breve ma intensa pagina, imperniata sull'osservazione di un lago ghiacciato, in una notte nordica trapunta di stelle: l'orchestra si fa evocatrice di atmosfere, chiaroscuri, il potere del suono si insinua nella fantasia dell'uditore e lo trasporta in una natura magica e pura.

Ancora musica russa, con la eccellente pianista Elisabeth Leonskaja: Rachmaninov, Concerto n.2 in do minore per pianoforte e orchestra. Ed è musica intensa , luminosa, quella che la straordinaria pianista nativa della Georgia regala al pubblico del Filarmonico. Concerto ostico per il solista, che è chiamato ad un grande impegno. Ma nulla teme la Leonskaja, pianista che
ha un controllo totale della tastiera: energica e poderosa, senza mai perdere la nitidezza del suono; pensierosa e raffinata nell'Adagio centrale, in cui ha curato particolarmente l'espressività. Una pianista solida come la roccia, che è apparsa commossa al termine del concerto ed ha ingemmato la prima parte con un bis, sempre di Rachmaninov, Preludio op.32 n.12.

E' seguita una abbacinante interpretazione da parte dell'Orchestra dei Quadri di un'esposizione di Modest Musorgskij, nella geniale versione per grande orchestra di Maurice Ravel. Ottima la prova della BBC Symphony e molto bravo Sir Andrew Davis, che ha diretto un'edizione di sostanza, adornata di tutti i suoi particolari. Orchestra perfettamente a suo agio, con sfoggio di ottimi archi (caldi e pastosi i violoncelli) e fiati da gradino alto del podio. Emozionante essere presenti quando si suona così bene! Tripudio finale, che induce il vulcanico Andrew Davis ha chiudere con un bis di Mily Balakirev, fondatore del Gruppo dei Cinque (di cui fecero parte César Cui, Musorgskij, Nikolaj Rimskij-Korsakov ed Aleksandr Borodin), che puntava a costituire una tradizione musicale russa scollegata il più possibile dall'Occidente europeo. Di Balakirev abbiamo ascoltato la Ouverture su temi popolari russi.

sabato 27 settembre 2008

Kurt Masur, la nobiltà della musica

Kurt Masur sembra uscito dalle pagine di un libro: gentiluomo ottantunenne, dotato di una aristocraticità spontanea ed innata, artista la cui vita è dedicata interamente alla musica; affabile, nobile e fiero, non può non indurre nel pubblico stima, rispetto, ammirazione, simpatia. Martedì 23 settembre lo abbiamo ascoltato e visto alla guida dell'Orchestre National de France, al Teatro Filarmonico di Verona.

Concerto imperdibile. L'Orchestra Nazionale di Francia è tra le migliori europee e mondiali; dopo l'arrivo di Daniele Gatti come direttore musicale, Kur Masur ne è divenuto direttore musicale onorario. Direttore dall'esperienza sconfinata, dotato di un gesto signorile, non intaccato ma anzi arricchito dalla senilità. Un piacere ed un onore essere presenti ad un suo concerto, da assaporare nota dopo nota. Programma tutto beethoveniano, aperto da Fidelio, Ouverture op.72b, seguito dalla Sinfonia n.6 "Pastorale" e dalla Sinfonia n.5 in do minore. Orchestra eccellente, benissimo gli archi, capaci di inebrianti progressioni sonore. L'orchestra visibilmente suona con gusto e diletto, lasciandosi docilmente modellare dal Maestro Masur. Ecco quindi una Pastorale poetica, ricca delle più fini coloriture orchestrali ed una Quinta sfavillante, energica, carica di tensione drammatica. Un vero trionfo per l'Orchestra e soprattutto per Kurt Masur, stretto dall'abbraccio caloroso del Filarmonico di Verona.

