
Tutti lo dicono: Milano ad agosto cambia volto. Le nostre frequentazioni musicali ci hanno portato spesso a Milano: il Conservatorio, la Scala, gli Arcimboldi, l'Auditorium; sempre nei mesi in cui la città è un formicaio di automobili, occupata nel ruolo di capitale economica dell'Italia. Ieri sera, 21 agosto, siamo tornati a Milano, per un concerto, prologo della stagione 2008/2009. Un concerto, in agosto, a Milano? Sì, ed un grande concerto. Dallo scorso anno l'Associazione Culturale la Cappella Musicale, nata nel 1993 per organizzare l'attività musicale della Basilica di S. Maria della Passione - la bella chiesa adiacente il Conservatorio - dal 2007, in associazione con il Comune di Milano, organizza una rassegna estiva di musica antica e barocca: Milano Arte Musica - Il viaggio di Orfeo. Il concerto di ieri sera era ospitato nella Chiesa di San Pietro in Gessate, giusto di fronte al palazzone di Giustizia. Ci accoglie una Milano compiaciuta, calda per le temperature ed i colori del tramonto, che tingono di rosa la facciata ripulita del monumentale parallelepipedo di Piacentini. Molti i parcheggi disponibili, tutte abbassate le serrande, fino a Corso Vittorio Emanuele e San Babila. Di fronte al Palazzo di Giustizia, nascosta tra gli alberi di una graziosa piazzetta, si trova la Chiesa di San Pietro in Gessate: il passaggio dall'esterno - una moderna città - all'interno, con affreschi quattrocenteschi ed ampiamente ricostruito dopo i bombardamenti, è il paradigma del fascino discreto di Milano, che cela i suoi tesori e riesce a far convivere secoli di storia. Tutto di Handel il programma proposto da The King's Consort, una delle maggiori orchestre europee di musica antica, che ha venduto più di un milione di copie dei propri CD, l'ultimo imperniato sulle opere ascoltate ieri sera: le Nove arie tedesche e le tre Sonate per oboe HWV357, HWV 366, HWV 363a. Essenziale l'organico strumentale della serata, diretto da Matthew Halls, concertatore al clavicembalo e all'organo. L'ottimo violino di Lucy Russel, il violoncello di Jonathan Manson e la tiorba di Jorgen Skogmo hanno ricostruito le atmosfere rarefatte e liriche delle nove Arie, interpretate dal soprano Gillian Keith ed inframezzate alle tre sonate per oboe - dove protagonista assoluta è stata l'eccezionale primo oboe del King's Consort, Alexandra Bellamy. Concerto di grande valore e fascino: sulla nostra valutazione pende purtroppo l'ombra di un'acustica terribile, eccetto le prime file della chiesa, dalle quali eravamo distanti. Se il suono degli strumenti si è salvato, pur apparendo ovattato e a tratti indistinto, molto penalizzata è stata la voce. Per il bis siamo riusciti ad avanzare nelle vicinanze dell'altare: si è dischiuso un nuovo mondo sonoro. Abbiamo ascoltato Lascia che io pianga, dolente e dolce aria del Rinaldo di Handel: un bis che è valso tutta la serata.



