Atmosfera delle grandi occasioni, venerdì 28 marzo al Conservatorio di Milano: in un concerto straordinario di Serate Musicali si è esibita la European Union Youth Orchestra (EUYO), diretta da una autentica leggenda quale Vladimir Ashkenazy; violino solista un talento eccezionale, la giovane Arabella Steinbacher. Unica nota stonata per i biglietti riservati agli ospiti di una ricca banca straniera: tutto il parterre della Sala Verdi, occupato però solo per metà da parte di un pubblico non pagante, invitato dalla banca, che si è distinto per una somma e tragicomica incompetenza, applaudendo vistsosamente la brava violinista dopo solo il primo movimento del concerto...
Di Vladimir Ashkenazy si sa quale grande pianista sia; un vero peccato non suoni più in pubblico. Le sue capacità di Direttore d'orchestra sono comunque rilevanti: sul podio ha convinto, bravo, attento, con un gesto estremamente comunicativo e vigoroso. La EUYO è l'orchestra giovanile dell'Unione Europea: quest'anno festeggia il 30° anniversario. Si compone di circa 140 musicisti di età compresa tra 14 e 24 anni; ogni anno si tengono le audizioni per i nuovi membri: chi già fa parte dell'orchestra deve rimettersi nuovamente in gioco per una eventuale riconferma. Si tratta di una vera orchestra di formazione, un trampolino di lancio incredibile per questi giovanissimi musicisti che, finita l'esperienza della EUYO spesso trovano posto in orchestre prestigiose. Tutto il valore di questa bella e vitale orchestra lo si è percepito nel Peer Gynt: Suite n.1 op. 46 di Grieg, apertura di serata, e nella Sinfonia domestica op. 53 di Richard Strauss, opera magniloquente e autocelebrativa, in vero poco originale ed avvincente, proposta con vigore e brillantezza nella seconda parte del concerto: un'opera adattissima ad una grande orchestra giovanile nel pieno del suo organico.
La vera perla della serata è stata l'esibizione di Arabella Steinbacher nel Concerto per violino e orchestra in re minore op. 47 di Sibelius. L'opera è di per sè stupenda, melanconica, sognante, di estrema difficoltà per il solista. Arabella Steinbacher ha mostrato qualità altissime, che di diritto la pongono tra i più grandi violinisti contemporanei. Non a caso è stata sostenuta e aiutata all'inzio della sua carriera da Anne Sophie Mutter. Quanti colori e sfumature nel suo suonare! E quanta poesia e sensibilità! Arabella suona lo Stradivari "Booth" del 1716: strumento dal suono caldo e pastoso, splendido... E'incredibile come ogni strumento del Maestro liutaio di Cremona abbia un suo suono, una sua personalità... Nelle mani di una grande violinista tutta la magia dello strumento si sprigiona e si fa viva, reale.
domenica 30 marzo 2008
Krzysztof Penderecki, un grande contemporaneo in concerto con la Verdi
Giovedì 27 febbraio ottimo concerto all'Auditorium di Milano. Protagonista assoluto Krzysztof Penderecki, compositore polacco contemporaneo, Direttore d'orchestra, titolato docente presso numerose università e prestigiose istituzioni musicali.
Penderecki ha diretto una Verdi in ottima forma in una sua composizione, il Concerto grosso per tre violoncelli e orchestra: trattasi di un'opera intensa e variegata, trenta minuti ininterroti di ottima musica, costrutiti intorno ad un dialogo dei tre violoncelli tra loro e l'orchestra, arricchito da momenti di emozionante "tutti" orchestrale e da assoli virtuosistici di alcuni strumenti dell'orchestra, ad esempio dell'oboe. Una composizione tesa, solenne e contemplativa, che emoziona e comunica col pubblico, avvincendolo dalla prima all'ultima nota. I musicisti della Verdi hanno saputo cimentarsi con grande capacità in una difficile composizione contemporanea, ben diretti da colui che ha creato l'opera medesima: certamente un grande onore ed un riconoscimento del valore di questa orchestra. Molto bravo il violoncellista Enrico Bronzi, che suona con il Trio di Parma. Hanno ben figurato anche gli altri due solisti, Andrea Scacchi, primo violoncello de laVerdi e Mario Shirai Grigolato, altro musicista dell'orchestra. Peccato per il pubblico poco numeroso: gli assenti si sono persi l'occasione di ascoltare della ottima musica contemporanea, diretta da un grande compositore. Al termine un bis bachiano dei tre violoncelli.