mercoledì 24 settembre 2008

La Stagione Armonica in concerto a Brescia

Lunedì 22 settembre ci siamo concessi un intermezzo con la musica antica, ad inframezzare il ciclo imponente di grandi orchestre che sta caratterizzando questo avvio di stagione. Nel contesto de Le dieci giornate di Brescia l'Audiorium San Barnaba della città della Leonessa ha ospitato il concerto dell'ensemble padovano "La Stagione Armonica", presente con il coro, il Direttore Sergio Balestracci ed un organico strumentale minimo, composto da organo e due tiorbe.
Tutto di Scarlatti il programma, Alessandro (padre) nella prima parte e Domenico (figlio) nella seconda parte. Apertura della serata, con i 15 minuti di ritardo canonici, con la Toccata per organo n.15 in do maggiore di Alessandro Scarlatti; quindi è la volta della Missa Clementina II a 5 sempre di Scarlatti padre, in cui iniziamo ad apprezzare il valore dei cantori. Dopo l'intervallo inizia la musica di Domenico Scarlatti, con la Fuga per organo K58, seguita dallo splendido Stabat Mater a 10 voci e basso continuo, la scoperta di un vero gioiello della musica dell'epoca.
Bene il coro della Stagione Armonica, di cui abbiamo apprezzato la potenza, la buona varietà timbrica, il legame d'assieme delle voci, in un'opera non priva di notevoli difficoltà, ben superate grazie all'attenta preparazione e direzione di Sergio Balestracci.

domenica 21 settembre 2008

Heinz Holliger ed Alexander Lonquich protagonisti con la Vienna Radio Symphony Orchestra a Verona

E' un mese ricchissimo di concerti, per quantità e qualità, questo settmbre. Venerdì 19 ci ha visti al Teatro Filarmonico di Verona per il concerto della Vienna Radio Symphony Orchestra, una ottima compagine, emanazione della radiotelevisione austriaca, regolarmente ospite del Festival di Salisburgo e protagonista di una stagione in luoghi mitici come Musikverein e Konzerthaus. Ottima la direzione di Heinz Holliger: dopo essere stato il miglior oboista degli ultimi 50 anni l'eclettico artista svizzero è anche compositore ed apprezzato direttore, collaborando con le più grandi orchestre mondiali (Berliner, Wiener, Concertgebouw, Cleveland...)

Giusto il tempo di scaldarsi con Le creature di Promoteo, Ouverture Op.43 di Beethoven ed ecco l'orchestra accompagnare in modo eccellente il pianista Alexander Lonquich nel Concerto per pianoforte in la minore op.54 di Schumann. Lonquich, artista concreto ed immune da vezzi divistici, è un pianista completo, con un repertorio vastissimo, dotato di un tocco fine ed espressivo, nonché di una notevole agilità. Ottima la sua prova , supportato da un'orchestra validamente diretta, che lo ha ben accompagnato ed assecondato. Salutato con calore dal pubblico Lonquich ha concesso un bis, In der Nacht da Fantasiestucke op.12 di Schumann.

Seconda parte del concerto dedicata a Schubert, compositore austriaco e viennese, quindi molto sentito dall'orchestra, che ha offerto una eccellente prova, sotto la direzione attenta e sensibile di Holliger. Schubert ha lasciato un certo numero di composizioni sotto forma di abbozzi, appunti più o meno estesi. Tra questi vi è l'Andante in si minore D936a, sviluppato dagli appunti autografi ritrovati presso la Wiener Stadt und Landesbibliothek: già lo abbiamo ascoltato con l'orchestrazione di Newbould pochi giorni fa al MITO con The Cleveland Orchestra; a Verona ci è stato proposto nella ricostruzione del compositore svizzero Roland Moser. Abbiamo nettamente preferito la ricostruzione di Moser, assai più ricca di lirismo; bella la conclusione, in forma di quartetto, con i primi due violini, la prima viola e il primo violoncello dell'orchestra che chiudono la pagina con un dialogo sommesso. Bene ha fatto Holliger a fondere questo brano con la successiva Sinfonia in si minore D759 "Incompiuta". Non entreremo nella disquisizione filologica se debba essere numerata come ottava - secondo la tradizione - o come settima. Quello che conta è la musica, uno dei vertici dell'opera sinfonica di Schubert. Heinz Holliger e la Vienna Radio Symphony Orchestra hanno dato forma ad una esecuzione fulgida. Infine due bis, anch'essi Schubertiani: da Rosamunde abbiamo ascoltato Musica da balletto II - Andantino e Musica da balletto I -Andante.

mercoledì 17 settembre 2008

Strabiliante London Symphony Orchestra con Valery Gergiev

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Ascoltare la London Symphony Orchestra per due volte a distanza di due giorni - diretta da Sir Colin Davis domenica a Torino e ieri sera agli Arcimboldi da Valerij Gergiev - è un'esperienza strepitosa. Che orchestra! Che direttori! Trascuriamo la nota dolentissima della maleducazione di chi arriva al concerto oltre l'orario d'inizio fissato per le 21, costringendo l'orchestra ad iniziare con 10-15 minuti di ritardo: uno dei tanti malcostumi italici. Ne parleremo, non roviniamo ora la bellezza superba del concerto di ieri sera.

