domenica 23 dicembre 2007

Schiff e Accademia d'archi di Bolzano al Bibiena: concerto coinvolgente


Venerdì 21 dicembre 2007, Mantova, Teatro del Bibiena: un vero gioiello architettonico il Teatro mantovano, costruito nel Settecento, un piccolo scrigno che sembra concepito proprio per i concerti di musica da camera. In un simile contesto è ancor più coinvolgente ed emozionante il concerto cui abbiamo assistito: Andras Schiff, nella duplice veste di direttore e pianista e l'Accademia d'Archi di Bolzano, valida compagine da camera, fondata dal violinista Georg Egger, che riunisce ottimi musicisti altoatesini. Le premesse eccellenti non sono smentite dal concerto.

Si inizia con la Sinfonia n. 10 di Mendelssohn, una gioiosa e poca nota composizione giovanile, in cui gli archi si rivelano convincenti, caldi e vibranti.

E' poi la volta del Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra di Haydn: tutta la personalità e la bravura di Schiff si mobilitano. Nel primo movimento trascina i musicisti con entusiasmo; nel secondo è capace di un tocco delicato e sognante; nel terzo movimento suona con impeto gioioso, con una forza controllata, con straordinaria potenza espressiva.

Segue il Concerto n. 19 K 459 di Mozart: ed è un Mozart vivace e gioioso quello di Schiff, frutto di una perfetta fusione ed armonia tra l'orchestra ed il pianista. Incalzante nel primo movimento, cristallino ed aristocratico nel secondo; nel terzo movimento Schiff supera sè stesso, con un suono pieno e avvolgente, portando seco l'orchestra in una interpretazione eccellente.

Giusto il tempo di spostare il pianoforte dal palco ed ecco l'ultima parte del concerto: la Sinfonia n. 5 di Schubert, dove Andras Schiff assume il ruolo di Direttore d'orchestra. Un'orchestra che si conferma essere di notevole rango, cordiale ed amabile nel suono, composta, come dicevamo, da ottimi musicisti, capaci di suonare con impegno e pregnante sincerità.

Un concerto eccellente e suadente, coronato da un pubblico attento e silenzioso, che ha gratificato gli artisti con applausi calorosi e quanto mai meritati.

giovedì 13 dicembre 2007

I Cameristi della Scala a Cremona


Dopo tanti concerti entusiasmanti, una serata meno convincente. Ieri sera è andata in scena l'inaugurazione della stagione concertistica del Teatro "Ponchielli" di Cremona: si sono esibiti i Cameristi della Scala, ensemble da camera che è diretta emanazione dell'orchestra del Teatro milanese. Programma, imperniato sulle (solite) Quattro stagioni di Vivaldi e su Las cuatro estaciones portenas di Piazzolla: un programma, quello vivaldiano, certo non brutto (è uno dei capolavori del Prete rosso), ma talmente noto ed inflazionato da renderlo più adatto ad un concerto pubblico, gratuito, per completi neofiti della musica colta. Discutibile e disorientante è poi stata la scelta di alteranre le stagioni vivaldiane con quelle, in ordine inverso, di Piazzolla, brani trascritti per archi da Gidon Kremer, poco noti ma di facile ed immediato ascolto, permeati dal tango argentino. Molto disattento il pubblico: capita così che alcuni incivili spettatori parlino tra loro non proprio sottovoce durante l'esecuzione, che un telefono cellulare squilli, che si messaggi allegramente durante il concerto, che si sbaglino sistematicamente, dall'inizio alla fine, gli applausi.
Ma veniamo alla parte esecutiva: nel complesso una esecuzione piatta. Note positive per il violino solista Francesco Manara ed il violoncellista Massimo Polidori, artisti di buon livello, che suonano con passione e trasporto, capaci di regalare emozioni al pubblico.

martedì 11 dicembre 2007

Quartetto di Tokyo, la naturalezza dell'armonia

Grande concerto ieri sera a Milano in Conservatorio. Ospite di Serate Musicali il Quartetto di Tokyo, formazione storica e prestigiosa, con una storia ormai più che trentennale. Affascinante ed eterogeneo il programma proposto. Si è iniziato con il Quartetto in sol maggiore KV 387 di Mozart: un'esecuzione impeccabile, misurata, caratterizzata dalla profondità e densità del panorama sonoro, capace di librarsi in atmosfere estatiche e contamplative. A seguire il Quartetto n. 1 di Leos Janacek: pagina poco nota, ispirata alla Kreutzer Sonata di Tolstoj. I quattro movimenti rappresentano le quatro fasi principali del racconto: il ritratto della figura femminile, imprigionata in un contesto familiare di amore non corrisposto; le tentazioni cui è esposta; l'adulterio e la gelosia; l'uxoricidio ed il pentimento. E' una composizione vibrante e cupa: il Quartetto di Tokyo ha magistralmente rappresentato un affresco vivido e dolente di un'umanità disperata. Infine, la seconda parte del concerto, con il Quartetto n.3 in mi bemolle maggiore op. 30 di Ciaikovski: splendida composizione, in particolare toccante il 3° movimento, Andante funebre e dolorso ma con moto, pagina musicale dolorosa e struggente, manifesto della disperante crisi esistenziale del compositore. Bis di suggello alla serata ancora con Mozart, il 1° movimento del Quartetto KV 589.
Esibizione pienamente convincente quella del Quartetto di Tokyo, che suona splendidi strumenti Stradivari. Mirabile la sintonia del gruppo e soprattutto la naturalezza che emana dal loro concerto: anche i passaggi tecnicamente più impegnativi fluiscono spontaneamente, in un moto continuo di armonia.