Nella seconda parte Penderecki ha guidato laVerdi nella Sinfonia n. 4 di Beethoven: una bella esecuzione, partecipata, diretta con precisione e attenzione alle sfumature della partitura. Nonostante il poco pubblico presente, comunque calorosi gli applausi.
Penderecki ha diretto una Verdi in ottima forma in una sua composizione, il Concerto grosso per tre violoncelli e orchestra: trattasi di un'opera intensa e variegata, trenta minuti ininterroti di ottima musica, costrutiti intorno ad un dialogo dei tre violoncelli tra loro e l'orchestra, arricchito da momenti di emozionante "tutti" orchestrale e da assoli virtuosistici di alcuni strumenti dell'orchestra, ad esempio dell'oboe. Una composizione tesa, solenne e contemplativa, che emoziona e comunica col pubblico, avvincendolo dalla prima all'ultima nota. I musicisti della Verdi hanno saputo cimentarsi con grande capacità in una difficile composizione contemporanea, ben diretti da colui che ha creato l'opera medesima: certamente un grande onore ed un riconoscimento del valore di questa orchestra. Molto bravo il violoncellista Enrico Bronzi, che suona con il Trio di Parma. Hanno ben figurato anche gli altri due solisti, Andrea Scacchi, primo violoncello de laVerdi e Mario Shirai Grigolato, altro musicista dell'orchestra. Peccato per il pubblico poco numeroso: gli assenti si sono persi l'occasione di ascoltare della ottima musica contemporanea, diretta da un grande compositore. Al termine un bis bachiano dei tre violoncelli.
Nella seconda parte Penderecki ha guidato laVerdi nella Sinfonia n. 4 di Beethoven: una bella esecuzione, partecipata, diretta con precisione e attenzione alle sfumature della partitura. Nonostante il poco pubblico presente, comunque calorosi gli applausi.
giovedì 27 marzo 2008
Il talento di Olga Kern a Milano
Ottimo concerto ieri sera per Società dei Concerti a Milano: ospite la giovane pianista russa Olga Kern. Decisamente mediocre invece il livello medio di competenza ed educazione del pubblico presente in sala: mediamente rumoroso, ha clamorosamente applaudito in anticipo dopo sole 14 delle 28 Variazioni su un tema di Paganini di Brahms (e pensare che il programma indicava pure la durata dell'opera, evidentemente qualcuno nemmeno lo legge); disdicevole il solito abbandono di massa prima del congedo dell'artista, tra un bis e l'altro dei 4 proposti non è possibile assistere all'indegno spettacolo di un'orda barbarica che si avventa verso il guardaroba o il futile chiacchiericcio del foyer; anche i bis generosamente offerti sono stati accolti quasi con fastidio, da un pubblico frettoloso e maleducato, interessato ad andarsene presto dalla sala. Queste annotazioni ovviamente non valgono per tutti gli spettatori ma per almeno una buona metà: uno spettacolo indegno, che dice molto della cultura musicale italiana, nonché della scarsa educazione di molti.
Ma veniamo al concerto, splendido recital della bravissima pianista. Apertura con la Sonata in do maggiore Hob. XVI/50 di Haydn; quindi le virtuosistiche e difficilissime Variazioni su un tema di Paganini di Brahms, interpretate con grande abilità e sfoggio di assoluta padronanza tecnica. Seconda parte dedicata alla Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Chopin, ben resa nei suoi aspetti severi, mediatbondi, sognanti, agitati. Olga Kern ha convinto e saputo affascinare con un pianismo cristallino, brillante, virtuosistico, energico ma anche profondamente meditativo, sublime e sensibile. Una eccelente protagonista del panorama contemporaneo.