Valerij Gergiev è un direttore di competenza e capacità superiori. Ha diretto a mani nude, sicuro e compiaciuto, ha "plasmato" il suono dell'orchestra, che lo segue in tutto, raggiungendo l'eccellenza. Tutto di Prokof'ev il programma, con la Sinfonia n.3 e la Sinfonia n.4 ad aprire e chiudere una serata memorabile. Sono partiture difficili, alla portata solo delle grandi orchestre, con pagine maestose e possenti, in cui legni, ottoni, archi, percussioni traggono dalle profondità della terra suoni atavici e maestosi. Ieri sera siamo rimasti a bocca aperta, affascinati da questa sibaritica e poderosa orchestra, capace di un suono che rapisce e affascina. Quasi non ci si capita di come si possa suonare così bene. Siamo davvero di fronte ad una delle migliori orchestre al mondo.

Come se non bastasse, in tanta fulgente bellezza, ecco incastonata l'esibizione del violinista Vadim Repin, che ha proposto il Concerto per n. 2 per violino e orchestra di Prokof'ev. Repin, tra i più grandi violinisti contemporanei, suona un Guarneri del Gesù 1736 "von Szerdahely". Strepitosa la sua interpretazione di un concerto ostico. Supportato da una tecnica smisurata, Repin suona con scioltezza anche i passaggi più virtuosistici ed offre una raffinata espressività. Allegro e virtuosistico il bis, una trascrizione per violino solo e violini pizzicati del Carnevale di Venezia. Meraviglioso anche il bis che Gergiev ha proposto con la LSO a fine concerto: dalla suite per balletto Romeo e Giulietta di Prokof'ev abbiamo ascoltato una esecuzione capolavoro della Morte di Tebaldo.

Due serate grandiose con un'orchestra prodigiosa: la ascolti e te ne innamori, sperando di poterla ascoltare di nuovo dal vivo dopo non molto tempo - ben sapendo che, purtroppo, non vivi a Londra.

Sarah Chang, energia ed eleganza


Lunedì 15 settembre a Verona abbiamo ascoltato un ottimo concero per violino di Sibelius, con l'Estonian National Symphony Orchestra, diretta da Olari Elts, e la violinista Sarah Chang. Ventisette anni, figlia di due musicisti coreani ma nata negli USA, Sarah Chang ha iniziato a suonare il violino a 4 anni, a otto ha avuto le prime audizioni con Zubin Mehta e Riccardo Muti, giovanissima ha suonato con due delle "Big Five" - New York Philarmonic e Philadelphia. Oggi è un'artista completa, tra i massimi interpreti del violino. Suona un superbo Guarneri del Gesù 1717, suono potente e profondo; Sarah Chang, in una intervista dello scorso anno a The Strad, ha dichiarato che il suo splendido violino le consente di esprimere ogni emozione umana e ne ha esso stesso di proprie. E' stata la terza versione del concerto di Sibelius che abbiamo ascoltato quest'anno, dopo quelle di Arabella Steinbacher e di Gidon Kremer. Concerto tra i più temibili per ogni violinista, opera ancora intrisa di caldo romanticismo. Sarah Chang ne ha offerto una eccelente interpretazione: padronanza tecnica fenomenale, energia travolgente, ma anche dolcezza malinconica, una grandissima interprete. Non stona aggiungere una curiosità: Sarah Chang - nota per indossare abiti squisiti ed intonati al propgramma del concerto - ha suonato il concerto di Sibelius con un abito lieve e candido, davvero adatto al nordico compositore.