Ma veniamo al concerto, splendido recital della bravissima pianista. Apertura con la Sonata in do maggiore Hob. XVI/50 di Haydn; quindi le virtuosistiche e difficilissime Variazioni su un tema di Paganini di Brahms, interpretate con grande abilità e sfoggio di assoluta padronanza tecnica. Seconda parte dedicata alla Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Chopin, ben resa nei suoi aspetti severi, mediatbondi, sognanti, agitati. Olga Kern ha convinto e saputo affascinare con un pianismo cristallino, brillante, virtuosistico, energico ma anche profondamente meditativo, sublime e sensibile. Una eccelente protagonista del panorama contemporaneo.
sabato 22 marzo 2008
Orchestra Verdi in forma smagliante con Aldo Ceccato
Venerdì sera laVerdi è stata protagonista di un ottimo concerto all'Auditorium di Largo Mahler a Milano, sotto la sapiente direzione di Aldo Ceccato.
La prima parte del concerto è quella che è risultata forse meno emozionante: in programma il Triplo concerto per pianoforte, violino, violoncello e orchestra op. 56 di Beethoven. Al pianoforte Simone Pedroni, bravo e convincente. Violino solista Luca Santaniello, primo violino de laVerdi. Al violoncello Enrico Dindo, famoso violoncellista italiano: purtroppo proprio la sua interpretazione non mi ha convinto, risultando in un suono piuttosto velato, opaco e di scarsa potenza, troppe volte sopraffatto dal pianoforte e dal violino, in un concerto in cui dei tre strumenti quello destinato a primeggiare è il violoncello. In troppi momenti l'impressione è stata quella di un concerto per pianoforte, violino e orchestra, tanto era impercettibile il violoncello. Ma questa è solo una mia modesta opinione ed impressione. Sempre valida la performance dell'orchestra.
Splendente invece la seconda parte in cui l'Orchestra Verdi, sapientemente diretta dall'ottimo Aldo Ceccato, ha interpretato la Sinfonia n. 2 di Schumann, nell'orchestrazione di Mahler. Ceccato ha diretto l'opera a memoria, con gesto sicuro e trascinante; sotto la sua guida abbiamo ascoltato una Verdi in ottima forma, dal suono pulito e limpido. Ottime tutte le componenti dell'orchestra, ancor meglio del solito gli archi. L'ennessima buona prova per laVerdi che, tra l'altro, sarà impegnata il 24 aprile in Sala Nervi in Città del Vaticano in un concerto per il terzo anniversario di pontificato di S.S. Benedetto XVI, alla presenza del Pontefice stesso e del Presidente della Repubblica. Un giusto riconoscimento per un'orchestra di valore.
La prima parte del concerto è quella che è risultata forse meno emozionante: in programma il Triplo concerto per pianoforte, violino, violoncello e orchestra op. 56 di Beethoven. Al pianoforte Simone Pedroni, bravo e convincente. Violino solista Luca Santaniello, primo violino de laVerdi. Al violoncello Enrico Dindo, famoso violoncellista italiano: purtroppo proprio la sua interpretazione non mi ha convinto, risultando in un suono piuttosto velato, opaco e di scarsa potenza, troppe volte sopraffatto dal pianoforte e dal violino, in un concerto in cui dei tre strumenti quello destinato a primeggiare è il violoncello. In troppi momenti l'impressione è stata quella di un concerto per pianoforte, violino e orchestra, tanto era impercettibile il violoncello. Ma questa è solo una mia modesta opinione ed impressione. Sempre valida la performance dell'orchestra.
Splendente invece la seconda parte in cui l'Orchestra Verdi, sapientemente diretta dall'ottimo Aldo Ceccato, ha interpretato la Sinfonia n. 2 di Schumann, nell'orchestrazione di Mahler. Ceccato ha diretto l'opera a memoria, con gesto sicuro e trascinante; sotto la sua guida abbiamo ascoltato una Verdi in ottima forma, dal suono pulito e limpido. Ottime tutte le componenti dell'orchestra, ancor meglio del solito gli archi. L'ennessima buona prova per laVerdi che, tra l'altro, sarà impegnata il 24 aprile in Sala Nervi in Città del Vaticano in un concerto per il terzo anniversario di pontificato di S.S. Benedetto XVI, alla presenza del Pontefice stesso e del Presidente della Repubblica. Un giusto riconoscimento per un'orchestra di valore.
giovedì 20 marzo 2008
Philippe Herreweghe dirige un memorabile Deutsches Requiem a Milano
Ein Deutsches Requiem, un requiem tedesco, non un'opera assoluta e totalitaria bensì la meditazione sulla morte di un singolo compositore, Johannes Brahms. Questa la riflessione che anni fa proponeva Massimo Mila; questa anche l'interpretazione che del capolovoro brahmsiano ha dato martedì sera Philippe Herreweghe, grande Direttore belga, ospite della Società del Quartetto a Milano, in una sala Verdi tutta esaurita.
Insieme ad Herreweghe la "sua" orchestra, l'Orchestre des Champs-Elysées, da lui fondata e guidata in magistrali interpretazioni, sempre con strumenti d'epoca. Nella prima parte del concerto è stata proposto Totenfeier di Mahler: con questo titolo il compositore proponeva nel 1896 il primo movimento della Sinfonia n. 2; il rito dei morti, questo il significato del titolo, una marcia funebre solenne ed espressiva. Superato il disorientamento inziale legato all'uso degli strumenti d'epoca, con sonorità diverse da quelle cui si è abituati, ben presto si sono apprezzati valori in campo, dell'Orchestra e del suo Direttore. Resta solo un dubbio: con strumenti moderni l'avremmo apprezzato maggiormente? Dubbio destinato ad essere allontanato perché istintivo ed insensato: l'interpretazione filologica di Herreweghe è nel suo campo perfetta, può piacere o no, ma resta una pietra miliare.
E'stata poi la volta di Ein Deutsches Requiem di Brahms... con ancora ben presente la stupenda interpretazione dei Berliner diretti da Rattle a Torino, nell'autunno 2006. Ebbene, abbiamo assistito ad una altrettanto convincente interpretazione. Magnifico il coro, il Collegium Vocale Gent, compagine di circa 40 elementi, fondata da Herreweghe stesso nel 1970: grande potenza sonora, finezza, ricchezza di sfumature, un coro di straordinaria capacità. Eccellente l'orchestra, in tutte le sezioni. Ottima la direzione di Herreweghe, artefice di un Requiem di Brahms memorabile. Nell'interpretazione di Herreweghe si ritrova quanto dicevamo in apertura sull'umiltà con cui il compositore presenta la sua opera. Ein, perchè trattasi di una delle tante possibili meditazioni sulla morte; Deutsches, perchè tedesco nella sua essenza, proponendo non il testo latino classico bensì brani della Bibbia di Lutero; Requiem, perchè meditazione dell'uomo sulla morte, vista tuttavia non in modo tragico bensì con pietosa consolazione. E' stato così proposto un Requiem di profonda umanità, doloroso ma scevro di angoscie. Bravo il baritono Markus Werba; un po' meno convincente il soprano Sine Bundgaard. Al termine del concerto lunghi applausi per tutti e la consapevolezza di avere assistito ad una grande interpretazione da parte di veri artisti.
Insieme ad Herreweghe la "sua" orchestra, l'Orchestre des Champs-Elysées, da lui fondata e guidata in magistrali interpretazioni, sempre con strumenti d'epoca. Nella prima parte del concerto è stata proposto Totenfeier di Mahler: con questo titolo il compositore proponeva nel 1896 il primo movimento della Sinfonia n. 2; il rito dei morti, questo il significato del titolo, una marcia funebre solenne ed espressiva. Superato il disorientamento inziale legato all'uso degli strumenti d'epoca, con sonorità diverse da quelle cui si è abituati, ben presto si sono apprezzati valori in campo, dell'Orchestra e del suo Direttore. Resta solo un dubbio: con strumenti moderni l'avremmo apprezzato maggiormente? Dubbio destinato ad essere allontanato perché istintivo ed insensato: l'interpretazione filologica di Herreweghe è nel suo campo perfetta, può piacere o no, ma resta una pietra miliare.