Molto buona anche l'orchestra, diretta dall'esuberante - a tratti forse anche troppo - Olari Elts. Affascinante l'inizio, con il Cantus in memoriam Benjamin Britten, del compositore estone contemporaneo Arvo Part: un brano struggente, un lamento musicale affidato agli archi e ai rintocchi delle campane. Nella seconda parte del concerto una esecuzione bella e vigorosa della Sinfonia n. 4 di Cajkovskij. A conclusione della serata un bis di Sibelius, Valse Triste op. 44.

martedì 16 settembre 2008

London Symphony Orchestra e Colin Davis protagonisti di un concerto indimenticabile a Torino

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Continua la serie di grandi orchestre internazionali con cui si apre la nostra stagione concertistica 2008/2009. Domenica 14 settembre l'Auditorium "Giovanni Agnelli" del Lingotto, a Torino, ha ospitato per MITO il concerto della London Symphony Orchestra (LSO), diretta da Sir Colin Davis. Nomi sinonimo di grande musica, ai livelli più alti. La LSO è una delle maggiori e più attive orchestre al mondo; Sir Colin Davis, classe 1927, è stato direttore principale della LSO, di cui è ora presidente, ed appartiene ad una ristretta schiera di Direttori che sono leggende viventi.

Apertura di serata con la Sinfonia n. 38 "Praga" di Mozart: partitura di grande maturità compositiva, proposta in una esecuzione di riferimento, imperniata su un dialogo costante tra le varie parti dell'orchestra, valorizzando la scrittura contrappuntistica, il gioco dei fugati, il dialogo concertante.

Abbiamo quindi ascoltato il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Beethoven, solista Paul Lewis, che si è fatto apprezzare soprattutto per un tocco dolce e raffinato, forse un po' spurio nei passaggi tecnicamente più impegnativi. Semplicemente perfetto l'accompagnamento dell'orchestra, cui sono affidate ampie pagine corali.

Nella seconda parte del concerto Sir Colin Davis ha diretto la LSO in una siderale esecuzione della Sinfonia n. 4 di Ralph Vaughan Williams, compositore britannico di cui ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa. Composizione dal fascino ruvido, impetuoso, a tratti carica di mistero e ruggente violenza espressiva. Ascoltarla da una simile orchestra è un'esperienza gratificante. La potenza e la nitidezza di suono prodotte nei momenti di tutti orchestrale sono stupefacenti. Tutte le sezioni dell'orchestra sono da medaglia d'oro, la fanfara degli ottoni fa correre brividi di emozioni. Per chi è appasionato di film di fantascienza come non ricordare che la LSO è l'orchestra della colonna sonora di Star Wars! In alcuni momenti la possanza dell'orchestra è sembrata tale da voler tracimare dalle pareti della sala da concerto, da volerne scardinare le porte e sommuovere le fondamenta, guidati in una marcia trionfale da uno stupefacente Colin Davis.

Che serata! Peccato per i soliti frettolosi ed impertinenti che hanno lasciato la sala subito alla fine della sinfonia di Vaughan Williams: si sono persi un bis da 10 e lode, dalle Variazioni Enigma di Elgar la numero IX. Una pagina sinfonica incantevole, un amalgama sonoro di struggente dolcezza e forza, la conclusione perfetta per una serata di grandissima musica.

domenica 14 settembre 2008

Viaggio della fantasia sulle note dei balletti russi a Verona

Ieri sera, 13 settembre, il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato il concerto della Moscow State Symphony Orchestra (MSSO), diretta da Pavel Kogan, per il secondo appuntamento de "Il Settembre dell'Accademia 2008". Concerto di una grande orchestra russa, imperniato su musiche di compositori russi.

Apertura della serata con la Marcia Slava di Cajkovskij, brano sfarzoso e possente, a tratti militaresco, occasione di sfoggio di tutta la forza corale dell'orchestra. Quindi è stata la volta dei grandi balletti russi, cominciando con la suite da Romeo e Giulietta di Prokofiev, per concludere il concerto con l'intero secondo atto de Lo Schiaccianoci di Cajkovskij. Programma coinvolgente e meritorio, che consente di scoprire, in forma di concerto, musiche per balletto, spesso notissime, sempre affascinanti. La proposta del secondo atto de Lo schiaccianoci in forma di concerto ha consentito allo spettatore un libero viaggio della propria fantasia, figurandosi le avventure della fanciulla Masha nel regno della Fata Confetto: merito di una partitura ricca di spunti evocativi, capace di trascendere la rappresentazione scenica e di vivere vita autonoma. Conclusione della serata con due Danze Slave di Dvorak, proposte come bis: la op.72 n.2 e la op.46 n.1.