E'stata poi la volta di Ein Deutsches Requiem di Brahms... con ancora ben presente la stupenda interpretazione dei Berliner diretti da Rattle a Torino, nell'autunno 2006. Ebbene, abbiamo assistito ad una altrettanto convincente interpretazione. Magnifico il coro, il Collegium Vocale Gent, compagine di circa 40 elementi, fondata da Herreweghe stesso nel 1970: grande potenza sonora, finezza, ricchezza di sfumature, un coro di straordinaria capacità. Eccellente l'orchestra, in tutte le sezioni. Ottima la direzione di Herreweghe, artefice di un Requiem di Brahms memorabile. Nell'interpretazione di Herreweghe si ritrova quanto dicevamo in apertura sull'umiltà con cui il compositore presenta la sua opera. Ein, perchè trattasi di una delle tante possibili meditazioni sulla morte; Deutsches, perchè tedesco nella sua essenza, proponendo non il testo latino classico bensì brani della Bibbia di Lutero; Requiem, perchè meditazione dell'uomo sulla morte, vista tuttavia non in modo tragico bensì con pietosa consolazione. E' stato così proposto un Requiem di profonda umanità, doloroso ma scevro di angoscie. Bravo il baritono Markus Werba; un po' meno convincente il soprano Sine Bundgaard. Al termine del concerto lunghi applausi per tutti e la consapevolezza di avere assistito ad una grande interpretazione da parte di veri artisti.
martedì 18 marzo 2008
Nikolai Lugansky, straordinario pianista in concerto a Milano
Nikolai Lugansky è un giovane quanto talentuso pianista, con all'attivo un curriculum che lo pone tra i massimi interpreti del pianoforte. Che peccato allora vedere la sala Verdi del Conservatorio di Milano ieri sera piena solo per metà, nonostante un grande articolo di presentazione sulle pagine del Corriere Lombardia di ieri: indice forse di un pubblico poco attento ed informato sugli sviluppi del pianismo oggi? Certo non un bel biglietto da visita per Milano, di fronte ad un concertista straordinario, che si esibisce nelle sale da concerto più prestigiose e con le più grandi orchestre di tradizione. Anche il pubblico presente in sala non si è distinto certo per un grande bon ton concertistico: applausi fuori tempo e la consueta cricca di spettatori che lascia la sala al volo, ben prima del congedo definitivo dell'artista. Lugansky, generoso, ha comunque concesso due bis: il Preludio op.32 n.12 di Rachmaninov e La campanella di Liszt, travolgente e virtuosistico congedo.
Prima parte di concerto con il Carnevale di Vienna di Schumann: toccante l'interpretazione dell'Intermezzo, potente e sicuro il Finale. Sono quindi stati proposti 7 pezzi da Romeo e Giulietta di Prokof'ev: sette grandi momenti di interpretazione pianistica.
Seconda parte di concerto tutta dedicata a Liszt. In apertura lo Sposalizio, quindi Jeux d'eau à la Villa d'Este, pezzo in cui Lugansky ha saputo rendere tutta la magia di trilli, tremoli, arpeggi della splendida pagina Lisztiana. Magnifico anche il Sonetto 123 del Petrarca, interpretato con misticismo e passione. Conclusione frizzante ed esuberante, con 4 degli Studi trascendentali di Liszt: il n.12 Chasse-neige, il n.5 Feux follets, il n.11 Harmonies du soir, il n.10 in fa minore. Quattro pagine di virtuosismo incessante ed a tratti furioso, quattro gioielli interpretativi di un grande pianista. Lugansky è una solida realtà del pianismo contemporaneo, un artista vero, capace di parlare all'orecchio e al cuore del pubblico, capace di interpretazioni di estrema difficoltà tecnica e virtuosistica, come di un tocco raffinato, lirico, avvolgente. Peccato per gli assenti!
Prima parte di concerto con il Carnevale di Vienna di Schumann: toccante l'interpretazione dell'Intermezzo, potente e sicuro il Finale. Sono quindi stati proposti 7 pezzi da Romeo e Giulietta di Prokof'ev: sette grandi momenti di interpretazione pianistica.
Seconda parte di concerto tutta dedicata a Liszt. In apertura lo Sposalizio, quindi Jeux d'eau à la Villa d'Este, pezzo in cui Lugansky ha saputo rendere tutta la magia di trilli, tremoli, arpeggi della splendida pagina Lisztiana. Magnifico anche il Sonetto 123 del Petrarca, interpretato con misticismo e passione. Conclusione frizzante ed esuberante, con 4 degli Studi trascendentali di Liszt: il n.12 Chasse-neige, il n.5 Feux follets, il n.11 Harmonies du soir, il n.10 in fa minore. Quattro pagine di virtuosismo incessante ed a tratti furioso, quattro gioielli interpretativi di un grande pianista. Lugansky è una solida realtà del pianismo contemporaneo, un artista vero, capace di parlare all'orecchio e al cuore del pubblico, capace di interpretazioni di estrema difficoltà tecnica e virtuosistica, come di un tocco raffinato, lirico, avvolgente. Peccato per gli assenti!
martedì 11 marzo 2008
Mahler Chamber Orchestra, Daniel Harding e Isabelle Faust incantano Cremona
Quanto suona bene la Mahler Chamber Orchestra! Che straordinario Direttore è Daniel Harding! Che violinista sublime è Isabelle Faust! Concerto delle garndi occasioni, ieri sera nel "nostro" Teatro Ponchielli a Cremona.
La Mahler Chamber Orchestra, che sta festeggiando i 10 anni di vita, è un'orchestra stupenda, già da noi apprezzata a settembre a Verona. Suono limpido, pulito, vivo, grande entusiasmo: una orchestra che sorprende e coinvolge, emoziona e trascina il pubblico. Daniel Harding, giovane direttore britannico, ne è il degno Direttore principale; certamente uno dei direttori più brillanti, e tra i nostri preferiti. Sicuro e comunicativo il suo gesto, ricca di passione e sentimento la sua direzione, vitale ed emozionante. Trascinante è stata ieri sera l'esecuzione della Seconda Sinfonia di Brahms, proposta nella seconda parte del concerto. Incantevole il Concerto in la minore per violino e orchestra op.53 di Dvorak, con cui si è aperta la serata. La giovane violinista Isabelle Faust ha letteralmente stregato il pubblico con le sue capacità interpretative, il suo virtuosismo, la sua sensibilità; degno compagno uno Stardivari "Bella Addormentata" del 1704, dal suono stupendo, pieno e ammaliante. La Faust è stata acclamata dal pubblico, premiato da un bis. Calorosissimi e prolungati gli applausi di fine concerto per Harding e la MCO: un entusiasmo forse inatteso tanto che l'orchestra, priva di partitura per un bis, ha riproposto, forse con ancor maggiore vigore, l'ultimo movimento della Seconda di Brahms. Un vero trionfo, un concerto da ricordare negli annali del Teatro Ponchielli.
La Mahler Chamber Orchestra, che sta festeggiando i 10 anni di vita, è un'orchestra stupenda, già da noi apprezzata a settembre a Verona. Suono limpido, pulito, vivo, grande entusiasmo: una orchestra che sorprende e coinvolge, emoziona e trascina il pubblico. Daniel Harding, giovane direttore britannico, ne è il degno Direttore principale; certamente uno dei direttori più brillanti, e tra i nostri preferiti. Sicuro e comunicativo il suo gesto, ricca di passione e sentimento la sua direzione, vitale ed emozionante. Trascinante è stata ieri sera l'esecuzione della Seconda Sinfonia di Brahms, proposta nella seconda parte del concerto. Incantevole il Concerto in la minore per violino e orchestra op.53 di Dvorak, con cui si è aperta la serata. La giovane violinista Isabelle Faust ha letteralmente stregato il pubblico con le sue capacità interpretative, il suo virtuosismo, la sua sensibilità; degno compagno uno Stardivari "Bella Addormentata" del 1704, dal suono stupendo, pieno e ammaliante. La Faust è stata acclamata dal pubblico, premiato da un bis. Calorosissimi e prolungati gli applausi di fine concerto per Harding e la MCO: un entusiasmo forse inatteso tanto che l'orchestra, priva di partitura per un bis, ha riproposto, forse con ancor maggiore vigore, l'ultimo movimento della Seconda di Brahms. Un vero trionfo, un concerto da ricordare negli annali del Teatro Ponchielli.
lunedì 10 marzo 2008
Shlomo Mintz e New Russian String Quartet protagonisti a Reggio Emilia
E' un periodo di grandi concerti ed interpreti, questo inizio di marzo; ieri sera al Teatro Valli di Reggio Emilia si è esibito il grande violinista, violista e direttore Shlomo Mintz, insieme al New Russian String Quartet, giovane compagine cameristica nata dall'esperienza del Quartetto Glinka.