Bene la conduzione di Pavel Kogan (che, prima di dedicarsi esclusivamente alla direzione, è stato un apprezzato violino solista). L'orchestra si è rivelata valida, soprattutto nei momenti di maggiore veemenza, in cui ha sfoggiato una buona potenza e pulizia sonora.

mercoledì 10 settembre 2008

Staatskapelle Dresden, Fabio Luisi e Rudolf Buchbinder: inizio sfavillante per il Settembre dell'Accademia a Verona

Ieri sera, 9 settembre, il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato il concerto inaugurale del "Settembre dell'Accademia" 2008, rassegna che, nel volgere di un mese, ospita 9 concerti sinfonici di primissimo ordine: anche quest'anno siamo abbonati e vi racconteremo tutte le serate. Il concerto d'apertura è stato magico, il migliore sin qui ascoltato in questo inizio di stagione, per fulgore dei protagonisti e bellezza del programma. I nomi in gioco: Staatskapelle Dresden, Fabio Luisi, Rudolf Buchbinder; il programma della serata: Don Juan di Richard Strauss, Concerto per pianoforte n. 4 di Beethoven, Sinfonia n. 4 di Brahms; che concerto!

Della Staatskapelle Dresden, orchestra fondata nel 1548, Herbert von Karajan ebbe a paragonare il suono a "scintillio dell'oro antico": davvero ieri sera il brillore è stato rilucente, l'oro antico è stato abbacinante. Fabio Luisi, genovese di nascita, è Direttore Musicale dell'orchestra tedesca dal 2007, secondo italiano ad averne assunto la direzione dopo Giuseppe Sinopoli. Luisi, genovese di nascita, ha abbandonato presto l'Italia: in campo musicale, ancor più che in altri settori, la fuga all'estero è spesso scelta tristemente obbligata. Formatosi in ambito mitteleuropeo - Opera di Graz, Orchestre de la Suisse Romande, MDR Sinfonieorchester di Lipsia, Wiener Symphoniker - Luisi è scelto dalla Staatskapelle Dresden nel 2007: da allora qualcuno inizia ad accorgersi di lui anche nel suo paese natale, quando ormai è già da anni tra i più grandi direttori. Dalla nostra posizione privilegiata nelle prime file della platea abbiamo assaporato ogni singolo istante del concerto. Fabio Luisi cattura simpatia ed emana bravura: nessun attegiamento ostentato, un flusso di energia vitale prorompente, un gesto fluido, accurato nella ricerca delle fini venature della partitura. L'orchestra è sublime, la ascolti e pensi di essere in paradiso. Subito colpisce per la potenza sonora che, specialmente con gli archi, sa sviluppare: una vera corazzata sinfonica. E poi lo sfavillio dei fiati, il vigore veemente degli ottoni. Orchestra perfetta, con una sua personalità nettamente delineata, votata alla ricerca di un amalgama sonora appagante: fiati ed archi dialogano tra loro e si liquefano in un suono malleabile e suadente.

Splendida anche l'esibizione di Rudolf Buchbinder, pianista già assaporato in due concerti della scorsa stagione. Un concerto di Beethoven, quello proposto dall'artista austriaco, suonato con il gusto per il bello. Buchbinder suona in modo signorile e aristocratico, da gentiluomo garbato e dedito alla musica qual è. L'intesa con l'orchestra e con Luisi si misurava nel dialogo di sguardi con il direttore, con le prime parti, nella ricerca appassionata di un dialogo in cui il pianoforte suona da solista ma assieme all'orchestra. Solo grandi pianisti e grandi orchestre possono raggiungere queste alte vette dell'interpretazione: e noi ammiriamo ed ascoltiamo, inebriati da tanta eleganza.

sabato 6 settembre 2008

Zubin Mehta protagonista al MITO con l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Procede speditamente la seconda edizione di MITO Settembre Musica: ieri sera, al Teatro degli Arcimboldi, concerto sinfonico dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, diretta da Zubin Mehta. Sarà perché è venerdì sera e si ha più voglia di uscire, sarà per il richiamo esercitato dal Maestro Mehta, celebre anche a chi è poco avvezzo alle sale da concerto, finalmente ieri sera il bell'auditorium di via dell'Innovazione ospitava tutte le quasi 2400 persone di cui è capace.

Prima parte di concerto dedicata a Wagner: usanza cara a Toscanini quella di proporre nei concerti preludi e ouverture del genio di Lipsia, onore a Zubin Mehta che 0ffre al pubblico pagine di grande impatto ed imprescindibili nella musica occidentale. Ed ecco aprire la serata con la Ouverture da Tannhauser, con il celebre e grandioso inno del corteo dei pellegrini. Quindi è la volte del Preludio e morte di Isotta da "Tristan und Isolde": Giacomo Manzoni ha definito questi due brani "tra le creazioni più alte dello spirito umano". Dal silenzio nasce la musica del preludio che, sin dalle prime misteriose battute, cela in sè tutto il dramma e la disperazione dell'amore impossibile, che solo nella trasfigurazione della morte potrà trovare compimento. Zubin Mehta e l'orchestra del Maggio Musicale ci hanno condotto in modo superbo tra le note di questo capolavoro assoluto, offrendo una esecuzione vivida e umanissima.

Infine, Beethoven, Sinfonia n.3 "Eroica", caposaldo per tutta la generazione romantica. La padronanza di Zubin Mehta, da straordinario e carismatico direttore d'orchestra qual è, conduce i musicisti del Maggio Musicale Fiorentino in una splendida terza. L'Orchestra del Maggio è stata recentemente definita da Riccardo Muti come la migliore in Italia: sicuramente può camminare a testa alta tra le migliori formazioni del panorama europeo. La presenza di Zubin Mehta come direttore principale dal 1985 non può che condurre alla ricerca dell'eccellenza. Travolgenti le volate degli archi, grandissimi protagonisti anche nel secondo tempo, Marcia funebre, con un inizio in pianissimo, un fremito dolente e solenne. Ottimi tutti i fiati, protagonisti di episodi di dolce lirismo e di esplosioni di potenza sinfonica. Bravissimi tutti, con una percezione immediata, anche visiva, che si sta suonando con impegno e passione, dalle prime parti sino all'ultima fila degli archi. Per bis Verdi, con l'ouverture da La Forza del Destino, coronamento di una serata di grande musica; con gli orchestrali uniti nel saluto e nell'omaggio al loro grandissimo direttore.

giovedì 4 settembre 2008

The Cleveland Orchestra: magico debutto a Milano con Franz Welser-Most e la viola di Kim Kashkashian

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Terzo concerto a Milano in tre giorni, ieri sera, con un nuovo attesissimo appuntamento del MITO. Per la prima volta a Milano The Cleveland Orchestra, una delle massime orchestre statunitensi e mondiali, con il suo direttore stabile Franz Welser-Most, in carica dal 2002. La levatura dell'orchestra è davvero di primissimo piano: nell'agosto scorso, ad esempio, ha tenuto una serie di concerti- due nomi a caso - ai Festival di Salisburgo e Lucerna. Peccato quindi che, a fronte di un simile concerto-evento, la sala del Teatro degli Arcimboldi fosse piena per non più dei due terzi: è la sconsolante situazione della vita musicale in Italia, del pensiero comune che ritiene la musica classica una musica colta, per vecchi signori un po' snob, sostanzialmente barbosa; pregiudizio di tremenda e bugiarda falsità - tant'è che anche i giovanni vanno ai concerti - che priva tanta parte dei nostri concittadini di una occasione di crescita e di contemplazione della bellezza.

Già l'orchestra e il suo direttore fanno presagire un concerto impredibile; lo è stato ancor di più per la presenza della violista americana di origini armene Kim Kashkashian, artista acclamata in tutto il mondo e dotata di un talento formidabile. E' stata impegnata ieri sera nell'esecuzione del concerto per viola e orchestra di Bela Bartok: partitura complessa, in cui la viola è protagonista assoluta, introduce tutte le idee musicali del concerto, si abbandona a toni di dolente lirismo e a scoppi di strabiliante virtuosismo. Stupenda l'interpretazione della Kashkashian, che si è prodotta in un cantabile di estrema dolcezza, ha suonato con una grande ricchezza di colori e toni, ha strappato gli applausi e le ovazioni del pubblico con un perfetto dominio dei passaggi più impegnativi.