In apertura di serata Mintz si è esbito come violinista in due Capricci di Paganini: tecnica ineccepibile, virtuosismo di classe sopraffina, Shlomo Mintz ha dato un assaggio delle sue grandissime doti di violinista, capace di interpretare pagine di estrema difficoltà con sorprendente naturalezza. E' quindi stata la volta del New Russian String Quartet, che si è esibito con Mintz come violista. Nella prima parte del concerto è stato offerto il Quintetto k516 di Mozart, con Mintz impeganto come seconda viola. Nella seconda parte è stato presentato il Quintetto in sol maggiore op.111 di Brahms, con Mintz come prima viola. Ottima l'interpretazione delle due opere: se Shlomo Mintz è un artista tra i più grandi, piacevole è stata la scoperta di una eccellente formazione cameristica. In particolare si è distinta la violinista Julia Igonina, dotata di ottima tecnica e di un suono fresco e limpido. Qualche nota di disappunto nei confronti di parte del pubblico reggiano, un po' freddo e certamente scortese quando si è alzato in grande numero, a luci di sala ancora spente, prima del congedo definitivo degli artisti: una vera scortesia da deprecare, cui purtroppo tante volte capita di assistere.
In apertura di serata Mintz si è esbito come violinista in due Capricci di Paganini: tecnica ineccepibile, virtuosismo di classe sopraffina, Shlomo Mintz ha dato un assaggio delle sue grandissime doti di violinista, capace di interpretare pagine di estrema difficoltà con sorprendente naturalezza. E' quindi stata la volta del New Russian String Quartet, che si è esibito con Mintz come violista. Nella prima parte del concerto è stato offerto il Quintetto k516 di Mozart, con Mintz impeganto come seconda viola. Nella seconda parte è stato presentato il Quintetto in sol maggiore op.111 di Brahms, con Mintz come prima viola. Ottima l'interpretazione delle due opere: se Shlomo Mintz è un artista tra i più grandi, piacevole è stata la scoperta di una eccellente formazione cameristica. In particolare si è distinta la violinista Julia Igonina, dotata di ottima tecnica e di un suono fresco e limpido. Qualche nota di disappunto nei confronti di parte del pubblico reggiano, un po' freddo e certamente scortese quando si è alzato in grande numero, a luci di sala ancora spente, prima del congedo definitivo degli artisti: una vera scortesia da deprecare, cui purtroppo tante volte capita di assistere.
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Lorin Maazel guida la Symphonica Toscanini in una grande Nona di Beethoven
Sabato 8 marzo siamo stati coinvolti in un nuovo appassionante concerto, nella cornice del Teatro degli Arcimboldi a Milano. Protagonista assoluto Lorin Maazel, alla testa della Symphonica Toscanini, ottima orchestra italiana, nata nel maggio 2006 per scissione dall'esperienza della Filarmonica Arturo Toscanini. Maazel, direttore di primissimo rango, è direttore a vita della Symphonica Toscanini: una occasione irripetibile, che ha portato i giovani musicisti, moltissimi italiani, ad esibirsi in tournee internazionali nelle sale da concerto più prestigiose. Bene ha fatto il comune di Milano ad offrire la bella sala degli Arcimboldi come sede per l'Orchestra.
Come Maazel stesso ha commentato sul proprio blog, dopo l'impegno, con forti connotazioni diplomatiche, in Corea del Nord, il ciclo delle Nove Sinfonie di Beethoven ha rappresentato una occasione per tornare a fare musica senza alcuna implicazione politiche. Ed è così che il Maestro Maazel ha regalato a Milano il ciclo integrale delle Sinfonie Beethoveniane, snocciolato dal 4 all'8 marzo scorsi. Sabato la conclusione, l'apice di tutto il ciclo: la Nona Sinfonia.
Maazel ha condotto i giovani interpreti della Symphonica Toscanini in una esecuzione eccellente, limpida, fresca, coinvolgente, in cui tutta l'orchestra ha suonato con impegno e con il cuore. L'Orchestra si è rivelata di primo livello,una vera Orchestra degna della ribalta internazionale: il privilegio di suonare con un direttore di tale esperienza e carisma si sente e si vede! Ottimo anche il Coro del Maggio musicale fiorentino, abituale partner dell'orchestra. solo i solisti, eccetto il Basso Rafal Siwek, hanno convinto poco, con una prestazione vocale piuttosto opaca. Grande trionfo al termine per il Maestro Maazel, l'Orchestra ed il Coro, salutati da ovazioni e lunghi, meritatissimi applausi ritmati. Davvero una bella interpretazione del capolavoro beethoveniano.