L'orchestra ha aperto la serata con una partitura inconsueta, l'Andante in si minore dai frammenti sinfonici D936a di Schubert: si tratta di una elaborazione del 1980 di Brian Newbould, vice presidente dello Schubert Institute inglese, basata su un plico di abbozzi autografi conservati nelle biblioteche di Vienna, in precedenza attribuiti ad una sinfonia degli anni 1817-1818, riesaminati nel 1978 dal musicologo Ernst Hilmar e ritenuti l'abbozzo di una nuova sinfonia, risalenti al 1828, ultimo anno di vita di Schubert. Di abbozzi si tratta, appunti disposti su due pentagrammi, senza indicazioni di orchestrazione: ampio quindi il lavoro di revisione e restauro compiuto da Newbould, di Schubert resta solo l'impronta melodica dell'insieme.

Coronamento della serata è stata la Sinfonia n.9 "Dal nuovo mondo" di Dvorak, proposta nella seconda parte del concerto. Abbiamo ascoltato una interpretazione stupenda della notissima sinfonia, salutata da lunghi minuti di applausi. La potenza sinfonica e interpretativa della Cleveland Orchestra e la bravura di Welser-Most sono state protagoniste assolute. Incantevole il secondo tempo della sinfonia, Largo, dilatato da Welser-Most per accentuarne ancor più lo struggente lirismo, esaltando il valore del gruppo degli archi, capaci di creare atmosfere rarefatte e dolcissime, su cui si staglia la dolce melodia intonata dai fiati, un afflato di meraviglia e di sogno. Sino all'Allegro con fuoco finale, esplosivo e trascinante, in cui l'orchestra è emersa in tutta la sua possanza.

mercoledì 3 settembre 2008

Lugansky, poesia e virtuosismo al MITO

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Ieri sera, 2 settembre, gradito ritorno tra i velluti blu della Sala Verdi del Conservatorio di Milano: l'occasione è un nuovo concerto del MITO. Sul palco, davanti ad un folto pubblico (anche se non da tutto esaurito), l'Orchestra Filarmonica di Helsinki, diretta dal finlandese Jukka-Pekka Saraste, ed il pianista Nikolai Lugansky, già apprezzatissimo nelle sue incisioni e durante il concerto del marzo scorso, sempre in Conservatorio. Ieri sera ci ha fatto dono di un memorabile Concerto n.2 in do minore per piano e orchestra di Sergej Rachmaninov. Un dono tanto più apprezzato per la posizione privilegiata, nel parterre centrale, in cui eravamo seduti, a pochi metri dall'artista, di cui abbiamo colto l'impegno, la fatica, le emozioni. Lugansky ha dipinto con un tocco magico i delicati arabeschi del tempo centrale del concerto, ha dialogato con l'orchestra, ha esibito doti da vero virtuoso della tastiera, come nella conclusione del concerto. Splendide le possenti e calibrate esplosioni di potenza, senza mai perdere di nitidezza e precisione. Incantevole l'inizio del concerto, con gli accordi ripetuti in crescendo del pianoforte. Grande e giusto successo tributato dal pubblico, premiato con un bis: si direbbe che Milano abbia finalmente conosciuto Lugansky e ne sia rimasta conquistata.

Bene anche l'orchestra, che ha aperto il concerto con i toni lirici della ouverture L'alba sulla Moscova da La chovanscina di Musorgskij. Nella seconda parte ottima prova della compagine orchestrale e del direttore Jukka-Pekka Saraste, impegnati in una selezione di brani da Il principe di legno, lavoro di Bartok per teatro: partitura - ingiustamente - poco nota, di notevole impegno, viaggio in musica che accompagna le vicissitudini di un fantoccio in legno costruito da un principe per raggiungere la principessa amata, vincendo l'ostilità di un bosco e di una natura matrigna. Pagine che si richiamo al folklore ungherese introducono le movenze del fantoccio; suoni aspri, misteriosi, a tratti grotteschi, si riferiscono alla natura "nemica" dei protagonisti. Conclusione del programma con La valse, omaggio di Ravel al valzer viennese, rielaborato in un turbinio di timbri, tonalità, tempi, sino alla conclusione vorticosa, non priva di un senso di angoscia. Come bis l'orchestra ha reso il giusto omaggio al compositore finlandese Jean Sibelius, con un suggestivo brano, Alla marcia.

martedì 2 settembre 2008

Mariss Jansons e Concertgebouw: inaugurazione trionfale per MITO

Photo c by Lelli e Masotti, Flickr: Album di MITO (with permission)

Lunedì 1 settembre alle h 21 il Teatro alla Scala di Milano ha ospitato il concerto inaugurale di MITO Settembre Musica, giunto alla 2a edizione. Difficile riassumere lo spirito di questa lodevolissima iniziativa: 25 giorni di concerti, Milano e Torino unite in un festival-festa della musica di qualità, con tanta classica ma anche musica antica, contemporanea, jazz, alcuni appuntamenti rock; maratone concertistiche, grandi orchestre, prezzi abbordabili, un buon numero di eventi ad ingresso gratuito: una ricetta che mira ad avvicinare alla musica un pubblico più vasto. Consiglio una visita al sito di MITO e, per gli amanti della fotografia, all'album di MITO su Flickr, con le belle ed aggiornate immagini di Lelli e Masotti.
Il concerto inaugurale è stato affidato ad una vera corazzata della musica, il Royal Concertgebouw di Amsterdam (RCO), diretto dal bravissimo Mariss Jansons, che ne è direttore stabile dal 2004. Stiamo parlando di protagonisti tra i migliori della scena europea e mondiale: con simili nomi è praticamente impossibile che un concerto non sia quantomeno un successo. Pazienza se il nostro posto era in un angusto palco laterale del 3° ordine - d'altronde il teatro era tutto esaurito e nulla di meglio si trovava su internet già il primo giorno di vendita dei biglietti; pazienza se per un errore sono stati venduti in doppio i biglietti proprio del nostro palco, dove ci siamo ritrovati in sei persone, per fortuna tutte in regola con l'indice di massa corporea! Nonostante qualche scomodità il concerto è stato di quelli a cui non si può mancare, di quelli da ricordare tra i migliori di una stagione.
Si è partiti con una pagina di Olivier Messiaen, Hymne au Saint-Sacrament: uno sfoggio della finezza interpretativa dell 'orchestra. Quindi abbiamo ascoltato uno stupendo Debussy con La mer, tre schizzi sinfonici : una esecuzione sfolgorante, precisa nel minimo dettaglio eppure lontana dagli archetipi "impressionistici". Infine, piatto forte della serata, i Tableaux d'une exposition di Musorgskij, nella possente trascrizione orchestrale di Ravel: è qui dove il direttore di origine lettone e la RCO hanno ancor più conquistato il pubblico. Il Concertgebouw ha sfoderato il suo suono terso, la limpidezza squillante e solenne degli ottoni, la ricchezza soave dei legni, le emozioni palpitanti degli archi. Presi per mano dall'orchestra ci siamo lasciati condurre dalla musica e dalle sue suggestioni acustico-visive, sino alla solenne maestosità del monumentale affresco conclusivo della Porta di Kiev. Ovazioni e lunghi minuti d'applausi per Mariss Jansons e la "sua" straordinaria orchestra.

lunedì 1 settembre 2008

Bach a nuova vita con Ottavio Dantone e Accademia Bizantina

Foto by Classical Concerts, 2008

Martedì 26 agosto si è svolto il secondo atto del prologo alla stagione concertistica 2008/2009. Nella Basilica di Santa Maria della Passione a Milano - chiesa nota per i due organi gemelli, adiacente il Conservatorio - si è esibito un grande protagonista della musica antica e barocca eseguita su strumenti originali dell'epoca: Ottavio Dantone, alla guida dell'Accademia Bizantina, interpreti già accalamati durante il Festival Monteverdi di quest'anno.
Serata da tutto esaurito, in una Milano ancora in veste estiva nelle semideserte vie del centro. In programma vi sono le quattro suites per orchestra del Kantor di Lipsia: la terza e la prima quindi, dopo l'intervallo, seconda e quarta. Concerto di grande impatto, che porta in dono al pubblico un Bach fresco e vitale, da assaporare, da cui lasciarsi compenetrare. Bravissimo Dantone, maestro concertatore al cembalo, bravissimi tutti gli splendidi musicisti dell'Accademia Bizantina, che tessono un ricamo di note, di dialoghi tra strumenti. Come bis è stata riproposta la celeberrima aria della suite n.3: ad un tratto anche Dantone si è fermato compiaciuto ad ascoltare e guardare la sua creatura mentre riportava in vita la musica senza tempo di Bach.