Come Maazel stesso ha commentato sul proprio blog, dopo l'impegno, con forti connotazioni diplomatiche, in Corea del Nord, il ciclo delle Nove Sinfonie di Beethoven ha rappresentato una occasione per tornare a fare musica senza alcuna implicazione politiche. Ed è così che il Maestro Maazel ha regalato a Milano il ciclo integrale delle Sinfonie Beethoveniane, snocciolato dal 4 all'8 marzo scorsi. Sabato la conclusione, l'apice di tutto il ciclo: la Nona Sinfonia.
Maazel ha condotto i giovani interpreti della Symphonica Toscanini in una esecuzione eccellente, limpida, fresca, coinvolgente, in cui tutta l'orchestra ha suonato con impegno e con il cuore. L'Orchestra si è rivelata di primo livello,una vera Orchestra degna della ribalta internazionale: il privilegio di suonare con un direttore di tale esperienza e carisma si sente e si vede! Ottimo anche il Coro del Maggio musicale fiorentino, abituale partner dell'orchestra. solo i solisti, eccetto il Basso Rafal Siwek, hanno convinto poco, con una prestazione vocale piuttosto opaca. Grande trionfo al termine per il Maestro Maazel, l'Orchestra ed il Coro, salutati da ovazioni e lunghi, meritatissimi applausi ritmati. Davvero una bella interpretazione del capolavoro beethoveniano.
domenica 9 marzo 2008
Martha Argerich trionfa a Milano con l'Orchestra Verdi
Venerdì 7 marzo l'Auditorium di Milano è stato teatro di uno di quei concerti che si possono a ragione definire memorabili; come potrebbe essere diversamente, con Martha Argerich al pianoforte? Ogni suo concerto è un evento cui cercare di non mancare. Nell'ambito dell'omaggio al suo Maestro Vincenzo Scaramuzza la Argerich, dopo il concerto cameristico di pochi giorni fa in Conservatorio, è tornata a Milano per un nuovo concerto, assieme all'Orchestra Verdi, diretta con precisione ed efficacia da Pedro Ignacio Calderòn. Un'orchestra Verdi in ottima forma, onorata dalla presenza di un mito del pianismo.
Assieme alla Argerich un'altro pianista di razza, quel Nelson Goerner già esibitosi con lei nel recente concerto al Conservatorio, nel quale già aveva messo in luce ottime caratteristiche. La prima parte del concerto di venerdì ha visto Goerner impegnato con l'orchestra nello splendido Concerto per pianoforte n.2 di Giuseppe Martucci, compositore e pianista italiano vissuto tra Otto e Novecento, molto apprezzato da Toscanini, sfortunatamente poco rappresentato nei programmi attuali. E' stata quindi una graditissima scelta, quella di proporre l'impegnativo concerto del compositore di Capua: nell'opera si fondono il lirismo italiano ed il grande sinfonismo tedesco, il solista dialoga costantemente con l'orchestra e si cimenta in arditi virtuosismi, alternati a momenti di drammatica coralità dell'orchestra. Nelson Goerner si è rivelato essere grande e sensibile pianista, applaudito dal pubblico con entusiasmo.
La seconda parte del concerto ha visto impegnata la leggenda vivente del pianismo, Martha Argerich. E' stato offerto al pubblico il Concerto per pianoforte n.3 di Sergej Prokof'ev. Quando Martha Argerich si mette alla tastiera si percepisce subito la grande Artista che ella è: il pianoforte, docile alle sue mani, emana sonorità nitide, pure, pregnanti, magiche... Ed è stato un vero trionfo per la Argerich: tutto il pubblico si è stretto attorno a lei, tributandole gli applausi e gli entusiasmi dei grandi concerti, quelli che si ricordano dopo anni.
Conclusione con ben tre bis, tutti a quattro mani: nuove gemme preziose regalate dalla coppia Argerich - Goerner.
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